Dalla Link Popularity alla Social Popularity

Pubblicato il 15 marzo 2007
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L'articolo tratta di Seo, Web Marketing .

social_popularity.jpgOggi inizia a collaborare con Ranked.it un amico: Marek Dimitrovic.
Laureato in Comunicazione di impresa, Marek si occupa di Web Marketing da circa nove anni. È un personaggio eclettico e dalla battuta sempre pronta, ma molto schivo e quindi poco noto nel panorama web italiano. Eppure di cose da dire ne ha molte! Ora, molto volentieri, cedo a lui la parola…

Presso gli operatori del settore SEO e Web Marketing SE oriented, c’è sempre un po’ di apprensione quando si tratta di prevedere la prossima mossa dei motori di ricerca e quando si deve decidere su quali strategie puntare per il futuro o su come investire al meglio le proprie risorse in termini di tempo e budget.

In questa sede voglio provare a dire la mia opinione su un possibile scenario futuro, partendo da alcune elementari considerazioni.

La figura del SEO, che, come dice la parola stessa, è un ottimizzatore, nasce in risposta ad un’oggettiva difficoltà dei motori di ricerca: riuscire a scandagliare la rete e ad ordinare, in base a criteri di rilevanza, i contenuti presenti sul web, raggiungendo anche a quella parte di web “nascosto” oggi stesso ancora molto diffuso (è sufficiente disporre di un sito privo di link per essere invisibili ai motori, anche se la manovra di Google di diventare registar potrebbe ovviare in tal senso).

I motori non riuscivano ad indicizzare alcuni tipi di url, alcuni tipi di documento, alcuni tipi di risorse, basti pensare agli url con diverse variabili, ai documenti in pdf, o ai famigerati swf di flash.

Data questa oggettiva difficoltà, nasce la figura del SEO, colui che intuisce come funziona e come ragiona il motore di ricerca, colui che cerca di aiutarlo ad indicizzare le pagine dei siti, in modo tale da riuscire a colmare le lacune del motore favorendo al contempo il proprio sito.

Bene, oggi non è più così!

Oggi i motori di ricerca si sono profondamente evoluti, riescono ad indicizzare e a “digerire” quasi tutti i tipi di risorse pubblicate nel web. Non è raro trovare nelle serp file di excel, pdf, doc di word, swf e url con decine di variabili.

Inoltre, abbiamo ormai appurato una volta per tutte che content is king e che un layout SE-friendly può ormai essere implementato dalla maggior parte dei grafici che abbiano un minimo, ma proprio un minimo, di confidenza con l’accessibilità e la validazione.

E quindi? Il SEO non è più un ottimizzatore, o meglio il compito principale del SEO non è più quello di ottimizzare un sito, ma quello di spingerlo, “pomparlo” il più possibile nelle serp pertinenti in modo tale da ottenere maggiore traffico e visibilità.

È con questo passaggio che il SEO, a mio avviso, smette di essere un semplice tecnico e diventa “un uomo di Marketing”.

Non è più possibile pensare al SEO quale figura che si occupa, per la totalità del suo tempo, a cercare link ad alto pr e a scrivere title tag efficaci (chiedendo migliaia di euro per farlo) o a sperimentare tecniche “fanta-programmatorie”. Assolutamente. Gli specialisti del posizionamento si trovano di fronte ad un bivio: continuare con quelle tecniche e fallire o cambiare completamente mentalità! Come? Molto semplice, espandendo l’area di competenza, smettendo di pensare esclusivamente ai motori ed iniziando a pensare alle persone: ottimizzare per l’utente, o quantomeno per il rapporto che si instaura tra sito e utente.

Di conseguenza, sarà compito del SEO studiare una struttura in cui inquadrare i contenuti ed allestire, se possibile, una redazione che si occupi di produrli; sarà quindi suo compito insegnare alla stressa redazione come si effettua del copywriting orientato ai motori (e quindi concetti quali l’espansione della query e la normalizzazione di un argomento, un buon uso di sinonimi e contrari e di parole-chiave per non perdere sottochiavi, penso, ad esempio, alle magiche parole costo, preventivo, offerta), si dovrà occupare dei percorsi di navigazione del sito in modo tale da disegnare traiettorie che spingano dolcemente il visitatore a convertire, a compiere un’azione, qualunque essa sia, ma, tassativamente, progettata a tavolino insieme al reparto marketing e commerciale.

In questo modo il SEO passa dalla ricerca della link popularity alla ricerca della social popularity: smette di affannarsi alla disperata rincorsa al bl con pr 5 per concentrarsi sullo studio della “user experience”, sull’usabilità  dell’interfaccia utente, aiutato in questo da strumenti quali forum, gruppi di discussione, blog e community, cercando di popolarli, rendendoli cioè luoghi in cui ci sia popolazione, vita, traffico.

In questo modo si arriva al traffico spontaneo di utenti, che d’altra parte si convertirà in segnalazioni e bl spontanei in giro per il web e si riduce l’importanza del traffico dai motori.

Non voglio sottovalutare il posizionamento classico, sarei un folle soltanto a pensarlo, ma quello che secondo me deve essere lo sviluppo del SEO, una volta raggiunta l’ottimizzazione e la considerazione da parte dei padroni motori di ricerca, è proprio lo svincolarsi da questi, forse un po’ troppo incontrollabili nelle loro politiche per potergli consegnare le sorti e il successo di una nostra iniziativa sul web.

Per “svincolarsi” intendo aggiungere una piattaforma sociale al proprio sito, in modo tale che un utente vi giunga una prima volta tramite i motori, ma poi vi ritorni digitando direttamente il suo url o attraverso i siti preferiti e, magari, portando con sé, grazie al passaparola, altri utenti o potenziali acquirenti.

Si creerebbe un percorso virtuoso in cui, agli accessi tramite motori, primo, vero, irrinunciabile ed indispensabile step in una campagna SEM, corrispondano, nel medio periodo, molti più accessi tramite passaparola, newsletter, forum, blog e buzz vari, ottenibili, magari, attraverso un giusto mix tra i vari media, considerando qualche leggera e non invasiva iniziativa di DM.

L’appuntamento con il Social SEO sarà, a mio avviso, la sfida più dura per gli operatori del web del prossimo futuro. Coloro che vi giungeranno in orario disporranno sicuramente di una marcia in più rispetto ai semplici posizionatori, riusciranno ad attrarre a sé, a scapito degli altri siti, un trust molto più efficace e redditizio di quello degli algoritmi dei motori di ricerca, ovvero il trust, la fiducia, degli utenti.

Scritto da Marek Dimitrovic

11 commenti all'articolo “Dalla Link Popularity alla Social Popularity”

  1. 16 marzo 2007 alle 02:28

    Molto interessante davvero Marek, in effetti sembra che il focus si sta spostando, o comunque si sta allargando, dalla Search al Social e quindi dal SEO al SMO (Social media Optimization). Ti segnalo, anche se credo che ti siano note, le 5 leggi per la SMO di Rohit Bhargava (http://rohitbhargava.typepad.com/weblog/2006/08/5_rules_of_soci.html). Nel frattempo le leggi per il SMO sono cresciute e siamo arrivati a 16. In realtà il tuo articolo è più profondo e investe altri temi, ma mi piaceva ricordare un nuovo approccio alla visibilità.

  2. 16 marzo 2007 alle 15:40

    interessante post, ma siamo sicuri che i seo stiano andando tutti in questa direzione?

  3. 16 marzo 2007 alle 18:04

    forse no nelli, ma credo che siamo tutti sicuri che internet sta andando in questa direzione!

    sicuramente ciò avverrà prima in settori di nicchia…

    chi primo arriva.. ;-)

    PS bravo catone e complimenti a Marek

  4. 19 marzo 2007 alle 20:38

    Non c’è nulla in cui non concordi appieno, mi fa piacere vedere espressi i miei stessi pensieri (e molto meglio di come sarei stato capace di fare io :P ).
    Complimenti Marek.

  5. 25 ottobre 2012 alle 15:04

    Come misurare il pagerank di un sito?

    • 27 ottobre 2012 alle 21:32

      Ciao Gianfranco basta usare la Google Toolbar, io non lo utilizzo più da anni, ma sono certo esista ancora.
      Ci sono poi centinaia di tool online che ti consentono di determinare il pagerank. E’ sufficiente effettuare una ricerca su Google con il termine “pr tool” o “pagerank tool”

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