Google vi assimilerà, ogni resistenza è inutile!

Pubblicato il 3 Dicembre 2013
Autore:
L'articolo tratta di Google .

Google assimilerà l'intero web

In più di un occasione mi sono reso conto di come, nell’immaginario dell’utente inesperto, Google rappresenti il web e, più in generale, l’intera rete Internet…

Un primo esempio… Un cliente a cui avevo realizzato il sito, a due ore dal lancio, mi telefonò preoccupatissimo sostenendo che il sito non era raggiungibile. Azzerai, per sicurezza, la cache del mio browser e digitai l’url del sito: potevo accedervi senza alcun inconveniente!

Lo richiamai e gli chiesi che operazioni effettuava per visualizzare il sito; con stupore scoprii che non conosceva due concetti elementari: browser e barra degli indirizzi.

Per lui la “e” di Internet Explorer non rappresentava il software per navigare (anzi, era il concetto stesso di browser ad essergli alieno – del resto sarà capitato anche a voi di effettuare una sessione di assistenza, di impartire l’ordine: “Apra il browser” e di sentirvi rispondere “Che cosa è il browser?”) e neppure si era reso conto che, alla sommità dello stesso, vi era un campo in cui poteva trascrivere l’indirizzo di un sito web conosciuto, come pure di un termine di ricerca.

No, per questo cliente, come per molti altri, selezionare quella icona significava, di fatto, “andare su Google”; l’url veniva quindi inserito (dovrei usare il presente perché sono certo che effettui ancora tale azione) nel campo di ricerca del motore e non nella barra del browser!

L’operazione in questione conduce generalmente ad un risultato corretto (con l’unico inconveniente di dover effettuare un clic aggiuntivo per transitare dalla pagina dei risultati della ricerca al sito vero e proprio), ma, ovviamente, non nel caso in cui dominio e pagine web siano molto recenti e Google non abbia ancora provveduto ad indicizzarli.

A quel punto invitai il cliente presso il mio ufficio e, in poco meno di tre ore (!), riuscii a fargli comprendere che Google nient’altro è che un sito web come tutti gli altri, con la sola peculiarità di contenere riferimenti ad altri siti web, i quali possono essere raggiunti anche senza l’ausilio di un motore di ricerca (che, peraltro, non è detto sia necessariamente Google).

A distanza di mesi, forse un anno, scoprii che il cliente continuava con quella pratica e aveva già rimosso il significato del termine “browser”. Ma si sa, lo dico con affetto, i clienti, molto spesso, hanno la memoria corta…

In una condizione simile mi trovai quando, anni fa, fornii qualche consiglio a mio padre che si apprestava ad esplorare il web per la prima volta. Anzitutto gli feci sostituire la locuzione “vado in Google” con “vado in Internet”. E con più fortuna, molta più fortuna, gli feci comprendere correttamente il vero significato dei termini, “internet”, “web”, “browser” e “motore di ricerca”.

Potrei raccontare decine di altri episodi sull’argomento, ma non voglio appesantire la narrazione.

La metafora dell’elenco telefonico non è sufficiente

Mi sono chiesto perché sia così difficile per un utente inesperto comprendere che Google è un sito web come tutti gli altri e non l’intero corpo del web! Ritengo che l’equivoco sia dovuto al fatto che si tratta “di una entità che elenca altre entità che hanno la sua stessa natura”. Un sito, insomma, che elenca altri siti. In effetti, il classico esempio dell’elenco telefonico, spesso, non risulta convincente: Google non può essere rappresentato come un elenco che contiene i numeri di telefono degli utenti, proprio perché l’esempio propone un collegamento tra due entità distinte: un “pezzo di carta” e l”’identificativo numerico di un essere in carne ed ossa”. Quindi, al limite, si potrebbe utilizzare una diversa metafora, più fantasiosa: “ipotizziamo che esista un individuo, dotato di una memoria prodigiosa, che possa essere interrogato al fine di conoscere l’indirizzo degli abitanti di una città; costui rappresenta Google, mentre gli abitanti rappresentano i siti web che si possono raggiungere. Tu (utente), confondendo Google con il web, è come se, metaforicamente parlando, ritenessi che presso l’abitazione di questo individuo straordinario vivano tutti gli abitanti della città”…  Per quanto l’esempio sia un po’ forzato, suona decisamente meglio!

A Mountain View sono sicuramente consapevoli di questo fenomeno anche se non lo alimentano quanto potrebbero, almeno in termini di comunicazione, posto che Google, per sua stessa natura, non ha alcuna necessità di pubblicizzarsi. In ogni caso, col tempo, io credo che i creatori del motore di ricerca considereranno sempre di più questo aspetto.

L’obiettivo: aumentare i tempi di permanenza nelle pagine di Google

Se analizziamo l’evoluzione del motore degli ultimi anni si può a buon diritto affermare che uno dei principali obiettivi dell’azienda che lo produce sia quello di far permanere più a lungo possibile gli utenti nelle pagine di ricerca. Maggiore è lo stazionamento in quei “luoghi”, maggiori sono le esposizioni degli ads in essi contenuti e, di conseguenza, i clic agli stessi e maggiore è il guadagno per l’azienda (Stazionamento –> Esposizione –> Clic –> Profitto).

Alcuni esempi di pseudo migliorie di Google effettuate allo scopo di aumentare i temi di permanenza nelle sue pagine:

  • la pubblicazione delle offerte per voli ed hotel senza la necessità di accedere ai portali specifici;

    google-flight

  • la pubblicazione di abstract di Wikipedia quando si effettua la ricerca di personaggi o entità più o meno famosi (provate a digitare il nome di una squadra di calcio molto nota, ad esempio) e, più in generale, il cosiddetto “Google Knowdlege Graph”;

    ricerche-personaggi-famosi

     ricerca-squadra-calcio
    Si noti come ogni collegamento ipertestuale conduca ad altre pagine di Google e non a siti specializzati.

  • tutti prodotti che “tagliano fuori” gli intermediari: ad esempio Google Shopping, Hotel Finder, Places, ecc.;
  • strumenti dinamici quale, ad esempio, Instant Search e Suggest. Ritengo che la combinazione dei due dispositivi permetta a Google di visualizzare in maniera molto più rapida aggregati di ads, dato un certo lasso di tempo, riducendo, nel contempo, la possibilità che l’utente navighi  alcuni dei siti elencati nelle pagine delle serp.

    google-suggest

Sono consapevole che, almeno in questo ultimo esempio, la funzionalità determini in primo luogo un beneficio per l’utente e, solo in seconda battuta, un potenziale incremento del numero delle impressioni (anche se, a detta di molti, suggest impigrisce gli utenti che, invece che individuare il termine più adatto alla loro ricerca, spesso si accontentano di quello che più vi si avvicina proposto dal Motore). Altrettanto non si può dire, tuttavia, per tanti altri prodotti e servizi di Google che sostituiscono la navigazione di siti e portali specifici.

Google Shopping, ad esempio, è di molto inferiore ai tradizionali comparatori di prezzi per funzionalità ed estensione e, molto spesso, la sua consultazione non porta poi ad una decisione di acquisto definitiva. In effetti, in più di un’occasione, il suo utilizzo non mi ha soddisfatto e sono quindi transitato per altri siti specializzati realizzati in maniera più efficace. Questi ultimi, generalmente, contengono un numero di merchant molto più ingente, oltre a possedere un sistema di feedback più efficiente per quantità e autorevolezza delle testimonianze. Shopping è, insomma, uno strumento concepito per ridurre i tempi di decisione di acquisto che, in realtà, li aumenta!  

Allo stesso esito potrebbe condurre una analisi di “Voli” e di altri servizi proposti dal motore di ricerca.

Google, insomma, in numerosi frangenti, non offre un prodotto equivalente a quello di un sito specializzato, ma solo un suo surrogato che non garantisce la stessa esperienza d’uso.

Di contro, vi sono poi numerosi prodotti dell’azienda di Mountain View, alcuni pure utilissimi e molto apprezzati dalla comunità, che sono stati disattivati proprio perché non garantivano una adeguata esposizione di Ads: Google Reader (il sistema di lettura di feed Rss, utilizzato praticamente da tutti i smartphone e tablet per riprodurre news), Google Healt, iGoogle, Google Code Search e molti altri…

E così la convinzione che la Direzione di Google persegua un unico obiettivo: ampliare il più possibile il suo campo di azione realizzando servizi che gli permettano di aumentare i tempi di permanenza nelle sue pagine o, perlomeno, la quantità di ads visualizzabili in un dato lasso di tempo, si rafforza. Se i medesimi permettono di ottenere anche un miglioramento della user experience, tanto meglio!

Il risultato organico è diventato un’eccezione

Se i miei ragionamenti non vi hanno convinto del tutto, consideriamo ora un ulteriore aspetto prima di giungere alla conclusione dell’articolo: l’evoluzione nel corso degli anni del rapporto tra risultati organici e sponsorizzati (o di servizio).

Ogni sei mesi o poco più effettuo delle misurazioni su varie pagine dei risultati delle ricerche afferenti a chiavi più o meno competitive. Suddivido la prima schermata visibile di ciascuna di esse in rettangoli colorati. Ciascun colore rappresenta, nell’ordine, i risultati organici, i risultati non organici e lo spazio privo di contenuto. Poi con un righello elettronico misuro l’estensione di ciascuna area colorata. Ebbene l’area dei risultati organici si sta riducendo in maniera esponenziale: lo sbilanciamento in favore di quelli non organici è eccessivo, soprattutto nelle pagine dei risultati delle ricerche che afferiscono a chiavi competitivi. Ads, Shopping, Local e quant’altro sembrano quasi dei Langolieri del web, avanzano inesorabilmente, di anno in anno, divorando tutto ciò che li circonda.

Consideriamo la ricerca del termine “voli”, l’immagine che segue si riferisce al 2010 circa. La successiva ad oggi.

serp-2010

  

serp-2013

L’area gialla rappresenta la quantità di risultati organici visibili nella prima schermata di un monitor da 24 pollici, un monitor dotato di una risoluzione piuttosto alta, che permette, cioè, di visualizzare una porzione di pagina molto estesa. Con un monitor più piccolo a risoluzione ridotta, molto probabilmente, uno screenshot della pagina dei risultati attuali sarebbe privo di area gialla!

Nonostante la sproporzione tra i risultati sia già così evidente e, in certi casi, davvero insopportabile, Google continua a studiare altre modalità per aumentare la quantità di ads visualizzabili.

Siamo arrivati però quasi alla saturazione dello spazio disponibile; il motore, insomma, è diventato un po’ come la tute dei piloti di Formula 1 che, potete constatarlo con i vostri occhi, alla tv, durante la premiazione di un Gran Premio: sono così fittamente dense di etichette di sponsor che risulta veramente difficile posizionarne un’ulteriore. E, qualora l’operazione fosse possibile, la visibilità di quest’ultima sarebbe pressoché nulla, vista la quantità di loghi e marchi già presenti!

E quindi la domanda che vi invito a porvi è questa: posto che l’obiettivo di Google sia quello di aumentare la quantità di impressioni nelle sue pagine con ogni mezzo, come potrà ottenere tale scopo nei prossimi anni?

Voi sarete assimilati, la resistenza è inutile!

Personalmente immagino un unico scenario: Google “aprirà degli spazi” ai siti web, creerà cioè delle nicchie (niches) al suo interno in cui stazioneranno dei siti web, offrendo gratuitamente agli utenti che lo vorranno, spazio e banda e rendendo, nel contempo più accessibile la creazione di pagine html già ottimizzate per la sua piattaforma (sta già perseguendo questo obiettivo, peraltro, con Google Sites e Google Web Designer).

Ogni nicchia potrebbe contenere una certa categoria di siti, dei contenuti dei quali Google diventerà proprietario, secondo la logica comune a tutti i suoi servizi.

A tale riguardo i termini di servizio del motore parlano chiaro:

Quando carica o invia in altro modo dei contenuti ai nostri Servizi, l’utente concede a Google (e a coloro che lavorano con Google) una licenza mondiale per utilizzare, ospitare, memorizzare, riprodurre, modificare, creare opere derivate (come quelle derivanti da traduzioni, adattamenti o modifiche che apportiamo in modo che i contenuti dell’utente si adattino meglio ai nostri Servizi), comunicare, pubblicare, rappresentare pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire tali contenuti. I diritti che concede con questa licenza riguardano lo scopo limitato di utilizzare, promuovere e migliorare i nostri Servizi e di svilupparne di nuovi. Questa licenza permane anche qualora l’utente smettesse di utilizzare i nostri Servizi (ad esempio nel caso di una scheda di attività commerciale aggiunta a Google Maps).

I vantaggi per il motore sarebbero innumerevoli:

  • disporrebbe istantaneamente dei contenuti dei siti e stabilirebbe, in maniera incontrvertibile, l’autorevolezza di chi li produce e quindi potrebbe migliorare di molto la targettizzazione dei suoi ads secondo una logica affine ad Adsense;
  • aumenterebbe di molto la quantità e la durata di esposizione dei suoi ads ;
  • al crescere delle sue “capacità semantiche” potrebbe addirittura fornire degli abstract e pure degli snippet (porzioni di contenuto) multi sito già all’interno delle pagine dei risultati delle ricerche. Ricordate l’esempio precedente      relativo alla ricerca di un personaggio famoso o altra entità molto conosciuta? Se comprensione del linguaggio e capacità di assegnare autorevolezza ai Publisher miglioreranno il motore potrà di certo creare delle vere e proprie monografie attingendo da più siti web, operazione molto più agevole avendo pieno possesso dei contenuti. L’operazione potrebbe ridurre ulteriormente per l’utente la necessità di entrare in un sito sia esso interno che esterno a Google e l’esposizione agli ads aumenterebbe ulteriormente;
  • ridurrebbe, di molto, i costi di scansione, indicizzazione e tracciamento dei siti web.

E quali potrebbero essere i vantaggi per l’utente? La visibilità!

Un sito interno a Google, a rigor di logica, potrebbe ottenere più visibilità degli altri. Ma attenzione, questo non è detto che produrrebbe un aumento delle conversioni (vendite, iscrizioni ad una newsletter, effettuazione di acquisti, lettura di un contenuto del sito e altre azioni misurabili) rispetto ad oggi, sarebbe comunque il motore ad ottenere il maggior tornaconto da una simile operazione.

Immaginiamo due immense area che rappresentino il profitto potenziale aggregato di Google da una parte e quello dei proprietari dei siti web dall’altra; se lo scenario è valido, il motore aumenterà la sua posizione dominante di molto, di contro si ridurrà quella dei proprietari dei siti web. I quali però potranno avvicinarsi al profitto attuale solamente scegliendo di pubblicare i loro siti direttamente in Google. Di conseguenza, che si pubblichi o meno all’interno di Google, il proprietario di un sito web otterrà comunque meno di quanto possa ottenere ora!

E così si sarebbe completata l’assimilazione del web da parte del motore di ricerca e quel mio cliente, di cui ho parlato all’inizio, avrebbe finalmente ragione ad affermare “vado in Google”, in luogo di “vado in Internet”.

A voi la parola…

(Un ringraziamento a Marco Ziero che ha fornito diversi suggerimenti utili per la stesura dell’articolo!)

2 commenti all'articolo “Google vi assimilerà, ogni resistenza è inutile!”

  1. 29 Agosto 2014 alle 19:00

    In alcune frasi ho avuto dei flash di esperienze simili… browser… barra degli indirizzi…
    Aggiungo anche confusione tra wifi e firewire… Poi venivano fuori dei nuovi termini…
    Cmq interessante lo scenario proposto da te.
    Io sono convinto poi che google farà una strage di tutta la forza oscura non appena avrà la tecnologia (se già non ce l’ha) per fare controlli di semantica sui contenuti (piccolo ot scusa: mazza vedi che continuo a seguirti).

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