Spotify, utile rimedio contro la noia da Social

Pubblicato il 17 gennaio 2014
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L'articolo tratta di Social .

noia-socialeNon amo particolarmente i Social quale strumento di business, in genere mi limito ad un uso “ludico” degli stessi e condivido, tramite le loro infrastrutture, gli articoli che scrivo. Semplicemente non sono strumenti che utilizzo direttamente per il mio lavoro, non ve ne abbiate a male!

Collaboro, tuttavia, di continuo con Social Media Manager (quelli veri!) e, pertanto, non posso negare, statistiche alla mano, che Facebook, Twitter e compagnia, per certe tipologie di business, risultino estremamente efficaci.

Ritengo, tuttavia, che quali strumenti di discussione e condivisione di notizie, negli ultimi tempi, stiano diventando sempre più piatti e monotoni. Mi spiego, nelle ultime settimane, ad esempio, uno degli argomenti che più ricorre è quello relativo ai “selfie”, cioè gli autoscatti. Sono state effettuati studi specifici e pubblicate statistiche, ad esempio ora si può stabilire quale smorfia, nella foto, procurerà più “mi piace”, o il colore di sfondo più efficace, gli abiti più adatti e via di questo passo. L’argomento, a mio parere, è tutt’altro che edificante, ma l’analisi statistica che ne è derivata è assolutamente valida dal punto di vista scientifico. E se ne continua a discutere di stato in stato, di tweet in tweet.

Ieri, un’altra notizia è spuntata nella rete e, subito, si è manifestato il fenomeno della ricondivisione di massa: una nota multinazionale dei gelati ha deciso di reintrodurre un certo tipo di gelato nella GDO italiana a seguito delle richieste proveniente dai Social. Sia chiaro, si tratta di un evento di grande importanza, forse pure unico nel suo genere: un gruppo di utenti, affezionati ad un certo prodotto, è riuscito a modificare la strategia di business di un colosso alimentare. Perlomeno così sembra…

In questi giorni, tuttavia, si è determinato un ulteriore evento, che, me lo si consenta, ha un impatto decisamente più dirompente, quasi cosmico oserei dire: il famoso sistema di streaming musicale Spotify è, praticamente, disponibile a tutti gratuitamente. Eppure sono in pochi a discuterne, posto che io dispongo di un parco di 1500 contatti distribuiti tra i vari Social.

Certo, in questo caso non si tratta di un accadimento la cui genesi afferisce ai Social: nessuno ha costruito una pagina fan che imponeva a Spotify di concedere a tutti l’ascolto delle proprie playlist in forma gratuita, ma resta il fatto che si tratta di un evento che avrà un impatto dirompente sul mercato musicale e non solo.

Una simile decisione imporrà agli altri competitor Apple, Google, Microsoft, ecc. di rivedere, a loro volta, la propria strategia di business. Che senso ha ora, acquistare su Itunes o su Google la stessa musica che su Spotify è praticamente gratuita (gli spot sono decisamente sopportabili)?

Quindi, se non per i contenuti intrinseci, la notizia, poteva destare interesse perlomeno per i risvolti nella strategia di impresa (parliamo di multinazionali, la quantità di denaro movimentata è nell’ordine dei miliardi di dollari!).

Eppure se effettuo un confronto tra gli hashtag #selfie, #winnertaco e #spotify, i primi due per quantità e qualità dei risultati sovrastano il terzo, posto che il campione di utenti è limitato e la mia analisi è basata essenzialmente su Facebook.

Mi rendo conto che è banale, ma la conclusione a cui sono giunto è che i “fenomeni” che vengono generati dai social hanno un impatto 10, 100, 1000 volte più dirompente negli stessi rispetto a quelli che “provengono da fuori”.

Per cui, posto che in parte non sia andata anche così, se Spotify avesse mutato le sue condizioni di utilizzo, artificialmente o meno, mediante gli accorati appelli degli utenti iscritti ad una fan page di Facebook se ne sarebbe discusso molto di più in quella e in tutte le altre infrastrutture Social

2 commenti all'articolo “Spotify, utile rimedio contro la noia da Social”

  1. 17 gennaio 2014 alle 19:12

    Hai beccato il punto! gli utenti social, soprattutto Twitter, non amano imposizioni dall’esterno, ma creando fenomeni virali e buzz secondo l’umore. Cmq a volte dipende anche da chi ha dato il via alla cosa.. insomma se qualche influencer ne ha parlato online.
    Io personalmente non lo sapevo che spotify ora è gratis, ma continuero’ a usare itunes per 1000 altri motivi.. grave? ciao ;-)

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