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Ebay, un modello di business ancora efficace?

sabato 21 novembre 2009

ebay-annunci-gratuiti

La mia è forse un’impressione erronea, ma ritengo non sia stato dato il giusto spazio ad una notizia di notevole importanza per tutto il movimento web.

Ebay, il colosso americano, ha attivato una sezione di annunci gratuiti.

I comunicati stampa asseriscono che si tratti di una strategia per aumentare il bacino di utenza.

A mio modo di vedere così non è, anzi, tutt’altro.

Penso invece si tratti di una radicale inversione di tendenza: un segno tangibile che il modello di business iniziale – che certamente ha dato i suoi frutti – sta scricchiolando e non è più applicabile tout court ai giorni nostri.

Ebay per un certo periodo di tempo ha rappresentato, per me e per milioni di altre persone, una sorta di pozzo dei desideri. Vi si trovava di tutto a prezzi più che concorrenziali; il punto è che, in larga misura, all’aumentare delle transazioni sono aumentati pure i fee richiesti (non effettuo vendite da anni e, pertanto, potrebbero essere avvenute inversioni di tendenza negli ultimi tempi).

Inoltre, quando le autorità si sono rese conto della portata di questo sistema di vendita, hanno cominciato ad effettuare dei controlli e, da quel che ho avuto modo di leggere, sono emerse numerose irregolarità (venditori professionali camuffati da occasionali, mancanza di documenti di fatturazione, iva non versata, ecc.).

A situazione in massima parte sanata sono sorti molti sistemi di e-commerce low cost facilmente accessibili e, pertanto, il buyer si è trovato ad un bivio: continuare a vendere su Ebay sostenendo costi piuttosto elevati o approntare una infrastruttura privata.

Da quello che osservo molto hanno scelto la seconda strada (ne è testimone il mio comparatore di prezzi preferito), altri hanno continuato ad utilizzare Ebay quale strumento di vendita secondario (per piccoli lotti, particolari promozioni, parte del listino), solo una minima parte, ritengo, ha continuato a vendere solo ed esclusivamente tramite il celebre sistema d’aste.

Sono sorti, inoltre, numerosi siti concorrenti che offrono tuttora, chi più, chi meno, la possibilità di pubblicare il proprio annuncio di vendita gratuito quali bacheca, kijii (di proprietà dello stesso Ebay), vivastreet, subito e via dicendo.

Di conseguenza penso non vi fosse altra strada: cedere alla logica tanto odiata dalle dot com, quella del servizio gratuito.

Ciò detto non posso non affermare che, per molti versi, Ebay mi ha spesso affascinato. È stato il sito che più ha nobilitato il concetto di autorevolezza nel web tramite il meccanismo del feedback (al termine della vendita/acquisto viene assegnato un voto agli attori della transazione). È vero tale dispositivo ha mostrato dei punti deboli nel tempo, tanto è vero che ora chi vende è impossibilitato a giudicare chi compra, ma tuttavia ha rappresentato e rappresenta tuttora qualcosa di ineguagliabile per valutare l’attendibilità di un utente.

Tramite E-bay, inoltre, è sorto anche PayPal, sistema di pagamento online per antonomasia sicuramente odiato da molti ma, sarei uno stolto a non dirlo, maledettamente efficace.

Il sito, infine, credo rappresenti, trasversalmente, un collettore di gusti, mode e opinioni della gente.

Di contro credo di poter dire che Ebay, così come Google, Facebook e molti altri colossi del web non rappresenti un modello di democrazia assoluta. Tutte le modifiche che si sono succedute nel tempo, anche quelle più critiche, non hanno mai visto la partecipazione degli utenti. Oltre alla già citata imposizione relativa ai feedback altre – e forse più gravi – se ne sono determinate allo scopo di favorire PayPal quale (formalmente unico) strumento di pagamento. I fee, inoltre, almeno sino all’ultima mia vendita, sono sembrati anche a me sempre troppo elevati.

A livello strategico ritengo, infine, che non sia stato effettuato tutto il necessario per favorire i venditori professionali: la gestione dei negozi di proprietà di questi ultimi non è mai stata un granchè. Si tratta di micrositi con limitate possibilità di customizzazione. Io credo che sarebbe risultato efficace dare l’impressione di esternalizzare alcune situazioni di vendita, garantendo almeno ad alcuni venditori la possibilità di crearsi, senza particolare esperienza, un sito di e-commerce più accattivante, efficace, efficiente e appunto, in apparenza, slegato da Ebay stessa. Inoltre per chi vende quotidianamente perchè non prevedere un canone mensile anziché un fee proporzionale al venduto (in aggiunta agli odiati diritti d’asta)?

Per concludere il solito epitaffio: si è “spremuto” quanto più si poteva quel modello di business in questi anni e ci si appresta a giungere alla fase discendente del ciclo di vita del prodotto (salvo nuovi e mirabolanti interventi/idee/eventi), oppure si è ragionato solo sul profitto del presente senza considerare che, con opportuni e tempestivi cambi di rotta, si poteva proseguire col medesimo modello per molti altri anni a venire?

A voi la sentenza!

Web 7.0

martedì 25 agosto 2009

L'veoluzione del web e della user-experienceGià ho avuto modo di farlo notare: mi piace poco il termine web 2.0. Credo che, in tutti i campi, l’evoluzione implichi continuità con il passato; per tale motivo ritengo che sia sbagliato porre una netta separazione tra il web di quattro o cinque anni fa e quello attuale. Ma procediamo oltre. È indubbio che il web di oggi possegga una caratteristica fondamentale e cioè la forte interazione tra utente e sito, forum, blog, ecc.. Quest’ultimo ha l’opportunità di contribuire alla creazione di contenuti interessanti, scopo principale di un sito web. Questa innovazione non ha però comportato un miglioramento sostanziale di tutti quegli strumenti che permettono la comunicazione tra user e pagina web. Di conseguenza viene da chiedersi quale possa essere lo scenario futuro e cioè come possa essere migliorata, nei prossimi anni, l’user experience, l’ergonomia e, in particolare, l’immissione e la gestione di questa marea di contenuti generati dagli utenti. Ragioniamo pertanto sulle possibili evoluzioni di alcuni dei componenti delle pagine web..

I form

Se ci pensate, ajax o meno, le gestione dei form è invariata da un decennio: lunghi campi da compilare spesso con la pratica certezza che, al minimo errore, si debba effettuare ogni singolo inserimento ex novo. Ecco allora che, in un prossimo futuro, il browser al momento dell’installazione provvederà a raccogliere un set comune di dati personali che poi provvederà a cedere ai form delle pagine web. Questa funzionalità è già parzialmente attiva, come pure esistono software, generalmente a pagamento, che ottengono, più o meno lo scopo. Il fatto è che nessuno di questi è efficace ed efficiente: gli id dei form cambiano da sito a sito e quindi il browser non è in grado di riconoscere quale dato vada inserito in un certo campo pur magari essendo associato alla stessa label di un form precedentemente compilato. Ecco allora che una standadizzazione degli id dei form potrebbe decisamente migliorare le cose. Poi, probabilmente, diverrà possibile effettuare inserimenti tramite voce. Sia chiaro, attualmente questo è già possibile con software quali Dragon Naturally Speaking o con lo stesso Opera; sono, tuttavia, soluzioni ancora non soddisfacenti o comunque costose, almeno per quello che ho avuto modo di sperimentare. Io mi auguro avvenga una rivoluzione dal basso e cioè che sia il sistema operativo ad implementare comandi vocali applicabili poi anche al browser.

Le interfacce

Flash o meno, penso vi sarà un evoluzione delle interfacce di navigazione: saranno utilizzate sempre più interfacce di simulazione (cioè oggetti reali o elaborazioni digitali degli stessi al cui clic corrisponda una determinata azione) rispetto alle attuali interfacce di rappresentazione. Probabilmente farà capolino il 3D, ci sta giusto lavorando Google in questo periodo. Ovviamente queste innovazioni avranno successo quanto più saranno usabili, altrimenti si tratterà dell’ennesimo esperimento non andato a buon fine.

Le immagini

Già con l’html 5 che, ormai, è praticamente realtà, sarà possibile migliorare notevolmente l’inserimento di immagini e contenuti multimediali in un sito. Io penso però che, in futuro, sarà possibile visualizzare un’immagine, spostarla, ingrandirla, ruotarla, metterla in correlazione con altre. Anche in questo caso presumo che, per ottenere la massima efficienza, sia il browser a dover attivare tali funzionalità e non nuove modalità di scripting.

I video

I video credo siano la nota più dolente del web attuale; il loro inserimento, in youtube o altra piattaforma, è una operazione lunga, laboriosa e spesso limitata a poche centinaia di megabyte per i limiti imposti dalle piattaforme. È sufficiente poi che “salti” per un attimo l’adsl ed è la fine: si deve ricominciare tutto daccapo! Mi aspetto allora che vengano implementati uploader intelligenti che utilizzino meccanismi di resume. Spero in nuovi formati di compressione più efficienti e, ovviamente, nell’implementazione di connessioni più veloci.

Autenticazione

Da super utente frequento decine di forum, social, negozi online, ecc.; per ciascuno di essi devo ricordarmi login e password. Aggiungiamoci poi tutti i siti che realizzo e gestisco: c’è di che impazzire. Eppure la soluzione per risolvere il problema dell’autenticazione è già disponibile: OpenID! Si tratta di un geniale strumento gratuito che permette di inserire una sola volta login e password e consente di accedere a tutti i siti che lo interrogano tramite apposito script/plugin. In tutta sincerità non mi spiego il perchè non abbia, almeno siano ad ora, avuto il successo che merita!

Conclusioni

A livello di user experience c’è molto da migliorare, questo credo sia un dato incontrovertibile. Penso anche che non debba e non possa essere il solo web a migliorarsi, ma che l’evoluzione debba avvenire dal basso e cioè dai sistemi operativi e dai browser.

Un anno e più di spunti

lunedì 21 aprile 2008

spunti.jpgÈ trascorso ormai più di un anno dalla pubblicazione del primo articolo di Ranked.it e, mi auguro, di aver mantenuto i propositi che mi ero posto.

Ho sempre pensato che nel web si possa avere successo solamente creando qualcosa di veramente innovativo o, in alternativa, migliorando notevolmente qualcosa che già esiste; così, a corollario, per ciò che concerne i blog, si può scrivere di qualcosa di originale o citare chi scrive qualcosa di originale apportando miglioramenti e definendo opportune riclassificazioni (offrendo, di fatto, un percorso di lettura più a misura di utente).
Personalmente credo di aver cercato di produrre contenuti originali e questo, consentitemi di dirlo, mi costa non poco in termini di impegno e tempo e spiega il numero ridotto di articoli pubblicati.

Ciò detto, ringrazio sentitamente tutti i lettori di questo blog e propongo altri quattro spunti che mi auguro risultino altrettanto interessanti!

Uso dei tag

Il tag o etichetta non è altro che un collegamento ipertestuale a pagine, sezioni, articoli che trattano dell’argomento specificato nell’etichetta stessa. Viene utilizzato in maniera massiccia nei blog, nei portali, nei siti social quale meccanismo di navigazione trasversale rispetto al tradizionale menù di navigazione.

Se vogliamo possiamo considerarlo una shortcut per effettuare una data ricerca: volendo, per esempio, individuare tutte le pagine che trattano di “scarpe sportive” possiamo indifferentemente digitale tale termine nel campo di ricerca del sito o selezionare, in maniera molto più rapida, l’omonimo tag.

Il sistema delle etichette è molto efficace e immagino che presto verrà utilizzato anche da sistemi software non web related.

Per i motori di ricerca il tag risulta un elemento di fondamentale importanza: permette di tracciare un percorso di scansione dei contenuti di un sito secondo logiche fortemente semantiche.

Ciò detto, io sono convinto che molti blog, siti e portali abusino di tale strumento: deprimano, cioè, la user experience anziché migliorarla.

Limitando l’analisi ai soli blog posso affermare che:

1. le categorie sono tag, soddisfano la definizione di cui sopra;

2. inserire in ogni articolo un tag troppo generico o che ripete pedissequamente l’etichetta della categoria rappresenta, a mio avviso, un grave errore: è un elemento ridondante e, a lungo andare, distoglie l’attenzione dai quei tag che, invece, rappresentano l’unico mezzo rapido per giungere ad un certo argomento;

3. la conseguenza è la seguente: in un articolo dovrebbero essere inseriti solo ed esclusivamente quei tag che garantiscono valore aggiunto e cioè quelli che permettono la navigazione trasversale verso risorse raggiungibili, in maniera tradizionale, con estremo dispendio di tempo;

4. L’efficacia di un tag è inversamente proporzionale al suo uso: se ogni articolo del blog contiene lo stesso tag evidentemente quest’ultimo perde di qualsiasi efficacia;

5. le nuvole di tag (tag cloud), a mio avviso, non garantiscono alcun valore aggiunto, creano dissonanza cognitiva (spesso mi imbatto in blocchi di link che si estendono per più di 500px in altezza!) e quindi tendono a confondere l’utente.

Aggiungo anche che sarebbe opportuno strutturare uno standard atto a definire la valenza di un tag (ad esempio attraverso l’uso di colori o altri segni distintivi). Potrebbe, infatti, essere molto efficace definire tipi di tag che afferiscono a interi livelli o macro aree di un sito web e altri, invece, a singoli argomenti o risorse (basterebbero due colori diversi, universalmente riconosciuti, per tipo di tag).

Concludo segnalandovi questa discussione su TPU che tratta proprio di questo argomento.

Il problema del padding con Internet Explorer 6

Internet Explorer 6 risulta a tutt’oggi uno tra i browser più utilizzati dall’utente medio. Credetemi sulla parola, nonostante non vi sottoponga statistiche di utilizzo, studi e proiezioni!

IE6 ha decine e decine di errori di interpretazione dei css e funziona, molto spesso, con logiche che vanno ben al di là degli standard W3C.

A questo riguardo sono costretto a far notare che molti siti web, blog e portali non considerano che, sotto certe condizioni, tale browser interpreta in maniera non corretta il padding di un box, specialmente quando il layout viene realizzato tramite float.

Lo spiacevole risultato è il seguente: la sidebar (la colonna laterale) del sito o del blog anziché disporsi a lato della colonna centrale, collassa e si pone sotto di essa, generando non poca confusione nell’utente.

Questo errore si verifica in numerosissimi siti web anche di importanza nazionale! Suggerisco quindi di progettare un sito considerando quale piattaforma di test quella utilizzata dall’utente medio e non la propria.

Se Microsoft vi ha “imposto” l’installazione di IE7 vi propongo una soluzione molto pratica per visualizzare pagine in “formato” IE6: installare Ie View, una semplice e gratuita extension di Firefox.

Un layout per landing page da testare

È un dato incontrovertibile, le landing strutturate sul modello americano (chilometri di testo, poche immagini, ripetute call to action e, in generale, scarsa attenzione all’aspetto estetico) convertono. Personalmente le trovo piuttosto sgradevoli; io, però, non faccio testo: sono – e non è un vanto – un super utente!

Mi sono spesso chiesto tuttavia se vi possano essere altri modelli di landing che garantiscano al web marketer di “ipnotizzare” l’utente e indurlo a selezionare il fatidico link “compra subito”!

A questo riguardo ho pensato ad una landing che si sviluppa in orizzontale: immaginate una serie di cartelloni pubblicitari che reclamizzano un certo prodotto, per spostarsi da un cartellone all’altro basta semplicemente un clic del mouse; il movimento viene realizzato tramite un javascript che permette di ottenere uno scroll morbido (viene quindi rispettato il principio universale secondo il quale l’utente non deve utilizzare la barra di scorrimento orizzontale del browser quando naviga). Da un’altra angolazione pensate a quattro o più pagine web affiancate tra loro, ciascuna dotate di testo, immagini e link che, tramite un gradevole effetto di scrolling, permettano di raggiungere le successive.

Qualche tempo fa ne ho creato un prototipo anche grazie al mio amico Marco Olivetti (potete scaricare liberamente codice ed esempio nel suo blog) che a breve verrà sottoposto ad un testing intensivo su Adwords.

Mi auguro che altri mi imitino sarebbe interessante raccogliere poi nei commenti o in un articolo ad hoc pareri, impressioni e risultati.

Captcha, la morte del form

Quasi quotidianamente rimpiango di non aver studiato archeologia! Se l’avessi fatto forse sarei in grado di decifrare certe sottospecie di geroglifici che taluni siti si ostinano a chiamare Captcha.

Lo so, è un meccanismo necessario per prevenire lo spam, ma questo non giustifica il fatto che, in alcuni casi, si sia raggiunto un tale livello di incomprensibilità che, per paradosso, il captcha è diventato l’elemento del form che più fa perdere tempo all’utente.

Pertanto, ogniqualvolta sono costretto a strizzare gli occhi davanti a immagini contenenti numeri distorti, semitrasparenti, circondati da fogliame o fauna di vario tipo, la tentazione di abbandonare la pagina web è molto, molto forte.

Pensate al celebre sistema di sharing Rapidshare: il capcha è composto da un serie di sette numeri – già di per sé incomprensibili -, ciascuno dei quali seguito da una figura stilizzata di cane o gatto. Il sistema chiede all’utente di inserire nel box di convalida solo i numeri associati alla figura di un animale o dell’altro. Siamo al ridicolo!

La lotta agli spam bot probabilmente impone soluzioni drastiche ma, se si continua di questo passo, oltre agli spammer soccomberanno anche gli user!

Alcuni siti ovviano all’inconveniente utilizzando captcha che sottopongono all’utente semplici addizioni. Non so se tale soluzione è praticabile dai siti di grandi dimensioni ma, se anche non lo è, resta il fatto che la direzione intrapresa è comunque del tutto errata.