Il modding: la personalizzazione sociale del prodotto

Pubblicato il 29 maggio 2011
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L'articolo tratta di Web .

Introduzione

Con l’avvento del web il fenomeno della personalizzazione sociale del prodotto, o più propriamente del modding, è diventato così comune da non poter più essere definito tale. È un dato di fatto!
Non è più il solo “smanettone” ad acquistare un prodotto – sia esso software, hardware o, comunque, un apparecchio elettronico – e a modificarne attributi e funzionalità, ma una cospicua fascia di consumatori, per così dire, normali.
Di questo argomento se ne parla in continuazione, tuttavia, per quel che mi è dato di sapere, mai in maniera organica.

Cosa si intende per modding

L’ambito principale del modding è il computer o per meglio dire, le sue parti hardware. Cercando su Google il termine overclocking (la pratica di modding che consente di migliorare le prestazioni di un componente elettronico, generalmente la cpu del personal computer) si ottengono ben 23.500.000 risultati. Esistono in rete migliaia di siti che trattano dell’argomento, forum, blog, persino dei libri. Altri esempi? I giochi elettronici! Pro Evolution Soccer per anni è risultato il miglior gioco di calcio su pc e console. Posso assicurare, tuttavia, che buona parte delle sue vendite sono derivate dalle personalizzazioni che numerosi gruppi di utenti hanno gratuitamente apportato al gioco, le cosiddette “patch”. Questi file modificano quelli originali garantendo un’esperienza ludica molto più realistica: i giocatori vengono ridisegnati con volti più simili a quelli reali e così gli stadi, le maglie da gioco, persino gli scarpini e i palloni. Talvolta alcuni si sono spinti oltre andando a ricalibrare la fisica del gioco o alcuni aspetti non meramente grafici.
E che dire, infine, dei terminali Android? In pratica per quasi ogni modello prodotto vengono create, da gruppi di utenti, le cosiddette “custom rom”, dei sistemi operativi alternativi a quelli realizzati dal produttore. Il punto è che queste personalizzazioni sono terribilmente efficaci, proprio perché realizzate a seguito delle richieste degli utenti stessi. [Nota 1]. Una custom rom, in particolare, è diventata talmente famosa da divenire essa stessa un sistema operativo declinato per vari modelli di smartphone Android, mi riferisco a CyanoGenMod.
Personalizzazioni vengono effettuate poi su televisori, sistemi hi-fi, lettori dvd e, praticamente, ogni dispositivo che disponga di un sistema operativo.

Perché si effettua il modding

Un primo motivo, l’ho di fatto già anticipato, è che per molti utenti è imperativo “spremere” il prodotto sino a fargli raggiungere le massime prestazioni; un secondo motivo può derivare dal comportamento spesso, se vogliamo, un po’ scorretto delle aziende, le quali, per mere ragioni di economia di gamma, immettono sul mercato più prodotti, i quali, tuttavia, non sono altro che diverse declinazioni del medesimo prodotto a prezzo esponenzialmente crescente; in molti casi alcuni utenti esperti ed appassionati riescono a “trasferire” le caratteristiche dal prodotto top a quello base. [Nota 2]

Il terzo riguarda la pratica, altrettanto scorretta, di immettere nel mercato prodotti che non hanno ancora raggiunto la piena maturità, per i quali, cioè, non è stato effettuato un periodo di test adeguato. I consumatori, pertanto, sono costretti a trasformarsi da meri fruitori di un prodotto a veri e propri beta tester (per approfondire consiglio questo articolo di DDay.it).

Da un certo punto di vista, si può dire che, attraverso la rete, gli utenti “si fanno giustizia” da soli!

Le aziende e il modding

Come si pongono le aziende di fronte a questa pratica? Generalmente la ostacolano, a quanto mi è dato modo di vedere. Talune, invece, la accettano con neutralità, altre, invece, la incoraggiano.
Vi sono poi numeroso aziende che permettono di “costruire” intorno al prodotto (app di Iphone, di Facebook, ecc.) ma che proibiscono categoricamente di modificare le componenti core dello stesso (ciò non significa, tuttavia, che questo non si verifichi lo stesso!). [Nota 3]

Perché le aziende dovrebbero alimentare la pratica del modding

A mio avviso si tratta di una fenomenale leva di marketing! Le aziende potrebbero trasferire, almeno in parte, la personalizzazione del prodotto direttamente all’utente (o più precisamente a gruppi di utenti) e non sarebbero più costrette a tentare, spesso vanamente, di andare incontro a tutte le molteplici esigenze dei clienti e di predire gusti, mode e tendenze.
V’è da dire, inoltre, che questi super user che hanno le capacità e la competenza di effettuare modifiche ai prodotti sono, spesso, degli opinion leader e quindi incentivando il loro lavoro (prestato, peraltro, gratuitamente) si potrebbero ottenere enormi benefici in termini di buzz e passaparola.
E che dire dei “discepoli” di questi utenti, di coloro, cioè, che adottano le pratiche da questi consigliate? Si tratta, di fatto, di una schiera di beta tester che, proprio perché hanno acquistato il prodotto e pretendono che funzioni al meglio, garantiscono dei feedback più efficaci di quelli ottenibili da qualsiasi professionista pagato dall’azienda per effettuare test e prove sul campo.

Poniamo che una fantomatica azienda Alfa decida di assecondare il modding, quali potrebbe essere il mezzo per favorire tale pratica? Il web, è evidente!
Si potrebbe:

  • creare un forum di supporto all’interno del sito stesso della azienda; in questo modo si garantirebbero anche visite al sito istituzionale altamente profilate;
  • istituire dei concorsi on-line allo scopo di premiare le migliori personalizzazioni per i vari prodotti;
  • formare dei gruppi di utenti che si occupino di aspetti specifici di un prodotto (per esempio, nel caso di uno smartphone, un gruppo che si occupi dell’interfaccia grafica, un altro dell’usabilità, un altro ancora del funzionamento delle applicazioni e via dicendo);
  • determinare un sistema di reputazione on-line all’interno del forum/sito che consenta di stabilire, in maniera inequivocabile, il grado di conoscenza/competenza di un certo utente nei confronti del prodotto; in questo modo potrebbero essere create all’interno del sito/forum delle aree ad invito che consentano un dialogo diretto tra l’aziende e questi utenti esperti;
  • demandare, addirittura, alcune attività agli utenti (ricordo, ad esempio, un videogioco manageriale di calcio che utilizzava le informazioni provenienti dagli stessi utenti per determinare il database dei calciatori da inserire nel medesimo);
  • realizzare un sistema di ticketing/f.a.q. “dal basso”, cioè realizzato dalla comunità stessa che possa essere poi consultato dagli utenti, per così dire, normali;
  • creare una infrastruttura di e-commerce (o accordarsi con qualche azienda di distribuzione) al fine di alienare i prodotti avendo a disposizione una schiera di utenti dispostissimi ad acquistare senza la necessità di effettuare alcuna attività di promozione;
  • effettuare convention, giornate di studio e visite all’azienda per migliorare la fidelizzazione;

Non dimentichiamo, infine, che nel caso fosse necessario assumere nuovo personale specializzato si potrebbe attingere dalla comunità senza la necessità dell’intervento costosi head hunter.

Come potete vedere le attività potrebbero essere molteplici ma soprattutto enormi sarebbero i vantaggi, ad un costo, di fatto, molto contenuto. Idealmente una azienda, al termine di un certo lasso di tempo, potrebbe costruire un prodotto – involucro vuoto – che potrebbe essere riempito dagli utenti della comunità.

Conclusione

In questo articolo ho cercato di delineare, in maniera organica, la pratica della personalizzazione del prodotto o modding. Forse ho descritto un mondo ideale, forse è impossibile che aziende e clienti possano collaborare in maniera così attiva e democratica. Resta il fatto che, almeno in parte, il management dovrà prima o poi accettare tale fenomeno; grazie alla rete il cliente può diventare attivo, più consapevole e, tramite un feedback opportunamente posto, può determinare il successo o l’insuccesso di un nuovo prodotto. Le compagnie non posso non trascurare questi aspetti, del resto il loro scopo non è quello di produrre il miglior prodotto possibile?

Note

[1] Un esempio pratico: il software originale del mio telefono Android non mi permetteva di fruire del gps; né gli aggiornamenti ufficiali, né l’assistenza sono riusciti a risolvere il problema, tant’è che ho installato una custom rom e il problema si è risolto (badate bene, di fatto tale operazione, relativamente complessa, invalida la garanzia, anche se, generalmente, è possibile riportare il dispositivo allo stadio originario).
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[2] Un esempio:

  • l’azienda x immette sul mercato una nuova serie di schede video per computer chiamiamole y1, y2 e y3;
  • y1 costa 100 euro (si tratta della soluzione di fascia bassa), y2 costa 180 Euro (fascia media), y3 costa 320 euro (fascia alta, che, sembra una legge di mercato, ha un prezzo, spesso, esponenzialmente più alto dei primi due);
  • gli utenti scoprono che y1, y2 non sono altro che declinazioni del prodotto y3 a cui sono state disattivate delle funzionalità e che, pertanto, hanno un costo minore sul mercato (ma, molto probabilmente, non in produzione!);
  • uno o più utenti riescono ad attivare le funzionalità di y3 su y1 e viene pubblicata una guida in rete;
  • altri utenti effettuano l’esperimento e, tramite feedback, permettono a chi si è occupato di redigere la guida di migliorare la procedura e, talvolta, di ottenere da y1 prestazioni addirittura superiori a quelle di y3.

Mi rendo conto che l’esempio semplifica un po’ troppo la realtà, in genere vi sono delle differenze tra i prodotti; vi posso assicurare, tuttavia, che queste stesse differenze, spesso, sono minime e difficilmente possono giustificare degli incrementi di costo così elevati tra un prodotto e il suo omologo di gamma più elevata.
Consideriamo un altro esempio tratto dal mondo reale: qualche anno fa Ericsson produsse due versioni di un piccolo e molto ambito telefonino. Il modello base, adeguando i costi all’Euro, costava circa 100 Euro, il modello top circa 180 Euro. Esteticamente differivano per la scocca di colore e forma leggermente diversa. In rete si sparse la voce che, in realtà, i due modelli erano dotati di medesimo hardware (e quindi, formalmente, si trattava dello stesso prodotto!) e che era possibile “inoculare” il software del modello top nel modello base, ottenendo quindi con 100 Euro un prodotto da 180. Non era ancora possibile collegare il telefono al pc tramite usb come avviene ora, pertanto chiesi ad un amico esperto di elettronica di crearmi un’interfaccia (cavo e circuito elettronico) per effettuare tale operazione. Con non poca fatica (oggi è molto più semplice, sia chiaro!) riuscii nell’impresa: possedevo un telefono top al prezzo di uno base, ma mi resi anche conto che tale differenza era priva di significato, era indotta, virtuale!
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[3] Alcuni esempi:

  • Apple non permette di modificare in nessun modo il sistema operativo dei suoi prodotti;
  • Htc, noto produttore di smartphone Android, ha sempre inserito dei blocchi nei propri dispositivi, ma, se fino a qualche tempo fa erano facilmente aggirabili, sembra che negli ultimi immessi sul mercato l’operazione sia molto più complessa. Si è, pertanto, determinata una sollevazione da parte di alcuni utenti i quali ritengono che l’azienda stia tentando di disincentivare il modding nella vana speranza di ridurre il ciclo di vita dei prodotti attuali e, di conseguenza, “costringere” gli appassionati ad acquistare, di volta in volta, i nuovi prodotti che vengono sfornati, praticamente, ogni trimestre! (mentre correggevo la bozza dell’articolo mi sono imbattuto in questa news).
  • Samsung, sempre in ambito Android, sembra, invece, adottare una politica di laissez faire;
  • Amd ed Intel, resisi conto della portata del fenomeno, sviluppano cpu che incentivano la pratica del modding (cosiddette Black Edition, ecc.);
  • Sony, al contrario, ha bloccato ogni possibilità di interagire con il sistema operativo di Playstation 3 (invero per contrastare la pirateria; questo non toglie, tuttavia, che sino a poco tempo fa era possibile, ad esempio, installare linux presso la sua console, pratica che ritengo assolutamente legittima, e ora non lo è più!);
  • Konami, produttrice di Pro Evolution Soccer (prodotto, peraltro, che ha un ciclo di vita di un solo anno) sembra non considerare il fenomeno; non lo ostacola ma nemmeno lo alimenta;
  • Electronic Arts, produttore di Fifa, altro gioco di calcio che ha scalzato il precedente, ha, invece, assorbito alcune pratiche di modding e, pertanto, è possibile, una volta acquistato il gioco, aggiornare settimanalmente le rose dei calciatori, nonché la loro forma, scaricare contenuti aggiuntivi e quant’altro.

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