Il web è semplice ma non per tutti

Pubblicato il 22 Aprile 2019
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L'articolo tratta di Usabilità, Web .

Ho creato tre landing page nell’ultimo mese. E ho deciso di non rendere visibile il numero di telefono se non alla fine della pagina, nel footer.

In above the fold, in luogo del numero di telefono ho inserito un tastone con l’etichetta “Premi qui per telefonare” con un hover piuttosto evidente, manca solo un tocco di glitter… :D

Potevo utilizzare l’abusato “Clicca qui…”, ma ho preferito soprassedere. E non solo perché lo sconsigliava Jacob Nielsen in un libro di tanti anni fa che ha cambiato il mio modo di comprendere il web (Web Usability), ma, più semplicemente, perché trovo “clicca qui” una formula orrenda, un termine anglofono italianizzato, disgustoso…

Ma veniamo al dunque, ho mostrato la pagina, come al solito, prima a colleghi e a esperti (più o meno) del settore e, praticamente tutti, hanno considerato quel “premi” come pleonastico: tanto la gente sa che con uno smartphone se premi un numero di telefono poi telefoni automaticamente.

Insomma per loro la cosa migliore era pubblicare il numero di telefono, nudo e crudo…

Illusi!

La seconda parte del test l’ho condotta al solito, rompendo le scatole al primo malcapitato che avevo a tiro: mio padre, l’idraulico, un amico avvocato, un altro direttore di albergo, un vicino barman, mia nipote, mio zio e altri simpatici personaggi che si sono prestati al gioco…

Ebbene la maggioranza di essi non aveva la minima idea della cosa, cioè che se premi un numero di telefono sullo schermo dello smartphone (ovviamente se l’html è ben codificato) parte una chiamata…

E così ad alcuni ho pure mostrato una di queste landing e con mio sommo gaudio quasi tutti hanno affermato che se l’avessero navigata prima di aver ottenuto quella consapevolezza avrebbero comunque compreso appieno il senso e il risultato di quel premi…

Tranne uno… Ma non dico chi.

Ebbene, nonostante il messaggio “premi per telefonare” sia abbastanza chiaro, almeno a parer mio, questi ha ammesso candidamente che non avrebbe inteso a che risultato l’avrebbe condotto la sua pressione. Badate bene, non si tratta di incapacità, di analfabetismo funzionale, ma di una forma di miopia, anzi, forse più di astigmatismo, verso la tecnologia.

In altri “esperimenti casarecci” ho notato che certe operazioni pur semplici non vengono comprese per vari motivi: bias, dissonanze, ma più in generale, tirando in ballo forse impropriamente la Gestalt, per l’incapacità di comprendere che il tutto è maggiore della somma delle parti, che esiste un significato più profondo che trascende la somma degli elementi visibili…

Un po’ come tirare un dado e “vedere” il numero. La maggioranza di noi ci arriva tranquillamente: non si conta, si vede il tre, il quattro, il cinque e via di questo passo. È un pensiero veloce, come dice Kahneman, per la maggioranza delle persone. Ma non lo è per una minoranza che è “costretta a contare” o, addirittura, non ha ancora ottenuto la consapevolezza che si può contare.

Queste persone, volenti o nolenti, subiscono loro malgrado questo fenomeno, sono persone anche intelligentissime e non necessariamente anziane. Possono essere fenomeni in altri campi, però hanno questo limite. Del resto io ho un grosso limite in ambito musicale, datemi una chitarra in mano e il massimo che posso ottenere è la rottura di una corda…

Ebbene, per concludere. chi fa web deve accettare il fenomeno, comprenderlo, tentare di ridurlo sino ad eliminarlo, laddove possibile. Insomma il web, e più in generale la tecnologia, deve essere costruita anche a misura di queste persone, che, si badi bene, lo ripeto, sono intelligenti, assolutamente normodotate (ovviamente ancora di più deve essere fatto per chi normodotato non è) e non necessariamente anziane. Questo per una questione etica primariamente, ma anche per una commerciale: comprano o saranno costrette a comprare anche loro servizi e prodotti via web…

E così continuerò a sperimentare nuovi modi di persuadere l’utente a premere quel tastone, sia a livello di copy che grafici!

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