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Sottodomini non più assimilabili a domini indipendenti

sabato 8 dicembre 2007

sottodomini_google.gifSottodominio è un termine che viene, generalmente, utilizzato per definire, in maniera spicciola, un dominio di terzo livello.

Ad esempio, posto che io abbia registrato il dominio www.piante.it,
ho la titolarità di creare il sottodominio rose.piante.it, ma anche l’ulteriore sottodominio margherite.piante.it e via dicendo (e, in teoria, anche domini di quarto livello, di quinto, ecc.).

Dipende poi dall’hosting stabilire se tale attività debba essere remunerata o meno.

Tale pratica è sicuramente molto utile sia in ambito di Branding che, soprattutto, di Seo.

Pensiamo, ad esempio, ad una società che produce cosmetici: può essere molto efficace (ragioniamo anche sull’immediatezza del ricordo della url) la creazione di sottodomini del tipo store.cosmetici.it, supporto.cosmetici.it e via dicendo.

Allo stesso modo, nell’ambito del posizionamento nei motori di ricerca, può essere utile utilizzare i sottodomini per separare sezioni di un sito (quelle, ad esempio, in lingua straniera) e, al limite, per realizzare tecniche più o meno evolute di spam.

La realizzazione di un sottodominio è peraltro un’operazione molto semplice e soprattutto poco costosa: si crea una sottocartella e quindi le si assegna il nome a dominio di terzo livello (cpanel, addirittura, ne permette la creazione tramite un solo clic). Gli hosting, in media, ammettono che, in un dominio, possano insistere da 5 a 10 subdomain gratuiti, i successivi, poi, devono essere remunerati, ma in misura certamente minore rispetto alla registrazione di un nuovo dominio.

Ma come si comporta Google (e gli altri motori di ricerca) quando deve indicizzare un sottodominio? Google attualmente considera un sottodominio alla stregua di un dominio indipendente. Attenzione di un dominio indipendente, non di un sito indipendente!

Di conseguenza ogni sottodominio ha delle caratteristiche intrinseche che lo fanno apparire qualcosa di estraneo al sito di provenienza, ma in cui sono presenti ancora dei legami con il suddetto.

Nella fattispecie:

  • l’ip di provenienza è il medesimo (anche se ritengo che nulla vieterebbe di assegnare un ip esclusivo ad un sottodominio, ma verrebbe appunto meno la convenienza per la maggioranza dei titolari di un sito);
  • un sottodominio è la rappresentazione di una sottocartella, pur con caratteristiche particolari (spesso, peraltro, il sottodominio risulta accessibile sia come tale che come folder del sito; riprendendo l’esempio iniziale, potrei arrivare alle stesse pagine digitando nel browser sia www.piante.it/rose che rose.piante.it, senza un redirect adeguato);
  • a livello empirico si è dimostrato che la penalizzazione di un sito colpisce, indistintamente, tutti i suoi sottodomini (non ho però sufficienti testimonianze che mi aiutino a stabilire, in maniera incontrovertibile, se sia condizione necessaria e sufficiente un link tra dominio e sottodominio); viceversa la penalizzazione di un sottodominio, in genere, non arreca alcun danno al dominio di provenienza;
  • pur avendo un ciclo di vita similare a quello di un nuovo sito, la stretta correlazione con il dominio di provenienza gli consente di gestire in maniera più agevole le fasi di indicizzazione e di eventuale sandbox;
  • la trasmissione di Pagerank avviene, in genere, come per un qualsiasi nuovo sito: se dal sito principale non vi sono link al sottodominio non vi è, come dire, propagazione di Pr tra i due;
  • se il sottodominio è intimamente collegato al dominio di provenienza (in termini di struttura e gerarchia di link) esso verrà considerato alla stregua di una sottocartella;
  • alcuni osservazioni evidenziano che, se anche il sottodominio non dispone di backlink dal dominio principale, viene comunque indicizzato da Google (e qui ci troviamo di fronte ad un nonsense, in quanto Google afferma che se un sito non dispone di link non viene incluso nell’indice);
  • adsense e adwords, posti in un sottodominio, per la politica dello smart pricing, possono essere inficiati da una cattiva gestione dei medesimi nel dominio di provenienza (se, per fare un banale esempio, il dominio principale è poco tematizzato e quindi ottiene pochi Ads pertinenti, lo stesso trattamento subirà il sottodominio, che, magari, lo è ed in maniera eccellente);
  • non assecondano la regola del “massimo 2 risultati per serp”: ai sottodomini, in poche parole, non è applicato quel filtro che impedisce ad un sito di comparire in una serp per più di due volte (peraltro se i due risultati insistono nella medesima pagina della serp, sono accorpati al di là della loro reale posizione algoritmica).

Accorpamento dei risultati dello stesso sito in una serp da parte di Google

Ebbene proprio quest’ultima caratteristica ha determinato l’uso (e, spesso, l’abuso) dello strumento dei subdomain. Numerosi siti, infatti, hanno realizzato centinaia di sottodomini allo scopo di colonizzare completamente i risultati di una serp. Kiji di Ebay rappresenta, senza dubbio, l’esempio più rappresentativo.

Da quanto leggo negli atti del PubCon di Las Vegas, questa pratica forse non avrà più successo: Cutts ha affermato che, a breve termine, i sottodomini verranno declassati al rango di sottocartelle e asseconderanno la regola del 2!

Così, ad esempio, non dovrebbe più essere possibile individuare serp come la seguente. I primi due risultati dovrebbero sparire, cannibalizzati dai secondi due più attinenti alla chiave ricercata.

Con la nuova gestione dei sottodomini Google eliminerà tutti i risultati da uno stesso sito oltre i canonici 2

I siti che dispongono di Sitelinks risulteranno certamente meno penalizzati rispetto a quelli che non possiedono tale strumento. Tuttavia, a mio avviso, a fronte di una minima distorsione, si potranno ottenere serp più “pulite” e meritocratiche (considerate, ad esempio, il pattume presente in questa).

Ovviamente sta a Google stabilire quali e quanti siti possano non essere inficiati da tale filtro. Io sono dell’avviso che il filtro dovrebbe essere disattivato solo quando è universalmente manifesta l’utilità di ottenere più di due risultati afferenti allo stesso sito per serp, al di là del marchio e, soprattutto, del potere delle aziende a cui i domini appartengono.

A tale riguardo è importante sottolineare che questa modifica non riguarderà siti quali Blogspot o Wordpress.com, lo stesso Google e, certamente, brand del calibro di Apple o Microsoft.

Analisi chirurgica di un Back Link

domenica 22 luglio 2007

Analisi chirurgica di un BLNella perpetua caccia al Back link credo si debbano tenere presenti alcuni principi fondamentali che permettano di stabilire se una fonte è buona o meno. Lo scopo è quello di non sprecare del tempo prezioso nella ricerca di link che non garantiscono alcun valore aggiunto al nostro sito web.

A mio avviso un BL comunica a Google tre distinte informazioni sul nostro sito:

  • autorevolezza (PR)
  • affidabilità (TR)
  • significato

L’ultimo credo sia il parametro più importante per il motore di ricerca.

Un esempio può chiarire il concetto: possiedo un sito che tratta, guarda caso, di frutta, e ricevo un BL da un altro sito di frutta con anchor “banane”.

Proviamo ad ipotizzare come Google valuta questo link.

Gbot raggiunge la pagina del sito che ci linca conoscendone già i contenuti, la frutta; di conseguenza si aspetta di trovare link in uscita che siano in qualche modo collegati a questo tema. Inoltre, il sito lincante ha già un PR e un TR ben definiti, ovverosia un indice di popolarità e di affidabilità che il motore utilizza per posizionare le sue pagine nelle Serp.

Arrivato sul link che porta al nostro sito, decide di seguirlo ed arriva alla nostra pagina.

Nel passaggio trasferisce delle informazioni; il ragionamento alla base è il seguente: il sito a monte ha per Google un valore pari ad x, questo linca il sito a valle con un anchor a tema. Google presume pertanto che l’autore del sito a monte trovi rilevante il sito a cui ha assegnato il link: quest’ultimo deve trattare, per forza di cose, dello stesso argomento, la frutta.

Il BL, insomma, ha apportato al nostro sito un triplice vantaggio: gli ha assegnato della rilevanza grazie al passaggio del PR, dell’autorevolezza grazie al passaggio di TR e, soprattutto, ha sancito che tratta di un argomento correlato a quello del sito a monte.

Per dirla alla maniera dei semiotici e di chi si occupa di linguistica: i BL attribuiscono significato al nostro significante-sito, che come un contenitore vuoto si vede riempire di significato e valenza.

Di conseguenza condivido in pieno la tesi di coloro che sostengono che sia decisamente più proficuo tentare di ottenere BL mirati e a tema. Condanno senza appello, però, coloro che trasformano questa pratica in integralismo.
Anche un collegamento non a tema, a mio modesto avviso, può essere utile al nostro sito!

Se una pagina web riceve un BL da un sito non a tema ad elevato PR e TR, riceve comunque dei benefici in termini di PageRank e di TrustRank. Ovviamente a livello di significato il beneficio sarà nullo: Google, conclusa l’analisi, avrà individuato che le due fonti trattano di temi distinti.

Insomma, in ogni caso il link (se non proveniente da fonti ritenute “indegne” da Google) è sempre utile.

Forse in futuro la discrepanza di “significato”, considerata nell’ultimo esempio, potrebbe rappresentare una delle armi di Google per combattere i BL non spontanei: in effetti un sito che tratta di macchine agricole, per esempio, non dovrebbe avere alcun legame con uno che tratta di prenotazioni alberghiere e quindi nemmeno dei collegamenti.

Questo articolo è stato scritto dal mio amico Marek Dimitrovic.

SEO e Motori di Ricerca del futuro – PARTE SECONDA

martedì 10 luglio 2007

A voi, amici, la seconda parte dell’articolo sul futuro del SEO e dei Motori di Ricerca. Mi piacerebbe che ciascuno di voi, poi, presentasse il suo personale scenario: i commenti sono a vostra disposizione!

Analisi, test, feedback

Seo e Motori di Ricerca nel futuroLa conoscenza del comportamento degli utenti, l’analisi delle loro abitudini, dei loro gusti e delle loro preferenze assumerà un ruolo sempre più importante. Si renderà necessario condurre test, panel, analisi estensive su campioni di utenti che condividono caratteristiche comuni.

Non solo, anche lo studio delle correlazioni semantiche che intercorrono tra date tipologie di utenti risulterà elemento imprescindibile per effettuare un buon posizionamento. Ecco allora che diventeranno sempre più importanti le aziende che dispongono delle risorse e della competenza per effettuare questo tipo di ricerche. Il feedback di chi arriverà alle nostre pagine dai motori di ricerca diventerà merce preziosissima. Ogniqualvolta un utente ci visita ci dovremo chiedere chi è, da dove viene, che mestiere fa, a che classe sociale appartiene, corrisponde ad un gruppo di user che abbiamo già “tracciato”?

Software di analisi del posizionamento, log e metriche

Come si diceva l’analisi del traffico dai motori rappresenterà una attività di fondamentale importanza. Mi auguro che, a breve, sarà possibile individuare ciascun utente in maniera più efficace, attraverso la geolocalizzazione. Attualmente i software di statistiche fanno difficoltà a tracciare un utente che utilizza un IP dinamico, generalmente messo a disposizione dalle adsl economiche. Ma, in un futuro molto vicino, potrebbe essere sviluppato da queste stesse applicazioni un algoritmo più efficace che effettui operazioni quali l’individuazione del range di IP dell’utente (ogni adsl, in ciascuna sessione di navigazione, assegna, infatti, degli IP compresi in un dato intervallo), consideri parametri quali il browser utilizzato, la provenienza geografica, il tempo di navigazione, ecc, per tracciare, con un modesto margine di errore, ciascun utente.

Di contro, risulterà molto difficile definire delle metriche SEO efficaci. La posizione nelle serp non potrà più essere utilizzata quale parametro di valutazione dell’efficacia di una campagna. I software attuali che, sulla base di una lista di chiavi, individuano la posizione delle pagine nei motori, potranno essere tranquillamente disinstallati, non essendo in grado che di offrire la visione dei risultati relativi ad utenti appartenenti a date tipologie. Lo ribadisco: si deve ragionare in tre dimensioni, utente/chiave/posizione!

Ammettiamo, in ogni caso, che vengano implementati software di posizionamento in grado di condurre report su base tridimensionale: anche per la query più banale, sarebbero necessarie decine e decine di interrogazioni che simulino classi di utenti diverse, insomma, vi sarebbe il rischio concreto di saturazione della banda dei Motori di Ricerca. Pertanto, presumo che simili applicazioni sarebbero immediatamente bandite da Google e tutti gli altri Search Engine.

Ecco allora, che in mancanza di dati certi, i SEO – e gli stessi software di Posizionamento – non potranno che affidarsi all’analisi a posteriori dei log. Teorizzo anche la nascita di piattaforme di condivisione dei log che permettano di classificare gli utenti e, quando possibile, di attribuire l’uso di certe keyword a ciascuna classe. Per concludere, l’analisi statistica e la Web Analytic diverranno argomenti di importanza assoluta.

Fattori di Posizionamento

Già ora, senza adeguati capitali e tempo, il posizionamento per chiavi competitive è un’operazione molto complessa e, soprattutto, costosissima. Ma pensiamo a quello che succederà fra qualche anno.

Pensiamo, ad esempio, ad una ricerca per la chiave “cinema”: le serp muteranno spostandosi di pochi chilometri. Interverrà, infatti, la geolocalizzazione allo scopo di presentare risultati coerenti con l’area geografica in cui l’utente si trova; ma interverrà pure la personalizzazione: l’utente, se “conosciuto” dai motori, potrà ottenere in cima alle serp siti relativi a cinema che proiettano, in quella data settimana, film comici, proprio perché sono quelli che preferisce. E, ancora, in posizione intermedia, potrebbero essere presenti collegamenti a video contenenti i trailer di quei stessi film…

I fattori da considerare per effettuare un posizionamento saranno troppi e difficilmente misurabili. Ecco allora che sarà ancora più conveniente effettuare politiche di Long Tail Optimization. Individuare, cioè, enormi quantità di chiavi settoriali e di nicchia, dove il campione di utenti che ne fa uso risulterà ridotto e dove i motori non saranno in grado di disporre di dati certi per personalizzare la ricerca.

Quanto al codice, non credo si potrà fare molto! Sicuramente sarà necessario effettuare analisi più approfondite dei competitor, dei loro fattori on page e off page. Il link tematico avrà valenza superiore e, all’aumentare delle capacità semantiche dei motori, sarà possibile stabilire correlazioni tra siti web che, attualmente, agli occhi degli stessi motori, non hanno alcun elemento comune.

Quanto alla promozione online, si dovrà passare dall’ottica di link popularity a quella di social popularity. Le strategie per ottenere link e trust saranno quelle che possono fare la differenza: link baiting, word of mouth, buzz diventeranno termini ancora più importanti di ora per tutti i SEO. Mi viene da pensare, infine, che l’attività di Posizionamento nei Motori di Ricerca sarà molto più costosa, soprattutto in termini di tempo e, forse, di studio e dedizione.

Varie

Da qualche mese sono stati implementati i cosiddetti risultati supplementari da parte di Google.

Ammetto di non aver compreso appieno il loro funzionamento; l’unica certezza, ad oggi, è che sono del tutto inefficaci. Ad ogni modo prevedo che, col passare degli anni, si svilupperanno sempre più differenziazioni tra serp di serie A e serp di serie B; quando l’algoritmo riterrà che una pagina presenti contenuti non del tutto nuovi e/o comunque interessanti per l’utente provvederà ad estrometterla dai risultati principali ma, in mancanza di dati certi in merito ad una sua violazione delle linee guida, sarà obbligato ad indicizzarla comunque in un altro indice, meno importante. Solo fra qualche tempo si potrà valutare l’efficacia di queste operazioni: temo che, per un certo periodo, metaforicamente parlando, molte pagine meritevoli del Paradiso, saranno costrette a dimorare, ingiustamente, nel Purgatorio…

Della Privacy ho parlato a più riprese. Aggiungo solo che mi sembra possibile che, fra qualche tempo, la ricerca personalizzata intervenga anche sugli IP statici e quindi, a distanza di qualche tempo, se le mie previsioni sono corrette, anche sugli IP dinamici. Insomma, prima o poi, ma posso sbagliare, il meccanismo sarà attivo anche quando non abbiamo effettuato un accesso all’account di Google (e degli altri motori che implementeranno applicazioni similari).

Sem e Seo

A mio avviso, uno degli scopi della ricerca personalizzata è favorire la ricerca a pagamento, il Pay per Click (o altra forma prevista tra qualche anno). Mi sto domandando se, in questo scenario futuro, sarà più semplice e meno costoso effettuare del buon SEM piuttosto che avventurarsi in una complessa campagna di posizionamento. Onestamente non so rispondere a questo quesito. Le campagne SEM potrebbero aumentare a scapito di quelle SEO. Potrebbe accadere che, ad un aumento della domanda di ADS verrebbe a corrispondere una diminuzione del loro costo per le economie di scala, questo determinerebbe un ulteriore effetto volano. Ma potrebbe accadere anche l’esatto opposto, come molti affermano: l’aumento della richiesta di ADS potrebbe portare alla saturazione degli spazi espositivi e quindi a costi a click proibitivi, dirottando nuovamente molti investimenti verso il posizionamento organico.

L’esperienza, tuttavia, insegna: quando il PPC fu introdotto per la prima volta numerosi siti e blog titolavano “il SEO è morto” e, in tutta onestà, questo non è avvenuto.

Lo spam

Leggo di continuo proclami dei ricercatori dei motori di ricerca: dicono di essere vicini a sistemi per arginare lo spam, eppure il fenomeno non si arresta. Tutt’altro.

Attualmente, circa l’11% dei risultati delle serp statunitensi è composto da pagine prive di contenuti e ricolme di ads. E, tale percentuale non tiene conto di molte altre categorie di “junk pages”. Insomma, diciamocelo, oggi lo spam dilaga.

In futuro? Uso l’immaginazione… Da una parte i motori potrebbero divenire più intelligenti ed eliminare molti siti che “sporcano le serp”, dall’altra l’aggiunta della dimensione utente potrebbe rendere gli attuali spam engine molto meno efficaci e quindi meno redditizi.

Tuttavia, potrebbe anche accadere che il fenomeno si espanda anche in considerazione delle economie di scala che si possono attuare creando spam engine. Lo spammer, per mantenere inalterato il suo guadagno, potrebbe aumentare l’offerta di siti spam, sembra logico!

Inoltre, come sta avvenendo per i motori, stanno proliferando nuove tipologie di spam engine verticalizzate.

In definitiva, lo spam, come molte altre attività perniciose, segue il Terzo Principio della Dinamica.

Conclusioni

Il Posizionamento è una attività in via di estinzione?
Non credo. Per meglio dire, è una attività che nei prossimi anni subirà una incredibile evoluzione.
I SEO dovranno essere sempre più polivalenti e specializzati, ottimi copywriter, attenti all’analisi, alla statistica, alla Web Analytic, ai trend: insomma, degli esperti di comunicazione tout court. Non ci si potrà più improvvisare esperti di Posizionamento, lo spero almeno…

ultimo_seo.jpg

E se il futuro fosse talmente infausto quasi a voler dire che ne resterà uno solo, beh, allora, mi auguro di essere IO quell’unico sopravissuto!

La fine del SEO?

L’articolo è disponibile anche in PDF, convertito e lavorato in tale formato interamente a mano. Potete leggerlo, pubblicarlo, farci quello che vi pare, vi chiedo solo un link a questo blog in cambio…
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SEO e Motori di Ricerca del futuro – PARTE PRIMA

domenica 8 luglio 2007

Introduzione

seo_motori_ricerca_futuro.jpg Negli ultimi mesi Google Inc. ha annunciato (e in parte implementato) numerose nuove funzionalità per il suo motore di ricerca: Universal Search, Ricerca Verticale dei risultati e Ricerca Personalizzata.

Credo vi siate resi conto che nutro un interesse quasi morboso per questi argomenti, soprattutto per l’ultimo. Ma, a torto, forse? Sono applicazioni che sconvolgeranno totalmente il modo di operare in ambito SEO!

Non mi riferisco, certamente, a quei surrogati di ricerca personalizzata che mostrano Google e compagnia in questi giorni, ma a quello che sarà visibile e utilizzabile fra qualche anno: una rivoluzione!
Immaginiamoci davanti al nostro computer fra qualche anno: ogni nostra ricerca differirà sensibilmente da quelle effettuate dai nostri colleghi, amici, connazionali.
Ma anche i nostri stessi risultati muteranno, a loro volta, da un luogo ad un altro e, ancora, verranno visualizzati (del resto già avviene) non solo link a siti web, ma anche a immagini, video, file musicali, mappe…

Date queste premesse lo scopo dell’articolo è quello di individuare un possibile scenario che descriva il SEO dei prossimi anni. Alcune delle implementazioni descritte sono già attive e quindi le mie sono previsioni piuttosto spicciole, lo ammetto. Ma ho tentato anche di spingermi oltre di immaginando come potrà essere il mio lavoro fra qualche anno.

Prima di iniziare, una precisazione: d’ora in avanti, forse impropriamente, considererò come personalizzate quelle serp che condividono le seguenti caratteristiche:

  • mostrano risultati che tengono conto delle ricerche precedenti effettuate da un utente;
  • mostrano risultati che tengono conto della posizione geografica dell’utente;

Ottimizzare per gli utenti, non per i motori

Da anni si sostiene l’importanza di un’ottimizzazione che tenga conto principalmente delle esigenze degli utenti e, solo quando abbia soddisfatto questo aspetto, possa, poi, considerare i motori. Spesso, per varie ragioni, questo principio è disatteso anche dai Seo più famosi e capaci.

Ma in futuro, quando le serp cambieranno di continuo, presumo sarà indispensabile concentrarsi, molto più di adesso, sull’effettiva utilità dei contenuti e sull’usabilità.

Pensiamo all’attività che sta alla base del posizionamento: l’individuazione delle keyword.
Oggi, generalmente il cliente propone un argomento ed il SEO effettua delle ricerche allo scopo di individuare una lista di chiavi a questo correlate sulle quali ottimizzare poi il sito. Presumo che non sarà più possibile operare in questa modalità!
Anzi, la campagna di posizionamento dovrà essere concepita in modo diametralmente opposto: sulla base dell’argomento prescelto, dovremo individuare un insieme di utenti che condividono esperienze e caratteristiche comuni e, solo al termine di questa operazione, potremo definire una lista di chiavi a questi correlate.
La fase di individuazione della tipologia di utente risulterà fondamentale. Si dovranno aggregare gli utenti per abitudini, per stili di vita, per appartenenza ad una data classe sociale e ad un certo ambiente lavorativo.

Chiariamo il concetto con un esempio: poniamo vi siano due individui che effettuino una stessa ricerca, ma mentre il primo è un medico, il secondo è un utente qualsiasi che vuole informarsi su una data patologia. A ricerca personalizzata attiva, i risultati saranno molto diversi sulla base della quantità di dati relativi a questi stessi utenti di cui il motore dispone. Per il professionista verranno mostrate serp tecniche, è un esperto del settore, vuole approfondire, vuole studiare, aggiornarsi.
L’utente comune, invece, è interessato a disquisizioni meno dotte, insomma a conoscere semplicemente le caratteristiche di una patologia.

Di conseguenza il SEO sarà costretto ad abbandonare una logica prettamente bidimensionale – chiave/posizione – in luogo di una tridimensionale che tenga conto di un ulteriore variabile: l’utente!.

Non sarà più possibile affermare che un sito è in prima posizione per una certa keyword, ma piuttosto che è in prima posizione per una certa chiave sulla base di una data percentuale di utenti.

Ricerca Universale

Da circa due mesi Google ha annunciato Universal Search, la presentazione dei risultati che elenca non solo collegamenti a siti web, ma anche a video, immagini, mappe, libri, ecc..

Onestamente tale modalità di visualizzazione delle serp non mi convince: credo che, attualmente, più del 95% degli utenti sia interessata a individuare, tramite una ricerca, solamente link a siti web e non ad altre risorse.

In futuro, però, le cose potrebbero cambiare radicalmente e quindi il SEO dovrà essere in grado di ottimizzare contenuti molto diversi da quelli elencati nelle serp attuali.
Ad esempio i contenuti video, attraverso trascrizioni ottimizzate dei dialoghi (almeno sino a quando gli algoritmi non saranno in grado di effettuare analisi vocali), tagging e via dicendo; ma anche i meta delle immagini (quelle informazioni specifiche che si ottengono, ad esempio in Windows, mediante la pressione del tasto destro sul file immagine e la selezione dell’opzione proprietà) a cui i motori presumo attribuiranno un peso specifico ben più elevato. Quindi file audio, mappe e via dicendo.

Verticalizzazione dei risultati

Il web cresce in maniera esponenziale ogni giorno: nuove pagine, nuovi siti, nuovi contenuti. All’aumentare della complessità informativa si rendono necessarie nuove attività di catalogazione e di distribuzione delle informazioni: il caro, vecchio concetto del Divide et Impera.

Ebbene a questo riguardo, già ora, Google e tutti gli altri motori stanno attuando in maniera sempre più massiccia la cosiddetta verticalizzazione dei risultati. Danny Sullivan la definisce ricerca specializzata: i siti e tutte le altre risorse vengono raggruppati per topic, ad esempio finanza, medicina, cucina, ecc..
Così, per effettuare una ricerca, dapprima si determina la sezione del motore afferente ad un dato topic (o si seleziona una macrocategoria o, ancora, si utilizza un’opzione di tipo “search within” all’interno di una serp) e quindi si digita la query ottenendo, ovviamente, risultati intimamente legati al tema prescelto.

Questo sistema, credo, risulterà di indubbia utilità per l’utente; un esempio può chiarire il concetto: digitando, in un motore di ricerca, il termine “safari” si ottengono, in testa alle serp, risultati afferenti al famoso browser di Apple. Risultati del tutto privi di utilità per un utente interessato ad informazioni sui “Safari in Africa”. Ecco, allora, che una ricerca specializzata a tema “viaggi e tempo libero” potrebbe eliminare i risultati non pertinenti in favore di quelli che realmente lo sono.

A questo riguardo il SEO, per sua sfortuna, dovrà applicarsi ancora più di oggi nella tematizzazione della pagina nelle sue componenti on page, ma anche e soprattutto in quelle off page. Dovrà essere posta molta più attenzione ai link in entrata, un numero considerevoli di questi non a tema potrebbe essere molto deleterio. I motori, probabilmente, presteranno molta più attenzione ai link in uscita, come a dire: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.

Fine della prima parte

Nella seconda si tratterà di:

  • Analisi, test, feedback
  • Software di analisi del posizionamento, log e metriche
  • Fattori di Posizionamento
  • Varie
  • Sem e Seo
  • Lo spam
  • Conclusioni

In Rank we Trust

domenica 20 maggio 2007

Chiacchierata amichevole sul TrustRank

TrustRank di GoogleAmmetto di non essere una persona che si documenta sul mondo del Seo andando a spulciarsi tutti i forum italiani ed esteri, traducendo brevetti o conducendo decine di esperimenti.

In effetti il Posizionamento nei motori di ricerca non è la mia attività principale, ma solo un mezzo grazie al quale riesco a promuovere il mio lavoro; per questo motivo devo ammettere di non aver studiato approfonditamente il concetto di TrustRank.

Dispongo, tuttavia, di una valida giustificazione: il TrustRank è qualcosa di addirittura più intangibile del PageRank, indicatore che per molti corrisponde semplicemente alla lunghezza della famosa barretta verde, ma che, in effetti, è tutt’altro!

Non essendo né un matematico, né tantomeno un programmatore, cerco di  usare la logica, la deduzione ed il buon senso per tentare di individuare il funzionamento dei vari algoritmi dei motori di ricerca.

Così ho operato per il concetto di Trust. Credo che il termine sia sinonimo di affidabilità. Per analizzarlo potrebbe essere utile utilizzare un’analogia con il mondo che ci circonda.

Siamo esposti quotidianamente ad quantità impressionante di informazioni, spesso discordanti tra loro; il nostro compito, a conti fatti, è quello di interpretarle secondo le nostre capacità e finalità. Per far questo, ricorriamo a diverse strategie euristiche, una delle quali è quella di assegnare una certa affidabilità alle fonti di informazione che nel passato per merito, o per convenzione, si siano rivelate degne di possedere tale qualità. Di conseguenza, tendiamo ad attribuire maggior rilevanza alle notizie del TG1 rispetto a quelle di uno scalcinato magazine di un’emittente locale.

Al di là della precisione del principio su cui si basano queste scorciatoie cognitive, è interessante notare che, anche nel marketing, si ponga l’accento sull’universo di marche conosciute dal consumatore, il quale le classifica secondo gradi di importanza: ad esempio, se devo comprare degli spaghetti, richiamerò alla mente prima i prodotti Barilla, poi quelli di Voiello e così via.

E dovessi trovarmi di fronte a due descrizioni contrastanti di un medesimo evento tenderò a ritenere più valida quella fornita dalla fonte più affidabile.

Io credo che il concetto del Trust Rank sia esattamente questo:  se il mio sito è linkato da pizza e fichi, il motore  pensa una cosa, ma se è linkato da un sito che il motore riconosce come fonte autorevole, allora penserà di me tutto il bene possibile.

Mi è capitato, tempo fa, di ricevere un link da un sito che era direttamente linkato dal sito di un prestigioso quotidiano americano. Bene, in poco tempo il mio sito ha scalato serp anche abbastanza competitive ed è aumentato, di conseguenza, anche il numero di visitatori.

Questo mi ha fortemente persuaso, qualora ve ne fosse la necessità, che non solo il TR esiste, ma che, probabilmente, conta un bel po’ più del PR. Aggiungo anche che, invariabilmente, le fonti che Google avrà scelto per attribuirgli il massimo grado di Trust saranno sicuramente siti a PR elevato. Di conseguenza, un link da un sito con forte Trust porta con sé vantaggi sia in termini di PR che di TR. Gli effetti di quest’ultima variabile sono molto più marcati di quanto si possa pensare.

In poche parole penso che Google si comporti proprio come noi quando deve analizzare e riordinare l’enorme mole di dati che ha a disposizione: prima passa in rassegna il singolo sito web, poi va a controllare cosa ne “pensano i suoi siti amici”.

A questo punto arrivo ad un’ulteriore considerazione riguardo l’attributo nofollow: se Google ha scelto alcuni siti a cui attribuire il massimo grado di Trust e dai quali propagarlo a cascata, come si comporterà quando in uno o più di questi ultimi viene adottato l’attributo nofollow? In prima istanza potrebbe ignorare il link, ma allora verrebbe mancare la diffusione del Trust su cui gli ingegneri di Mountain View tanto confidano; oppure potrebbe navigare comunque il link, attribuendogli Trust ma non PR, ma questo mi pare poco probabile; o, ancora, potrebbe semplicemente  seguire il link ignorando l’istruzione nofollow.

Non ho mai compiuto esperimenti in merito, ma, con la sola deduzione, arrivo alla conclusione che questo attributo di cui molto si discute, sia realmente inefficace ed inefficiente. Se Google dovesse rispettarlo incorrerebbe in una grossa perdita nel caso in cui i siti coinvolti siano dotati di un elevato Trust. Se, come credo, non dovesse invece rispettarlo allora sarebbe totalmente inutile la sua applicazione!

Per concludere voglio sottolineare che, con l’introduzione del TrustRank, Google ha compiuto una svolta. Il suo utilizzo garantisce un po’ di umanità al pensiero logico e iperrazionale degli algoritmi del motore californiano e, soprattutto, porta benefici ulteriori a quelle che considero essere le serp più affidabili del web.

Questo articolo è stato scritto dal mio amico Marek Dimitrovic.