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	<title>Ranked.it &#187; Web</title>
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		<title>Come non fare un preventivo e vivere felici</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 12:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[costo seo]]></category>
		<category><![CDATA[preventivi web marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/web/come-non-fare-un-preventivo-e-vivere-felici/">Come non fare un preventivo e vivere felici</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><h2 class="sottotitolo">Il rifiuto mascherato</h2>
<p><img class="flotta" style="margin-left: -12px;" title="come-non-fare-preventivo-sito-web" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2012/01/come-non-fare-preventivo-sito-web.gif" alt="tecniche per indurre un potenziale cliente a non chiedere un preventivo senza compromettervi" width="340" height="429" />Natale. Il cenone con i tuoi parenti è al suo culmine. L’atmosfera è serena, la discussione  piacevole. Ma ecco che, improvvisamente, zio Arturo comincia a fissarti e pronuncia le seguenti, raccapriccianti, parole: “Sai, c’è un mio amico, un carissimo amico, che è veramente bravo a dipingere. Non è che gli fai un preventivo per il sito?  Tu, poi, fai quel lavoro strano su Google: magari lo fai uscire primo se uno cerca <em>pittore</em>. E, dimmi, quanto può costare una cosa del genere? Gli fai un bello sconto, s’intende…”.  E zia Ada, per dargli manforte: “Ma certo! Si tratta di un caro amico dello zio, che diamine! Tu ci metti un attimo a fare quelle cose!”.</p>
<p>Ti si ferma il boccone sullo stomaco, impallidisci e quasi ti manca il respiro; con espressione smarrita, volgi lo sguardo a destra e a sinistra, in cerca di un aiuto che nessuno ti può dare.</p>
<p>Il fatto è che proprio non &#8230; <a href="http://www.ranked.it/web/come-non-fare-un-preventivo-e-vivere-felici/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></p></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/web/come-non-fare-un-preventivo-e-vivere-felici/">Come non fare un preventivo e vivere felici</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/web/come-non-fare-un-preventivo-e-vivere-felici/">Come non fare un preventivo e vivere felici</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><h2 class="sottotitolo">Il rifiuto mascherato</h2>
<p><img class="flotta" style="margin-left: -12px;" title="come-non-fare-preventivo-sito-web" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2012/01/come-non-fare-preventivo-sito-web.gif" alt="tecniche per indurre un potenziale cliente a non chiedere un preventivo senza compromettervi" width="340" height="429" />Natale. Il cenone con i tuoi parenti è al suo culmine. L’atmosfera è serena, la discussione  piacevole. Ma ecco che, improvvisamente, zio Arturo comincia a fissarti e pronuncia le seguenti, raccapriccianti, parole: “Sai, c’è un mio amico, un carissimo amico, che è veramente bravo a dipingere. Non è che gli fai un preventivo per il sito?  Tu, poi, fai quel lavoro strano su Google: magari lo fai uscire primo se uno cerca <em>pittore</em>. E, dimmi, quanto può costare una cosa del genere? Gli fai un bello sconto, s’intende…”.  E zia Ada, per dargli manforte: “Ma certo! Si tratta di un caro amico dello zio, che diamine! Tu ci metti un attimo a fare quelle cose!”.</p>
<p>Ti si ferma il boccone sullo stomaco, impallidisci e quasi ti manca il respiro; con espressione smarrita, volgi lo sguardo a destra e a sinistra, in cerca di un aiuto che nessuno ti può dare.</p>
<p>Il fatto è che proprio non sai cosa rispondere allo zio che, purtroppo, non ha mai brillato per acume.  <strong>Come spiegargli che, anche solo per elaborare il preventivo di spesa per realizzare un sito, un buon sito, servono decine e decine di ore lavorative e che è quasi impossibile far comparire al primo posto delle pagine dei risultati delle ricerche una chiave, qualsiasi chiave, tantomeno una così generica quale è “pittore”?</strong><br /><strong>Dejà vu, situazione che si ripete di continuo: quale sia l’ammontare dello sconto, sai per certo che il preventivo mai si concretizzerà! Né ti verrà corrisposto alcunché per averlo realizzato.</strong></p>
<p>Che fai, allora? Fingi un improvviso mal di pancia, un terribile mal di pancia, e corri gemendo verso il bagno. Ti ci chiudi dentro e ti siedi sul bordo della vasca con il telefono in mano a leggere (per fortuna in casa c’è il wi-fi) per una dozzina di minuti la rassegna stampa on-line. Quando ne esci, gemendo un po’ meno ma pur sempre gemendo, pretendi di sedere il più vicino possibile alla porta della sala da pranzo (fosse necessaria una ulteriore corsa al bagno!). Ovviamente, Zio Arturo si è reso conto che, almeno per oggi, non è il caso di tornare sull’argomento; ma a questo punto la cena, per quel che ti riguarda, è compromessa: assaggi appena il resto delle pietanze, per timore che lo zio si insospettisca…</p>
<p>Il racconto vuol essere una provocazione, un’iperbole, per evidenziare una verità incontrovertibile: <strong>quanto più stretti sono i rapporti (di parentela, amicizia, ecc.) che ti legano a chi ti chiede un preventivo, tanto più diventa problematico trovare le parole giuste per indurlo, senza dargli un dispiacere, a far cadere la richiesta</strong>, qualora tu sia pervenuto all’assoluta convinzione che quel preventivo non potrà avere un seguito, se non lavorando fortemente in perdita o, peggio ancora, a titolo interamente gratuito.</p>
<p>La situazione non cambia di molto se chi ti chiede il preventivo è un estraneo e ti accorgi (più esattamente è il tuo fiuto, affinatosi in anni di esperienza, che ti fa percepire) <strong>che il soggetto non è assolutamente affidabile, che per un motivo o per l’altro, dopo averlo ottenuto (il preventivo), finirà col non commissionarti il lavoro</strong> o con l’importi condizioni tali da indurti a non accettarlo. Anche in questo caso, infatti, il professionista web viene a trovarsi in una situazione di grande imbarazzo, consapevole del fatto che, mentre da un lato non può esimersi dal fornire una risposta,   specie se la richiesta gli è pervenuta tramite il forum di contatto di un sito o di un blog, dall’altro  lato non può rispondere al potenziale cliente <em>sic et simpliciter</em> “Mi rifiuto di farti il preventivo perché diffido di te e temo fortemente che mi faresti solo perdere del tempo prezioso”. Ma certezze assolute non se ne hanno mai! Spesso permangono dei dubbi, <strong>magari chi ti ha contattato può effettivamente diventare un tuo cliente e il periodo poco florido ti impone di essere meno selettivo</strong>!</p>
<h2>Ma possibile che non vi siano soluzioni che consentano al professionista web di tirarsi fuori con disinvoltura da queste situazioni?</h2>
<p>Per alcuni miei colleghi il problema non si pone: forniscono un preventivo standard e chiudono il cerchio; sarà poi il cliente a contattarli, se vuole approfondire. Personalmente, rispetto ma non condivido questa linea di pensiero. Mi considero un “sarto della progettazione web”, il mio lavoro è basato sulla qualità e non sulla quantità; preferisco mirare all’eccellenza seguendo pochi clienti piuttosto che puntare ad economia di scala, offrendo quindi a molti clienti un prodotto più o meno simile o minime declinazioni dello stesso. Ne consegue che, prima di elaborare un preventivo, studio attentamente il business del cliente, lo intervisto, per poi proporre un’offerta su misura. Dal mio punto di vista questo studio preliminare è fondamentale: <strong>più il preventivo è personalizzato, più aumentano le probabilità di ottenere il lavoro.</strong><br />Ovviamente, siffatto preventivo (che, lo ribadisco, è gratuito, quasi per definizione) ha un suo costo, in termini sia di ore lavorative (minimo una dozzina, per quel che mi riguarda), sia di stress, dovuto, per lo più, alla diffusa abitudine fra gli aspiranti clienti di non fornire in tempi rapidi le informazioni che vengono loro richieste. Così stando le cose, se il potenziale cliente dimostra in modo più o meno palese d’essere inaffidabile, riuscire ad evitare la produzione del preventivo diviene una questione di sopravvivenza.</p>
<p>Ho meditato parecchie volte sull’argomento e, alla fine, ho scoperto che delle soluzioni esistono; non solo, ma che io stesso le ho già sperimentate con considerevole successo in passato, sia pure senza rendermene completamente conto.</p>
<p>Mi sono accorto, inoltre, che tali soluzioni, seppur diverse tra loro, hanno quest’elemento in comune: rientrano tutte in quella che, per comodità, chiamerò sin d’ora “strategia del rifiuto mascherato”, dove il termine “mascherato” sta  per “non riconoscibile”.<strong> In pratica il meccanismo prevede di indurre la medesima persona che ha richiesto il preventivo a rinunciarvi spontaneamente senza che il professionista web opponga un esplicito rifiuto.</strong></p>
<h2>Ma quali sono, in definitiva, le soluzioni che possono rientrare nel concetto di <strong>rifiuto mascherato</strong>?</h2>
<ol>
<li><strong>la stima temporale</strong>: non fate alcun accenno all’aspetto finanziario. Cercate, invece, di far capire al potenziale cliente che la creazione di un sito richiede conoscenze estremamente specialistiche, per nulla paragonabili a quelle necessarie, ad esempio, per la riparazione del rubinetto che perde. Precisategli inoltre, dopo aver fatto un calcolo approssimativo, il numero di ore necessario per la preparazione del preventivo e per l’esecuzione del lavoro. L’aspirante cliente, se è persona intelligente, si farà rapidamente quattro conti e, se non motivato realmente, molto probabilmente, rinuncerà al preventivo;  </li>
<li><strong>la dilatazione temporale</strong>: rimandate, rimandate e rimandate più volte; se occorre, anche all’infinito, la preparazione del preventivo, imputando ogni volta il rinvio ai numerosi impegni già assunti. Alla fine il potenziale cliente si stancherà di attendere e rinuncerà spontaneamente alla richiesta di preventivo. (Ho appreso questa tattica da un amico che ripara computer. Subissato dalle richieste di riparazioni gratuite da parte dell’intero vicinato, decise, ad un certo punto, di continuare a ripararli, trattenendoli, però, non meno di quattro mesi. Un po’ alla volta le richieste cessarono);</li>
<li><strong>il costo sovrastimato</strong>: anticipate all’aspirante cliente il costo presunto del sito, sovrastimandolo rispetto ai prezzi di mercato. Attenzione, però! Tale soluzione, sebbene vincente, va usata con cautela: ne potrebbe nascere del passaparola negativo ad opera di chi ha richiesto il preventivo;</li>
<li><strong>il collaboratore dispendioso</strong>: affermate di non essere in grado di fare il sito autonomamente e di necessitare pertanto delle competenze di un altro professionista, che, però, è notoriamente costoso;</li>
<li><strong>l’adesione alla prima direttiva:</strong> solo nel caso in cui l’aspirante cliente è un parente o  un amico o un conoscente<em>, </em>fornitegli il nome di un altro professionista, giustificando la vostra indisponibilità ad accettare l’incarico con il fatto che il Regolamento dell’Associazione dei Professionisti Web, alla quale avete aderito, vieta agli associati di svolgere la propria attività in favore di parenti, amici e conoscenti. A proposito, inventatevi anche un nome per l’Associazione: sembrerete più credibili; </li>
<li><strong>la delegazio secondo il principio dell’impegno – coerenza</strong>: la soluzione, che io prediligo (non saprei dire quante volte mi ha salvato da situazioni imbarazzanti per non dire da fregature vere e proprie), è una applicazione del concetto di “impegno-coerenza” molto ben teorizzato da Cialdini nel suo libro “<a href="http://www.amazon.it/s/?ie=UTF8&amp;keywords=le+armi+della+persuasione&amp;tag=slhyin-21&amp;index=aps&amp;hvadid=11129574950&amp;ref=pd_sl_62bqitkmk1_e" rel="no-follow">Le Armi della Persuasione</a>”. Si tratta semplicemente di delegare parte del lavoro a chi vi ha richiesto il preventivo. In questo modo si ottengono i seguenti due benefici mutualmente esclusivi:  a) l’interlocutore non darà seguito alla richiesta: in tal caso, non sarete obbligati a fornire il preventivo;  b) l’interlocutore darà seguito alla richiesta e produrrà quanto gli è stato richiesto: in tal caso le probabilità che il lavoro vi venga commissionato aumenteranno in forma esponenziale; questo, perché avete richiesto alla persona un impegno che è stato poi mantenuto, e ciò, sorprendentemente,  alimenta il principio della coerenza, in base al quale si desidera più fortemente, di dare un seguito all’impegno preso. Per ottenere tali benefici è raccomandabile che l’impegno avvenga in forma scritta, stante che la forma orale risulta, molto spesso, del tutto inaffidabile. Ma che forma di coinvolgimento si può chiedere all’aspirante cliente e come ottenere da lui un impegno scritto? Vi sono varie possibilità, ma mi limito a indicarne due. <strong>Per esempio, potete chiedergli di prepararvi, sottoscrivendola, una paginetta in Word che descriva il più dettagliatamente possibile come vorrebbe che venisse realizzato il sito.  Oppure, potete inviargli un questionario standard, contenente un numero rilevante di quesiti</strong> (sulla professione svolta, sulle caratteristiche che deve avere sito, ecc.), da restituire debitamente compilato e sottoscritto entro una certa data (da qui, l’opportunità, per il  professionista web di elaborare un buon questionario: ciò gli prenderà del tempo, ma, credetemi, ne sarà valsa la pena). <br />La strategia può essere applicata anche quando il potenziale cliente (o l’intermediario del cliente) è un parente o un amico o un conoscente: informatelo che avrete bisogno del suo fattivo coinvolgimento per quegli aspetti del lavoro di creazione del sito che, normalmente, non sono di competenza del professionista web. Immaginiamo che la storia di zio Arturo abbia un seguito, per cui, qualche giorno dopo il cenone di Natale, egli torna alla carica con la sua richiesta di preventivo. Si potrebbe rispondergli in questo modo: “Caro zio, sono disponibilissimo a farti il preventivo, ma dovresti fotografarmi i quadri del tuo amico pittore e chiedere a tua figlia Angelica &#8211; non le costerà molta fatica, dato che insegna letteratura &#8211; di occuparsi dei contenuti; diversamente, non mi sarà possibile creare il sito, in quanto  immagini e testi ne sono elementi indispensabili”.  Si può essere certi che, se a zio Arturo non verrà un colpo, poco ci mancherà. Biascicherà probabilmente qualcosa come “Sì, d’accordo, provvederò”, ma di fatto non consegnerà mai il materiale (lasciando in tal modo cadere la richiesta di preventivo); non solo, ma, sapendo di aver mancato all’impegno, se ne vergognerà a tal punto che si guarderà bene dal tornare sull’argomento.</li>
</ol>
<p>Prima di concludere la mia dissertazione sul concetto di <strong>rifiuto mascherato</strong>, tranquillizzo quanti, ritengo molto pochi invero, dovessero percepirlo come un inganno attuato ai danni del potenziale cliente e quindi in contrasto con quella che chiamiamo “etica professionale”. Come già si è spiegato, il rifiuto mascherato è una maniera garbata, soft, indolore per indurre l’aspirante cliente &#8211; quando, o perché sommamente ignorante ed ottuso o perché emerito cialtrone o perché persona completamente in malafede, si sia rivelato inaffidabile &#8211; a rinunciare volontariamente e senza offendersi alla richiesta di preventivo; e ciò, non mi pare che sia in contrasto con l’etica professionale.<br />E se anche lo fosse, la propria sopravvivenza deve prevalere sull&#8217;etica:  perchè, spesso, <strong>il non fornire un preventivo è una questione di sopravvivenza</strong>! <br />E quando uso quel termine, mi riferisco non solo all’aspetto squisitamente economico, ma anche a quello della dignità professionale. Troppo spesso, infatti, quello di chi opera nel web &#8211; e più, in generale, nel mondo dell’informatica &#8211; viene considerato stoltamente un lavoro facile, di poco impegno e persino divertente. <strong>La realtà è profondamente diversa: il nostro lavoro ha la stessa dignità di qualsiasi altro, dal momento che richiede il possesso di conoscenze tecniche ed intellettuali non comuni, di un continuo e quasi quotidiano aggiornamento e, soprattutto, di lunghi e snervanti tempi di esecuzione. Per cui ritengo sempre legittimo l&#8217;uso di queste strategie contro colui che, con troppa leggerezza, chiede a noi un impegno gravoso senza aver la reale intenzione, a sua volta, di volersi impegnare. </strong></p>
<p>Per concludere, mi sembra opportuno precisare che queste soluzioni, sebbene siano state studiate per il professionista web, possono trovare utile applicazione in qualunque professione.</p>
<p><a href="http://www.ranked.it/web/come-non-fare-un-preventivo-e-vivere-felici/">Come non fare un preventivo e vivere felici</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un raggio laser per eliminare siti web</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 13:51:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/web/siti-web-eliminare/">Un raggio laser per eliminare siti web</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><p><img class="flotta" style="margin-bottom: -5px; margin-left: -10px;" title="siti-web-eliminazione-definitiva" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2011/12/siti-web-eliminazione-definitiva.jpg" alt="Eliminare i siti web che non garantiscono valore aggiunto all'utente" width="300" height="232" />Talvolta, complici l’insonnia e la folie des grandeurs (mania di grandezza), sogno, tra molte altre cose, <strong>di disporre di un apparecchio dotato di un raggio laser in grado di far scomparire dai server di tutto il mondo alcuni siti web presenti nelle serp di google</strong>.</p>
<p>Il meccanismo di eliminazione che ho immaginato è molto semplice, cerco qualcosa in google, navigo all’interno dei siti proposti nelle sue serp, trovo un sito dolosamente o colposamente realizzato male, premo il pulsante del marchingegno e questo scompare, bit per bit; nemmeno la cache di google o archive.org potrà farlo riemergere dagli abissi.</p>
<p><strong>Quali sono i siti che vorrei liquidare? Generalmente quelli che non garantiscono alcun valore aggiunto agli utenti.<span id="more-410"></span></strong></p>
<p>In primo luogo quegli aggregatori di contenuti assolutamente speculativi, quelli, cioè, la cui esistenza ha il solo scopo di utilizzare materiale altrui per diffondere banner o altri strumenti pubblicitari; capita troppo spesso, infatti, di effettuare una ricerca, avere l’impressione (guardando la serp!) di trovarsi &#8230; <a href="http://www.ranked.it/web/siti-web-eliminare/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></p></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/web/siti-web-eliminare/">Un raggio laser per eliminare siti web</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/web/siti-web-eliminare/">Un raggio laser per eliminare siti web</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><img class="flotta" style="margin-bottom: -5px; margin-left: -10px;" title="siti-web-eliminazione-definitiva" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2011/12/siti-web-eliminazione-definitiva.jpg" alt="Eliminare i siti web che non garantiscono valore aggiunto all'utente" width="300" height="232" />Talvolta, complici l’insonnia e la folie des grandeurs (mania di grandezza), sogno, tra molte altre cose, <strong>di disporre di un apparecchio dotato di un raggio laser in grado di far scomparire dai server di tutto il mondo alcuni siti web presenti nelle serp di google</strong>.</p>
<p>Il meccanismo di eliminazione che ho immaginato è molto semplice, cerco qualcosa in google, navigo all’interno dei siti proposti nelle sue serp, trovo un sito dolosamente o colposamente realizzato male, premo il pulsante del marchingegno e questo scompare, bit per bit; nemmeno la cache di google o archive.org potrà farlo riemergere dagli abissi.</p>
<p><strong>Quali sono i siti che vorrei liquidare? Generalmente quelli che non garantiscono alcun valore aggiunto agli utenti.<span id="more-410"></span></strong></p>
<p>In primo luogo quegli aggregatori di contenuti assolutamente speculativi, quelli, cioè, la cui esistenza ha il solo scopo di utilizzare materiale altrui per diffondere banner o altri strumenti pubblicitari; capita troppo spesso, infatti, di effettuare una ricerca, avere l’impressione (guardando la serp!) di trovarsi di fronte ad un contenuto interessante, selezionare il link e giungere ad una pagina web che contiene solo il titolo di un articolo inerente alla chiave ricercata (e nessun altro contenuto), circondato da decine di immagini e messaggi pubblicitari. Trascorso qualche attimo di sgomento si intuisce che l’unico modo per uscire da quella pagina è proprio quello di cliccare sul medesimo titolo, lo si fa e, spesso, si giunge su di un altro sito che costringe ad effettuare nuovamente la stessa operazione, altro clic, quindi, e si arriva, finalmente, al sito che contiene realmente l’articolo a cui eravate interessati.</p>
<p><strong>Tre clic, decine di secondi preziosi persi: Zac, eliminati!</strong></p>
<p><strong>Eliminerei poi il 99% di quei siti che utilizzano il meccanismo perverso che prevede di creare contenuto al volo sulla base della query digitata nel motore</strong>. Mi spiego meglio, vi sarà capitato di effettuare una ricerca (lo ammetto, succede soprattutto in ambito <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Warez">warez</a>) e di trovare nella serp un sito che riporta esattamente la stringa inserita in Google o altro motore. Navigate quest’ultimo e i termini ricercati compaiono in testa alla pagina senza alcun seguito (e non sono nemmeno cliccabili!). Più in basso messaggi pubblicitari e link ad altri contenuti (o prodotti) senza alcuna correlazione con la vostra ricerca.<strong> <br />Zac, eliminati pure questi!</strong></p>
<p>Eliminerei poi, parere questo condivisibile o meno dai più, quei siti che utilizzano in maniera esagerata <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/AJAX">Ajax</a>. Diventano lenti, imprevedibili, effettui una certa operazione e ottieni raramente il risultato sperato. L’abuso di tale tecnologia mi sembra quasi il tentativo di “iniettare meccanismi tipici delle architetture client server all’interno di un sito web” (in poche parole, quando si navigano questi siti si ha come l’impressione di utilizzare un software per windows che funziona male). <br /><strong>Zac e zac, sono necessari due raggi, tanti sono questo tipo di siti!</strong></p>
<p>E ancora Zac e poi zac e ancora zac; <strong>eliminati il sito di Trenitalia</strong> (non credo servano spiegazioni!), quello del mio gestore di gas ed energia, quello di <strong>Google Reader</strong> (lo trovo infelicemente inusabile) e molti altri. Quanto al sito della mia banca penso che non lo eliminerei definitivamente: lo prenderei in ostaggio e lo rilascerei in cambio di un nuovo meccanismo di login per accedere allo stesso.</p>
<p>E voi che siti vorreste eliminare?</p>
<p><strong>P.S.: <span style="color: #ff0000;">Buon 2012!</span></strong></p>
<p><a href="http://www.ranked.it/web/siti-web-eliminare/">Un raggio laser per eliminare siti web</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il modding: la personalizzazione sociale del prodotto</title>
		<link>http://www.ranked.it/web/modding-personalizzazione-sociale-prodotto/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 16:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[modding]]></category>
		<category><![CDATA[personalizzazione del prodotto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/web/modding-personalizzazione-sociale-prodotto/">Il modding: la personalizzazione sociale del prodotto</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><h2>Introduzione</h2>
<p><img class="flotta" style="margin-left: -12px;" title="La personalizzazione sociale del prodotto" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2011/05/modding.png" alt="" width="324" height="226" />Con l’avvento del web il fenomeno della<strong> personalizzazione sociale del prodotto</strong>, o più propriamente del <strong>modding</strong>, è diventato così comune da non poter più essere definito tale. È un dato di fatto!<br />Non è più il solo “smanettone” ad acquistare un prodotto – sia esso software, hardware o, comunque, un apparecchio elettronico &#8211; e a modificarne attributi e funzionalità, ma una cospicua fascia di consumatori, per così dire, normali.<br />Di questo argomento se ne parla in continuazione, tuttavia, per quel che mi è dato di sapere, mai in maniera organica.</p>
<h2>Cosa si intende per modding</h2>
<p>L’ambito principale del modding è il computer o per meglio dire, le sue parti hardware. Cercando su Google il termine <strong>overclocking</strong> (la pratica di modding che consente di migliorare le prestazioni di un componente elettronico, generalmente la cpu del personal computer) si ottengono ben 23.500.000 risultati. Esistono in rete migliaia di siti che trattano dell’argomento, forum, blog, persino dei libri. Altri esempi? &#8230; <a href="http://www.ranked.it/web/modding-personalizzazione-sociale-prodotto/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></p></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/web/modding-personalizzazione-sociale-prodotto/">Il modding: la personalizzazione sociale del prodotto</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/web/modding-personalizzazione-sociale-prodotto/">Il modding: la personalizzazione sociale del prodotto</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><h2>Introduzione</h2>
<p><img class="flotta" style="margin-left: -12px;" title="La personalizzazione sociale del prodotto" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2011/05/modding.png" alt="" width="324" height="226" />Con l’avvento del web il fenomeno della<strong> personalizzazione sociale del prodotto</strong>, o più propriamente del <strong>modding</strong>, è diventato così comune da non poter più essere definito tale. È un dato di fatto!<br />Non è più il solo “smanettone” ad acquistare un prodotto – sia esso software, hardware o, comunque, un apparecchio elettronico &#8211; e a modificarne attributi e funzionalità, ma una cospicua fascia di consumatori, per così dire, normali.<br />Di questo argomento se ne parla in continuazione, tuttavia, per quel che mi è dato di sapere, mai in maniera organica.</p>
<h2>Cosa si intende per modding</h2>
<p>L’ambito principale del modding è il computer o per meglio dire, le sue parti hardware. Cercando su Google il termine <strong>overclocking</strong> (la pratica di modding che consente di migliorare le prestazioni di un componente elettronico, generalmente la cpu del personal computer) si ottengono ben 23.500.000 risultati. Esistono in rete migliaia di siti che trattano dell’argomento, forum, blog, persino dei libri. Altri esempi? I giochi elettronici! <strong>Pro Evolution Soccer</strong> per anni è risultato il miglior gioco di calcio su pc e console. Posso assicurare, tuttavia, che buona parte delle sue vendite sono derivate dalle personalizzazioni che numerosi gruppi di utenti hanno gratuitamente apportato al gioco, le cosiddette “patch”. Questi file modificano quelli originali garantendo un’esperienza ludica molto più realistica: i giocatori vengono ridisegnati con volti più simili a quelli reali e così gli stadi, le maglie da gioco, persino gli scarpini e i palloni. Talvolta alcuni si sono spinti oltre andando a ricalibrare la fisica del gioco o alcuni aspetti non meramente grafici.<br />E che dire, infine, dei terminali Android? In pratica per quasi ogni modello prodotto vengono create, da gruppi di utenti, le cosiddette “custom rom”, dei sistemi operativi alternativi a quelli realizzati dal produttore. Il punto è che queste personalizzazioni sono terribilmente efficaci, proprio perché realizzate a seguito delle richieste degli utenti stessi. [<a href="#1">Nota 1</a>].<a id="a" name="a"></a> Una custom rom, in particolare, è diventata talmente famosa da divenire essa stessa un sistema operativo declinato per vari modelli di smartphone Android, mi riferisco a <a href="http://www.cyanogenmod.com/">CyanoGenMod</a>.<br />Personalizzazioni vengono effettuate poi su televisori, sistemi hi-fi, lettori dvd e, praticamente, ogni dispositivo che disponga di un sistema operativo.</p>
<h2>Perché si effettua il modding</h2>
<p>Un primo motivo, l’ho di fatto già anticipato, è che <strong>per molti utenti è imperativo “spremere” il prodotto sino a fargli raggiungere le massime prestazioni</strong>; un secondo motivo può derivare dal comportamento spesso, se vogliamo, un po’ scorretto delle aziende, le quali, per mere ragioni di economia di gamma, <strong>immettono sul mercato più prodotti, i quali, tuttavia, non sono altro che diverse declinazioni del medesimo prodotto a prezzo esponenzialmente crescente</strong>; in molti casi alcuni utenti esperti ed appassionati riescono a “trasferire” le caratteristiche dal prodotto top a quello base. [<a href="#2">Nota 2</a>]<strong><a id="b" name="b"></a></strong></p>
<p>Il terzo riguarda la pratica, altrettanto scorretta, di <strong>immettere nel mercato prodotti che non hanno ancora raggiunto la piena maturità</strong>, per i quali, cioè, non è stato effettuato un periodo di test adeguato. I consumatori, pertanto, sono costretti a trasformarsi da meri fruitori di un prodotto a veri e propri beta tester (per approfondire consiglio <a href="http://www.dday.it/redazione/3529/Il-consumatore-betatester-di-tasca-sua.html">questo articolo</a> di<strong> DDay.it</strong>).</p>
<p>Da un certo punto di vista, si può dire che, attraverso la rete, gli utenti “si fanno giustizia” da soli!</p>
<h2>Le aziende e il modding</h2>
<p>Come si pongono le aziende di fronte a questa pratica? <strong>Generalmente la ostacolano</strong>, a quanto mi è dato modo di vedere. Talune, invece, la accettano con neutralità, altre, invece, la incoraggiano.<br />Vi sono poi numeroso aziende che permettono di “costruire” intorno al prodotto (app di Iphone, di Facebook, ecc.) ma che proibiscono categoricamente di modificare le componenti core dello stesso (ciò non significa, tuttavia, che questo non si verifichi lo stesso!). [<a href="#3">Nota 3</a>]<strong><a id="c" name="c"></a></strong></p>
<h2>Perché le aziende dovrebbero alimentare la pratica del modding</h2>
<p>A mio avviso si tratta di una fenomenale leva di marketing! Le aziende potrebbero trasferire, almeno in parte, la personalizzazione del prodotto direttamente all’utente (o più precisamente a gruppi di utenti) e non sarebbero più costrette a tentare, spesso vanamente, di andare incontro a tutte le molteplici esigenze dei clienti e di predire gusti, mode e tendenze.<br />V’è da dire, inoltre, che questi super user che hanno le capacità e la competenza di effettuare modifiche ai prodotti sono, spesso, degli opinion leader e quindi incentivando il loro lavoro (prestato, peraltro, gratuitamente) si potrebbero ottenere enormi benefici in termini di buzz e passaparola.<br />E che dire dei “discepoli” di questi utenti, di coloro, cioè, che adottano le pratiche da questi consigliate? Si tratta, di fatto, di una schiera di beta tester che, proprio perché hanno acquistato il prodotto e pretendono che funzioni al meglio, garantiscono dei feedback più efficaci di quelli ottenibili da qualsiasi professionista pagato dall’azienda per effettuare test e prove sul campo.</p>
<p>Poniamo che una fantomatica azienda Alfa decida di assecondare il modding, quali potrebbe essere il mezzo per favorire tale pratica? Il web, è evidente! <br />Si potrebbe:</p>
<ul type="disc">
<li>creare un forum di supporto all’interno del sito stesso della azienda; in questo modo si garantirebbero anche visite al sito istituzionale altamente profilate;</li>
<li>istituire dei concorsi on-line allo scopo di premiare le migliori personalizzazioni per i vari prodotti;</li>
<li>formare dei gruppi di utenti che si occupino di aspetti specifici di un prodotto (per esempio, nel caso di uno smartphone, un gruppo che si occupi dell’interfaccia grafica, un altro dell’usabilità, un altro ancora del funzionamento delle applicazioni e via dicendo);</li>
<li>determinare un sistema di reputazione on-line all’interno del forum/sito che consenta di stabilire, in maniera inequivocabile, il grado di conoscenza/competenza di un certo utente nei confronti del prodotto; in questo modo potrebbero essere create all’interno del sito/forum delle aree ad invito che consentano un dialogo diretto tra l’aziende e questi utenti esperti;</li>
<li>demandare, addirittura, alcune attività agli utenti (ricordo, ad esempio, un videogioco manageriale di calcio che utilizzava le informazioni provenienti dagli stessi utenti per determinare il database dei calciatori da inserire nel medesimo);</li>
<li>realizzare un sistema di ticketing/f.a.q. “dal basso”, cioè realizzato dalla comunità stessa che possa essere poi consultato dagli utenti, per così dire, normali;</li>
<li>creare una infrastruttura di e-commerce (o accordarsi con qualche azienda di distribuzione) al fine di alienare i prodotti avendo a disposizione una schiera di utenti dispostissimi ad acquistare senza la necessità di effettuare alcuna attività di promozione;</li>
<li>effettuare convention, giornate di studio e visite all’azienda per migliorare la fidelizzazione;</li>
</ul>
<p>Non dimentichiamo, infine, che nel caso fosse necessario assumere nuovo personale specializzato si potrebbe attingere dalla comunità senza la necessità dell’intervento costosi head hunter.</p>
<p>Come potete vedere le attività potrebbero essere molteplici ma soprattutto enormi sarebbero i vantaggi, ad un costo, di fatto, molto contenuto. Idealmente una azienda, al termine di un certo lasso di tempo, potrebbe costruire un prodotto &#8211; involucro vuoto – che potrebbe essere riempito dagli utenti della comunità.</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>In questo articolo ho cercato di delineare, in maniera organica, la pratica della <strong>personalizzazione del prodotto</strong> o <strong>modding</strong>. Forse ho descritto un mondo ideale, forse è impossibile che aziende e clienti possano collaborare in maniera così attiva e democratica. Resta il fatto che, almeno in parte, il management dovrà prima o poi accettare tale fenomeno; grazie alla rete il cliente può diventare attivo, più consapevole e, tramite un feedback opportunamente posto, può determinare il successo o l’insuccesso di un nuovo prodotto. Le compagnie non posso non trascurare questi aspetti, del resto il loro scopo non è quello di produrre il miglior prodotto possibile?</p>
<h2>Note</h2>
<p><strong><a name="1"></a>[1]</strong> Un esempio pratico: il software originale del mio telefono Android non mi permetteva di fruire del gps; né gli aggiornamenti ufficiali, né l’assistenza sono riusciti a risolvere il problema, tant’è che ho installato una custom rom e il problema si è risolto (badate bene, di fatto tale operazione, relativamente complessa, invalida la garanzia, anche se, generalmente, è possibile riportare il dispositivo allo stadio originario).<br />[<a href="#a">Torna all'articolo</a>]</p>
<p><strong><a id="2" name="2"></a>[2]</strong> Un esempio:</p>
<ul type="disc">
<li>l’azienda x immette sul mercato una nuova serie di schede video per computer chiamiamole y1, y2 e y3;</li>
<li>y1 costa 100 euro (si tratta della soluzione di fascia bassa), y2 costa 180 Euro (fascia media), y3 costa 320 euro (fascia alta, che, sembra una legge di mercato, ha un prezzo, spesso, esponenzialmente più alto dei primi due);</li>
<li>gli utenti scoprono che y1, y2 non sono altro che declinazioni del prodotto y3 a cui sono state disattivate delle funzionalità e che, pertanto, hanno un costo minore sul mercato (ma, molto probabilmente, non in produzione!);</li>
<li>uno o più utenti riescono ad attivare le funzionalità di y3 su y1 e viene pubblicata una guida in rete;</li>
<li>altri utenti effettuano l’esperimento e, tramite feedback, permettono a chi si è occupato di redigere la guida di migliorare la procedura e, talvolta, di ottenere da y1 prestazioni addirittura superiori a quelle di y3.</li>
</ul>
<p>Mi rendo conto che l’esempio semplifica un po’ troppo la realtà, in genere vi sono delle differenze tra i prodotti; vi posso assicurare, tuttavia, che queste stesse differenze, spesso, sono minime e difficilmente possono giustificare degli incrementi di costo così elevati tra un prodotto e il suo omologo di gamma più elevata. <br />Consideriamo un altro esempio tratto dal mondo reale: qualche anno fa Ericsson produsse due versioni di un piccolo e molto ambito telefonino. Il modello base, adeguando i costi all’Euro, costava circa 100 Euro, il modello top circa 180 Euro. Esteticamente differivano per la scocca di colore e forma leggermente diversa. In rete si sparse la voce che, in realtà, i due modelli erano dotati di medesimo hardware (e quindi, formalmente, si trattava dello stesso prodotto!) e che era possibile “inoculare” il software del modello top nel modello base, ottenendo quindi con 100 Euro un prodotto da 180. Non era ancora possibile collegare il telefono al pc tramite usb come avviene ora, pertanto chiesi ad un amico esperto di elettronica di crearmi un’interfaccia (cavo e circuito elettronico) per effettuare tale operazione. Con non poca fatica (oggi è molto più semplice, sia chiaro!) riuscii nell’impresa: possedevo un telefono top al prezzo di uno base, ma mi resi anche conto che tale differenza era priva di significato, era indotta, virtuale!<br />[<a href="#b">Torna all'articolo</a>]</p>
<p><strong><a id="3" name="3"></a>[3]</strong> Alcuni esempi:</p>
<ul type="disc">
<li>Apple non permette di modificare in nessun modo il sistema operativo dei suoi prodotti;</li>
<li>Htc, noto produttore di smartphone Android, ha sempre inserito dei blocchi nei propri dispositivi, ma, se fino a qualche tempo fa erano facilmente aggirabili, sembra che negli ultimi immessi sul mercato l’operazione sia molto più complessa. Si è, pertanto, determinata una sollevazione da parte di alcuni utenti i quali ritengono che l’azienda stia tentando di disincentivare il modding nella vana speranza di ridurre il ciclo di vita dei prodotti attuali e, di conseguenza, “costringere” gli appassionati ad acquistare, di volta in volta, i nuovi prodotti che vengono sfornati, praticamente, ogni trimestre! (mentre correggevo la bozza dell&#8217;articolo mi sono imbattuto in <a href="http://www.hwupgrade.it/news/telefonia/htc-sblocca-il-bootloader-dei-propri-smartphone_36961.html">questa news</a>).</li>
<li>Samsung, sempre in ambito Android, sembra, invece, adottare una politica di laissez faire;</li>
<li>Amd ed Intel, resisi conto della portata del fenomeno, sviluppano cpu che incentivano la pratica del modding (cosiddette Black Edition, ecc.);</li>
<li>Sony, al contrario, ha bloccato ogni possibilità di interagire con il sistema operativo di Playstation 3 (invero per contrastare la pirateria; questo non toglie, tuttavia, che sino a poco tempo fa era possibile, ad esempio, installare linux presso la sua console, pratica che ritengo assolutamente legittima, e ora non lo è più!);</li>
<li>Konami, produttrice di Pro Evolution Soccer (prodotto, peraltro, che ha un ciclo di vita di un solo anno) sembra non considerare il fenomeno; non lo ostacola ma nemmeno lo alimenta;</li>
<li>Electronic Arts, produttore di Fifa, altro gioco di calcio che ha scalzato il precedente, ha, invece, assorbito alcune pratiche di modding e, pertanto, è possibile, una volta acquistato il gioco, aggiornare settimanalmente le rose dei calciatori, nonché la loro forma, scaricare contenuti aggiuntivi e quant’altro.</li>
</ul>
<p>[<a href="#c">Torna all'articolo</a>]</p>
<p><a href="http://www.ranked.it/web/modding-personalizzazione-sociale-prodotto/">Il modding: la personalizzazione sociale del prodotto</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
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		<item>
		<title>Errori comuni nella progettazione di siti turistici &#8211; Addendum</title>
		<link>http://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 15:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/">Errori comuni nella progettazione di siti turistici &#8211; Addendum</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><p><em>TURISMO: <strong>ANCORA IN CALO</strong> A MAGGIO LE PRESENZE ALBERGHIERE (-1,4%) BOCCA: &#8220;UNA SITUAZIONE CHE COMINCIA A PREOCCUPARE SOPRATTUTTO IN VISTA DELL’ESTATE&#8221;<br />
</em><strong>Dal sito di </strong><a href="http://www.federalberghi.it/notizia1.asp?id=6208"><strong>Federalberghi</strong></a></p>
<p>Nell&#8217;articolo precedente ho analizzato a livello tecnico alcuni siti turistici e ho determinato che, spesso, contengono errori di progettazione, talvolta pure grossolani.</p>
<p>Mi sono spinto oltre e, complice la ricerca reale di un luogo di villeggiatura, ho potuto analizzare anche ciò che sta dietro ad un sito ossia il servizio che viene offerto all&#8217;utente qualora effettui una richiesta da web.</p>
<p><img class="flotta" title="errori-turismo" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2010/08/errori-turismo.jpg" alt="" width="312" height="214" />Partiamo da un presupposto: l&#8217;utente medio ha poco tempo a disposizione, non ha voglia di telefonare, nè di impegnarsi.  Questo vale sia nel il turismo che in tutti gli altri settori. Proprio per questo motivo l&#8217;e-mail rappresenta l&#8217;elemento cardine della comunicazione tra utente e gestore del sito web: è veloce, è semplice, è impersonale e consente di inviare solo i dati personali strettamente necessari (o perlomeno quelli ritenuti tali dall&#8217;utente).<br />
Ebbene alcune struttura ricettive che ho intervistato &#8230; <a href="http://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></p></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/">Errori comuni nella progettazione di siti turistici &#8211; Addendum</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/">Errori comuni nella progettazione di siti turistici &#8211; Addendum</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><em>TURISMO: <strong>ANCORA IN CALO</strong> A MAGGIO LE PRESENZE ALBERGHIERE (-1,4%) BOCCA: &#8220;UNA SITUAZIONE CHE COMINCIA A PREOCCUPARE SOPRATTUTTO IN VISTA DELL’ESTATE&#8221;<br />
</em><strong>Dal sito di </strong><a href="http://www.federalberghi.it/notizia1.asp?id=6208"><strong>Federalberghi</strong></a></p>
<p>Nell&#8217;articolo precedente ho analizzato a livello tecnico alcuni siti turistici e ho determinato che, spesso, contengono errori di progettazione, talvolta pure grossolani.</p>
<p>Mi sono spinto oltre e, complice la ricerca reale di un luogo di villeggiatura, ho potuto analizzare anche ciò che sta dietro ad un sito ossia il servizio che viene offerto all&#8217;utente qualora effettui una richiesta da web.</p>
<p><img class="flotta" title="errori-turismo" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2010/08/errori-turismo.jpg" alt="" width="312" height="214" />Partiamo da un presupposto: l&#8217;utente medio ha poco tempo a disposizione, non ha voglia di telefonare, nè di impegnarsi.  Questo vale sia nel il turismo che in tutti gli altri settori. Proprio per questo motivo l&#8217;e-mail rappresenta l&#8217;elemento cardine della comunicazione tra utente e gestore del sito web: è veloce, è semplice, è impersonale e consente di inviare solo i dati personali strettamente necessari (o perlomeno quelli ritenuti tali dall&#8217;utente).<br />
Ebbene alcune struttura ricettive che ho intervistato sostengono di non considerare più di tanto le richieste via e-mail poiché, a loro dire, in linea di massima, si tratta quasi sempre (sottolineo il quasi) di &#8220;perdite di tempo&#8221;. Il concetto è questo se un utente è realmente interessato telefona alla struttura ricettiva, non invia una e-mail. Personalmente, quando ho scritto per posta elettronica, ero fortemente interessato a trovare un alloggio. Ma potrei essere l&#8217;eccezione che conferma la regola. Di conseguenza poniamo sia valida la precedente affermazione e cioè che leggere la corrispondenza da web sia una grossa perdita di tempo mi chiedo allora per quale motivo il sito dia la possibilità all&#8217;utente di scrivere email o di compilari moduli di richiesta informazioni?<br />
<strong>Sarebbe più logico imporre all&#8217;utente l&#8217;uso del telefono stilizzando un adeguato css.</strong></p>
<p>Per farla breve ho scritto ad una ventina di strutture tra <a href="http://maps.google.it/maps?q=caorle&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;hq=&amp;hnear=Caorle+VE&amp;gl=it&amp;ei=tB1gTLz7LZ260gSCiIHOBw&amp;sa=X&amp;oi=geocode_result&amp;ct=title&amp;resnum=1&amp;ved=0CCIQ8gEwAA">Caorle</a> ed <a href="http://www.comune.eraclea.ve.it/">Eraclea</a> (località balneari del Veneto) ottenendo tre risposte, <strong>solo tre risposte</strong>. <br />
Può anche darsi che chi mi ha ignorato non disponesse di alloggi però, come si dice, chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Peraltro in futuro, scottato come sono, non contatterò più tali strutture, anzi, probabilmente, nemmeno proverò a cercare una sistemazione in quello specifico luogo turistico (in pratica l&#8217;e-maleducazione dell&#8217;uno deprime l&#8217;intera località turistica, cerchiamo di ragionare nell&#8217;ottica di centinaia se non migliaia di utenti che subiscono il medesimo trattamento).</p>
<p>Veniamo ora ai portalini di prenotazione on-line: in primo luogo funzionano maluccio e per i soli alberghi. Io cercavo un appartamento e, dopo aver constatato che non ottenevo alcun risultato nel periodo che mi aggradava, ho provato a simulare ricerche per altri periodi ottenendo sempre il nulla. Altri invece mostravano sempre gli stessi risultati per qualsiasi periodo. A quel punto, leggendo tra le righe, ho intuito che non esiste prenotazione on-line ma solo una lista di villaggi vacanze/residence che sono affiliati a quello specifico portale. <br />
<strong>Ma allora spiegatemi per quale motivo, per visualizzare tale lista, io sia costretto a definire il periodo di villeggiatura?</strong> Tanto vale inserire una lista ordinata di strutture con relative e-mail (a cui poi, però, non viene data risposta).</p>
<p>La conclusione è la seguente &#8211; e non vale per il solo web turistico &#8211; pianificando la realizzazione di un sito web è necessario porre estrema attenzione ai servizi da attivare, se non si è certi di poter soddisfare chi ne fa uso meglio non realizzarli, al limite lo stesso sito web diventa perfettamente inutile se non si è grado di fornire feedback e supporto a chi, attraverso di esso, ne fa richiesta.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://www.ranked.it/web/errori-comuni-nella-progettazione-di-siti-turistici-addendum/">Errori comuni nella progettazione di siti turistici &#8211; Addendum</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
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		<title>Errori comuni nella progettazione di siti turistici</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 20:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo]]></category>
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
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		<category><![CDATA[siti turistici]]></category>
		<category><![CDATA[strutture ricettive on-line]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/seo/siti-turismo-errori-comuni/">Errori comuni nella progettazione di siti turistici</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="errori-siti-turistici" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2010/04/errori-siti-turistici.jpg" alt="errori-siti-turistici" width="480" height="277" /></p>
<p>Il sito turistico è navigato, generalmente, da un target di utenza estremamente etereogeneo; in effetti il classico biglietto aereo o la camera d&#8217;albergo possono essere acquistati sia dall&#8217;utente esperto che da quello alle prime armi.  Non solo, anche la dotazione informatica può variare considerevolmente e quindi è possibile che il sito venga visitato da chi utilizza un vecchio pc con Windows 95 (che, magari, viene acceso un paio di volte l&#8217;anno) come pure dall&#8217;utente che naviga tramite l&#8217;ultimo modello di telefonino.</p>
<p>Di conseguenza chi disegna e sviluppa un sito turistico deve prestare la massima attenzione affinchè quest&#8217;ultimo risulti veloce, semplice da navigare, usabile e ottimizzato per i motori di ricerca.</p>
<p>Analizziamo ora alcuni degli errori che vengono commessi più comunemente nella realizzazione di un sito web turistico.</p>
<h2>Siti multilingua e traduzioni</h2>
<p>La maggioranza dei siti che si occupano di turismo possiedono versioni in lingua non del tutto soddisfacenti. L&#8217;errore comune è quello di affidare le traduzioni ad un non professionista &#8230; <a href="http://www.ranked.it/seo/siti-turismo-errori-comuni/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></p></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/seo/siti-turismo-errori-comuni/">Errori comuni nella progettazione di siti turistici</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/seo/siti-turismo-errori-comuni/">Errori comuni nella progettazione di siti turistici</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="errori-siti-turistici" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2010/04/errori-siti-turistici.jpg" alt="errori-siti-turistici" width="480" height="277" /></p>
<p>Il sito turistico è navigato, generalmente, da un target di utenza estremamente etereogeneo; in effetti il classico biglietto aereo o la camera d&#8217;albergo possono essere acquistati sia dall&#8217;utente esperto che da quello alle prime armi.  Non solo, anche la dotazione informatica può variare considerevolmente e quindi è possibile che il sito venga visitato da chi utilizza un vecchio pc con Windows 95 (che, magari, viene acceso un paio di volte l&#8217;anno) come pure dall&#8217;utente che naviga tramite l&#8217;ultimo modello di telefonino.</p>
<p>Di conseguenza chi disegna e sviluppa un sito turistico deve prestare la massima attenzione affinchè quest&#8217;ultimo risulti veloce, semplice da navigare, usabile e ottimizzato per i motori di ricerca.</p>
<p>Analizziamo ora alcuni degli errori che vengono commessi più comunemente nella realizzazione di un sito web turistico.</p>
<h2>Siti multilingua e traduzioni</h2>
<p>La maggioranza dei siti che si occupano di turismo possiedono versioni in lingua non del tutto soddisfacenti. L&#8217;errore comune è quello di affidare le traduzioni ad un non professionista allo scopo di ridurre i costi. Eppure l&#8217;elemento cardine di un sito, quello che fa la differenza, che permette di realizzare la conversione e cioè l&#8217;alienazione del bene o del servizio è proprio il contenuto. A mio modo di vedere preferirei risparmiare sulla grafica piuttosto che sulla correttezza terminologica e stilistica della versione in lingua del sito!</p>
<p>Per quanto dotato possa essere colui che è stato deputato alla traduzione non possiederà mai l&#8217;esperienza e la sensibilità di chi effettua traduzioni per mestiere.</p>
<p>Dirò di più, la traduzione dovrebbe essere effettuata da un madrelingua, o perlomeno una sua revisione, poiché, soprattutto per quel che riguarda le lingue anglofone, esistono migliaia di modi di dire e di costruzioni linguistiche a cui è difficile poter accedere se non si è del luogo.</p>
<p><strong>Vi è mai capitato di visitare qualche paese estero e sorridere di fronte al&#8217;uso dell&#8217;Italiano maccheronico di qualche cartello? Ebbene molti turisti stranieri provano la stessa reazione navigando i nostri siti web!</strong></p>
<h2>Il form di richiesta informazioni</h2>
<p>A volte mi imbatto in form chilometrici che contengono decine di campi inutili. Questo è un errore grossolano. <strong>Il form dovrebbe essere semplicissimo</strong>, contenere solo gli elementi essenziali per effettuare la prenotazione.</p>
<p>Nella fattispecie:</p>
<ul>
<li>
<p>le etichette dei campi dovrebbero risultare chiare e <strong>porre un quesito all&#8217;utente</strong> piuttosto che contenere affermazioni. Per esempio, poniamo si stia prenotando un soggiorno presso un albergo e si voglia conoscere il numero degli ospiti, sembra più efficace un etichetta del tipo “In quanti soggiornerete nel nostro albergo?” piuttosto di un secco “Numero persone”;</p>
</li>
<li>
<p><strong>dovrebbero sempre essere indicati i campi obbligatori</strong> (meglio utilizzare il termine specifico piuttosto che il classico asterisco);</p>
</li>
<li>
<p>qualora il numero di informazioni da richiedere all&#8217;utente sia, per necessità, comunque molto elevato è buona pratica spiegare il perchè a quest&#8217;ultimo. Non serve addentrarsi troppo nel particolare, è sufficiente una frase del tipo “<em>Gentile utente, ci scusiamo per la lunghezza del modulo ma le informazioni richieste sono assolutamente essenziali per fornirti il nostro miglior preventivo/prezzo</em>”;</p>
</li>
<li>
<p><strong>la validazione dei campi è fondamentale per realizzare un buon form</strong>, per cui, se in un campo, ad esempio, viene richiesta una e-mail, deve essere approntato un meccanismo che blocchi la compilazione e segnali un errore qualora il dato inserito non corrisponda ad una email e così per tutti gli altri tipi di dati;</p>
</li>
<li>
<p>è utile <strong>approntare dei meccanismi di feedback susseguenti alla compilazione del form</strong> da parte dell&#8217;utente. Uno, per così dire, immediato e cioè una pagina di riepilogo in cui venga chiesto di ricontrollare tutti i dati immessi ed uno successivo quale può essere l&#8217;invio di un e-mail contenente il medesimo riepilogo (non sotto forma di una cruda lista di termini) magari in formato html e dotata dei tratti distintivi del sito web (loghi aziendali, slogan e quant&#8217;altro);</p>
</li>
<li>
<p><strong>il pulsante che determina il processamento del form deve contenere una call to action</strong>. Per esempio, meglio l&#8217;imperativo “Prenota il tuo soggiorno” piuttosto dello standard “Invia”;</p>
</li>
<li>
<p>nonostante tutte queste accortezze molti utenti sono comunque spaventati dalla complessità dei form e abbandonano la pagina dei preventivi. Al riguardo è possibile approntare questo stratagemma: si può creare un form, cosidetto veloce, in home page, dotato di soli due campi nome e numero di telefono, sotto di esso, in bella evidenza, deve essere contenuto un messaggio che invita comunque l&#8217;utente a compilare il form più dettagliato per ottenere più efficacemente la prenotazione. In questo modo sarà possibile intercettare comunque una parte di utenza che, in condizioni normali, avrebbe abbandonato il sito.</p>
</li>
</ul>
<h2>I contenuti, questi sconosciuti</h2>
<p>Come si è detto i contenuti sono il cardine del sito web. L&#8217;errore più comune a questo riguardo è quello di pensare che siano sufficienti due righe per pagina (e magari le pagine sono solo quattro o cinque) e sperare (per alcuni clienti con cui ho lavorato direi, quasi, pretendere) che le prenotazioni avvengano in massa.</p>
<p>La realtà è diversa: concorrenza e competizione sono massime nel settore turistico e pertanto se non si realizza un sito dotato di contenuti innovativi e originali è praticamente impossibile emergere.</p>
<p>Viviamo in Italia un paese splendido quanto a cultura, arte e paesaggi: non credo sia difficile, ad esempio, scrivere delle guide o degli articoli sui luoghi da visitare, inserire una news relativa ad eventi, perlomeno di tanto in tanto, insomma produrre dei contenuti sul turismo!</p>
<p>Al limite, se proprio non si dispone di tempo o il budget è estremamente limitato, ci si può accordare con qualche blogger al fine di ripubblicare i suoi contenuti.</p>
<p><strong>In estrema sintesi un sito turistico per aver successo deve dare l&#8217;impressione di essere in continuo aggiornamento e questo vale sia per gli utenti che per i motori di ricerca</strong>.</p>
<h2>Grafica, Flash e navigabilità</h2>
<p>In tutta onestà non mi sento di dire che chi utilizza Flash per siti turistici sbagli, tutt&#8217;altro. In fin dei conti è necessario colpire il potenziale cliente affinché effettui la prenotazione. <strong>Sbaglia, tuttavia, chi utilizza il solo Flash per realizzare un sito turistico</strong>.</p>
<p>Non mi dilungo su questo aspetto ne ho parlato in varie occasioni: un sito composto da un unico swf è indigesto ai motori e tale può risultare anche agli utenti. Utilizziamo Flash per le sole animazioni ponendo attenzione a scrivere del testo alternativo che specifichi il loro significato, operazione utile, oltre che per i motori, anche lato l&#8217;accessibilità.</p>
<p>Sulle pagine introduttive (entra, scegli lingua, animazione, ecc..) meglio dette splash page non credo servano molte parole: <strong>devono essere rimosse</strong>!</p>
<h2>Immagini e fotografie</h2>
<p><strong>Le immagini sono fondamentali in un sito turistico: devono colpire positivamente l&#8217;utente e delimitare visivamente il prodotto venduto</strong>. Ricordiamolo sempre, l&#8217;obiettivo è la prenotazione o la vendita di un servizio turistico.</p>
<p>A livello grafico sembra importante:</p>
<ol>
<li>
<p>alternare fotografie panoramiche o comunque d&#8217;insieme ad altre relative al particolare;</p>
</li>
<li>
<p><strong>fotografare l&#8217;ambiente durante l&#8217;uso quotidiano</strong>, ad esempio un ristorante gremito, una piscina con ospiti e via dicendo. L&#8217;immagine, in questo modo, non risulta asetticamente preparata;</p>
</li>
<li>
<p>per lo stesso motivo, per ciò che concerne la rappresentazione di camere e alloggi, sembra utile abbellire gli ambienti con composizioni di fiori, piatti per colazione, libri e altri elementi di uso quotidiano;</p>
</li>
<li>
<p>se possibile, non inserire le immagini nude e crude, usare delle ombreggiature ai bordi, delle strutture contenitrici a sacchetto o, al limite, creare una cornice adeguata tramite css. Lo stacco tra foto e contenuto risulta meno accentuato e viene a crearsi maggiore armonia nella pagina;</p>
</li>
<li>
<p><strong>fotografare lo staff</strong>; ciò infonde fiducia nel potenziale cliente!</p>
</li>
<li>
<p>iconizzare: è ormai <strong>universale l&#8217;uso di icone per rappresentare i servizi aggiuntivi</strong> offerti dalle strutture ricettive;</p>
</li>
<li>
<p>dettagliare adeguatamente, tramite gallerie di immagini visualizzabili solo a richiesta dell&#8217;utente, gli stessi servizi aggiuntivi (piscina, piano bar, ristorante, ecc.);</p>
</li>
</ol>
<h2>Presentazione della struttura e navigabilità</h2>
<p>L&#8217;obiettivo di un sito turistico è semplice: deve rappresentare una struttura ricettiva e deve alimentare l&#8217;ideale che quest&#8217;ultima sia la migliore in circolazione (poco importa se poi questo non sia vero). È evidente, pertanto, la necessità che vengano comunicati all&#8217;utente tutti gli aspetti positivi e i servizi a valore aggiunto disponibili. Allo scopo sembra utile stilare, tramite un elenco puntato, tutti i comfort, inserire una mappa dei vani, indicare i servizi aggiuntivi (quali il parcheggio, la piscina, il ristorante, ecc.) in armonia con il punto sei del paragrafo precedente. Per quel che rigurda la navigazione è necessario prestare la massima attenzione nella composizione dei titoli di pagina (in altro a sinistra nel browser). Questi devono contenere una descrizione accurata della pagina a cui afferiscono (ad esempio: “Le nostre camere”, “il nostro ristorante”, “Prenota on-line” e via di questo passo). Se il sito è disposto su più livelli possono risultare di pratica utilità i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Breadcrumb">breadcrumb</a> e menù a tendina posti orizzontalmente sotto l&#8217;header quale snodo per accedere alle varie sezioni del sito. Se necessario può risultare utile la creazione di un menù contestuale a destra o sinistra del corpo dei contenuti.<br />
A livello SEO credo sia fondamentale, ancora più che per altre tipologie di siti web, l&#8217;uso di un efficace <a href="http://forum.html.it/forum/showthread.php?threadid=871868">mod rewrite</a> e l&#8217;utilizzo degli header H1,&#8230;,Hn per delimitare i titoli di pagina, paragrafo e sottoparagrafo.</p>
<h2>Pagina prezzi</h2>
<p>L&#8217;utente è fortemente interessato a conoscere il costo d&#8217;uso di una stuttura ricettiva. Dirò di più, molti utenti chiedono preventivi a più strutture contemporaneamente, di conseguenza è necessario predisporre una pagina prezzi con accuratezza, nella fattispecie:</p>
<ul>
<li>
<p><strong>inserire informazioni certe sul prezzo</strong> del prodotto/soggiorno/camera. <br />
Evitare pertanto di utilizzare range (da&#8230; a&#8230;) o definire il solo estremo inferiore (prezzi a partire da&#8230;). A mio avviso è imperativo essere onesti e affermare qualcosa del tipo: “la camera costa x euro” seguita da una tabella che associa un sovraprezzo per ogni servizio accessorio;</p>
</li>
<li>
<p>laddove possibile sembra efficace fare intendere al cliente che il prezzo venga modificato e aggiornato di continuo piuttosto che pubblicare, di anno in anno, una tabella che associ quest&#8217;ultimo alla stagione. Per esempio la sezione listino può essere delimitata da un titolo quale “I prezzi di oggi, &#8216;data&#8217;”. Dove per &#8216;data&#8217; intendo la data del giorno, generata dinamicamente dal server web;</p>
</li>
<li>
<p><strong>le pagine o le sezioni relative alle promozioni sono visitate da nove visitatori su dieci</strong>, di conseguenza deve sempre essere presente una qualche forma di sconto od offerta speciale. Il gift nel web funziona sempre (Google, del resto, ci ha costruito un impero!) quindi è opportuno offrire almeno un caffè ai clienti che accedono a quelle pagine. In caso contrario meglio eliminarle.</p>
</li>
</ul>
<h2>Pagina contatti</h2>
<p>Tale pagina dovrebbe contenere tutti i riferimenti per contattare la struttura: telefono, fax e cellulare per le chiamate notturne; inoltre nomi e recapiti dei referenti di ogni settore. Dovrebe essere presente una mappa del luogo dotata di coordinate GPS unitamente alle indicazioni stradali per raggiungere la struttura da stazioni e aeroporti limitrofi. Utile, direi quasi indispensabile, la creazione di una copia di questa pagina in formato PDF che il cliente possa stampare ed utilizzare durante il viaggio.</p>
<h2>Supporto dispositivi mobili</h2>
<p>Credo che i tempi siano maturi; sembra necessario creare una versione del sito ottimizzata per dispositivi mobili; peraltro se usate un cms open source probabilmente esistono plugin ed estensioni che effettuano gran parte del lavoro.</p>
<h2>Dare del tu o del voi</h2>
<p>La risposta è semplice, dipende dal tipo di clientela. Presumo che esista una corrispondenza molto forte tra numero di stelle e formalità. Ergo se la struttura è una piccola pensione o un agriturismo meglio dare del tu.</p>
<h2>Altro</h2>
<p>Lo decidete voi!<br />
Se vi saranno commenti interessanti andrò ad aggiungere altri punti a questo articolo.</p>
<p><a href="http://www.ranked.it/seo/siti-turismo-errori-comuni/">Errori comuni nella progettazione di siti turistici</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Social The Cannibal</title>
		<link>http://www.ranked.it/web/social-the-cannibal/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/web/social-the-cannibal/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 17:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/web/social-the-cannibal/">Social The Cannibal</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><p align="center"><img class="size-full wp-image-121" title="facebook-social-cannibali" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2010/02/facebook-social-cannibali.jpg" alt="facebook-social-cannibali" width="480" height="314" /></p>
<p>Sono iscritto a molti forum di settore e noto che, da diverso tempo a questa parte, <strong>le discussioni si fanno sempre più rarefatte</strong>, spesso <strong>latitano temi importanti</strong> e <strong>si sono ridotti esponenzialmente i visitatori unici</strong>.</p>
<p>Al di là di un meccanismo di saturazione contingente – vi sono, infatti, molte piazze virtuali in cui discutere di Web Marketing e Seo, forse pure troppe – penso che molti degli utenti di queste piattaforme abbiano deciso di migrare verso altri lidi, nella fattispecie i Social.</p>
<p>In effetti il Social non è altro che un calderone in cui chiunque può versare di tutto.<br />
Prendiamo <a href="http://it-it.facebook.com/">Facebook</a>, in pochi secondi è possibile fare esplodere le proprie idee, inserire le proprie foto, condividere link, scrivere i propri post (in fin dei conti contiene un sistema minimale di blogging) ed effettuare qualsiasi altra attività virtuale.</p>
<p>Si possono creare gruppi di discussione (anche se, onestamente, ne ho visti veramente pochi di efficaci) e gestire contatti, relativi &#8230; <a href="http://www.ranked.it/web/social-the-cannibal/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></p></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/web/social-the-cannibal/">Social The Cannibal</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/web/social-the-cannibal/">Social The Cannibal</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p align="center"><img class="size-full wp-image-121" title="facebook-social-cannibali" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2010/02/facebook-social-cannibali.jpg" alt="facebook-social-cannibali" width="480" height="314" /></p>
<p>Sono iscritto a molti forum di settore e noto che, da diverso tempo a questa parte, <strong>le discussioni si fanno sempre più rarefatte</strong>, spesso <strong>latitano temi importanti</strong> e <strong>si sono ridotti esponenzialmente i visitatori unici</strong>.</p>
<p>Al di là di un meccanismo di saturazione contingente – vi sono, infatti, molte piazze virtuali in cui discutere di Web Marketing e Seo, forse pure troppe – penso che molti degli utenti di queste piattaforme abbiano deciso di migrare verso altri lidi, nella fattispecie i Social.</p>
<p>In effetti il Social non è altro che un calderone in cui chiunque può versare di tutto.<br />
Prendiamo <a href="http://it-it.facebook.com/">Facebook</a>, in pochi secondi è possibile fare esplodere le proprie idee, inserire le proprie foto, condividere link, scrivere i propri post (in fin dei conti contiene un sistema minimale di blogging) ed effettuare qualsiasi altra attività virtuale.</p>
<p>Si possono creare gruppi di discussione (anche se, onestamente, ne ho visti veramente pochi di efficaci) e gestire contatti, relativi al proprio business o alle proprie amicizie, in maniera piuttosto semplice.</p>
<p>Credo, pertanto, che uno dei motivi del successo dei Social derivi dal fatto <strong>che l’utente, accedendo ad unico sito web, può effettuare una serie di operazioni che sino a qualche tempo fa poteva realizzare solo utilizzandone 5 o 6</strong>. Il Social rappresenta, insomma, un sistema di gestione dei contenuti che racchiude molte delle caratteristiche di altri sistemi sia di prima che di seconda generazione (<a href="http://twitter.com/">Twitter</a>, <a href="http://www.flickr.com/">Flickr</a>, <a href="http://www.youtube.com/?gl=IT&amp;hl=it">Youtube</a>, ecc.).</p>
<p>Il concetto può essere esteso anche in termini di utenza: con il Social <strong>non è più necessario discriminare</strong> – come ad esempio avviene nel forum di settore – trovano posto amici, colleghi, utenti che condividono gli stessi hobby o interessi ed è possibile il dialogo con il singolo utente così come con gruppi omogenei, per caratteristiche o interessi, di essi.</p>
<p>Il futuro ci riserva, insomma, almeno dal mio punto di vista, Social sempre più articolati, degli agglomerati di contenuti più vari che permetteranno di effettuare qualsiasi operazione in ambito web, probabilmente pure dell’e-commerce (non credo sia difficile immaginare che un giorno Facebook possa vendere on-line gli stessi prodotti per i quali permette di essere fan) con la conseguente cannibalizzazione dei siti specializzati.</p>
<p>Da nostalgico la previsione, sempre sia corretta, un po’ mi turba…</p>
<p><a href="http://www.ranked.it/web/social-the-cannibal/">Social The Cannibal</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ebay, un modello di business ancora efficace?</title>
		<link>http://www.ranked.it/web-marketing/ebay-modello-business-efficace/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/web-marketing/ebay-modello-business-efficace/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 14:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/web-marketing/ebay-modello-business-efficace/">Ebay, un modello di business ancora efficace?</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><p><img class="flotta" title="ebay-annunci-gratuiti" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2009/11/ebay-annunci-gratuiti.jpg" alt="ebay-annunci-gratuiti" width="300" height="300" /></p>
<p>La mia è forse un&#8217;impressione erronea, ma ritengo non sia stato dato il giusto spazio ad una notizia di notevole importanza per tutto il movimento web.</p>
<p><strong><a href="http://www.ebay.it/">Ebay</a>, il colosso americano, ha attivato una sezione di annunci gratuiti.</strong></p>
<p>I comunicati stampa asseriscono che si tratti di una <strong>strategia per aumentare il bacino di utenza</strong>.</p>
<p>A mio modo di vedere così non è, anzi, tutt&#8217;altro.</p>
<p>Penso invece si tratti di una radicale inversione di tendenza: un segno tangibile che il <strong>modello di business iniziale</strong> – che certamente ha dato i suoi frutti – <strong>sta scricchiolando</strong> e non è più applicabile tout court ai giorni nostri.</p>
<p>Ebay per un certo periodo di tempo ha rappresentato, per me e per milioni di altre persone, una sorta di pozzo dei desideri. Vi si trovava di tutto a prezzi più che concorrenziali; il punto è che, in larga misura, <strong>all&#8217;aumentare delle transazioni sono aumentati pure i fee richiesti</strong> (non effettuo vendite da anni e, &#8230; <a href="http://www.ranked.it/web-marketing/ebay-modello-business-efficace/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></p></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/web-marketing/ebay-modello-business-efficace/">Ebay, un modello di business ancora efficace?</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/web-marketing/ebay-modello-business-efficace/">Ebay, un modello di business ancora efficace?</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><img class="flotta" title="ebay-annunci-gratuiti" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2009/11/ebay-annunci-gratuiti.jpg" alt="ebay-annunci-gratuiti" width="300" height="300" /></p>
<p>La mia è forse un&#8217;impressione erronea, ma ritengo non sia stato dato il giusto spazio ad una notizia di notevole importanza per tutto il movimento web.</p>
<p><strong><a href="http://www.ebay.it/">Ebay</a>, il colosso americano, ha attivato una sezione di annunci gratuiti.</strong></p>
<p>I comunicati stampa asseriscono che si tratti di una <strong>strategia per aumentare il bacino di utenza</strong>.</p>
<p>A mio modo di vedere così non è, anzi, tutt&#8217;altro.</p>
<p>Penso invece si tratti di una radicale inversione di tendenza: un segno tangibile che il <strong>modello di business iniziale</strong> – che certamente ha dato i suoi frutti – <strong>sta scricchiolando</strong> e non è più applicabile tout court ai giorni nostri.</p>
<p>Ebay per un certo periodo di tempo ha rappresentato, per me e per milioni di altre persone, una sorta di pozzo dei desideri. Vi si trovava di tutto a prezzi più che concorrenziali; il punto è che, in larga misura, <strong>all&#8217;aumentare delle transazioni sono aumentati pure i fee richiesti</strong> (non effettuo vendite da anni e, pertanto, potrebbero essere avvenute inversioni di tendenza negli ultimi tempi).</p>
<p>Inoltre, quando le autorità si sono rese conto della portata di questo sistema di vendita, hanno cominciato ad effettuare dei controlli e, da quel che ho avuto modo di leggere, sono emerse numerose irregolarità (venditori professionali camuffati da occasionali, mancanza di documenti di fatturazione, iva non versata, ecc.).</p>
<p>A situazione in massima parte sanata sono sorti molti sistemi di e-commerce low cost facilmente accessibili e, pertanto, il buyer si è trovato ad un bivio: <strong>continuare a vendere su Ebay </strong>sostenendo costi piuttosto elevati o<strong> approntare una infrastruttura privata</strong>.</p>
<p>Da quello che osservo molto hanno scelto la seconda strada (ne è testimone il mio comparatore di prezzi preferito), altri hanno continuato ad utilizzare Ebay quale strumento di vendita secondario (per piccoli lotti, particolari promozioni, parte del listino), solo una minima parte, ritengo, ha continuato a vendere solo ed esclusivamente tramite il celebre sistema d&#8217;aste.</p>
<p>Sono sorti, inoltre, numerosi siti concorrenti che offrono tuttora, chi più, chi meno, la possibilità di pubblicare il proprio annuncio di vendita gratuito quali bacheca, kijii (di proprietà dello stesso Ebay), vivastreet, subito e via dicendo.</p>
<p>Di conseguenza penso non vi fosse altra strada: cedere alla logica tanto odiata dalle dot com, quella del servizio gratuito.</p>
<p>Ciò detto non posso non affermare che, per molti versi, Ebay mi ha spesso affascinato. È stato il sito che più ha nobilitato il concetto di <strong>autorevolezza nel web</strong> tramite il meccanismo del <strong>feedback</strong> (al termine della vendita/acquisto viene assegnato un voto agli attori della transazione). È vero tale dispositivo ha mostrato dei punti deboli nel tempo, tanto è vero che ora chi vende è impossibilitato a giudicare chi compra, ma tuttavia ha rappresentato e rappresenta tuttora qualcosa di ineguagliabile per valutare l&#8217;attendibilità di un utente.</p>
<p>Tramite E-bay, inoltre, è sorto anche <a href="http://www.paypal.it/it">PayPal</a>, sistema di pagamento online per antonomasia sicuramente odiato da molti ma, sarei uno stolto a non dirlo, maledettamente efficace.</p>
<p>Il sito, infine, credo rappresenti, trasversalmente, <strong>un collettore di gusti, mode e opinioni della gente</strong>.</p>
<p>Di contro credo di poter dire che Ebay, così come Google, Facebook e molti altri colossi del web non rappresenti <strong>un modello di democrazia assoluta</strong>. Tutte le modifiche che si sono succedute nel tempo, anche quelle più critiche, non hanno mai visto la partecipazione degli utenti. Oltre alla già citata imposizione relativa ai feedback altre – e forse più gravi – se ne sono determinate allo scopo di favorire PayPal quale (formalmente unico) strumento di pagamento. <strong>I fee</strong>, inoltre, almeno sino all&#8217;ultima mia vendita, <strong>sono sembrati anche a me sempre troppo elevati</strong>.</p>
<p>A livello strategico ritengo, infine, che non sia stato effettuato tutto il necessario per favorire i venditori professionali: la gestione dei negozi di proprietà di questi ultimi non è mai stata un granchè. Si tratta di <strong>micrositi con limitate possibilità di customizzazione</strong>. Io credo che sarebbe risultato efficace dare l&#8217;impressione di esternalizzare alcune situazioni di vendita, garantendo almeno ad alcuni venditori la possibilità di crearsi, senza particolare esperienza, un sito di e-commerce più accattivante, efficace, efficiente e appunto, in apparenza, slegato da Ebay stessa. Inoltre per chi vende quotidianamente perchè non prevedere un canone mensile anziché un fee proporzionale al venduto (in aggiunta agli odiati diritti d&#8217;asta)?</p>
<p>Per concludere il solito epitaffio: <strong>si è “spremuto” quanto più si poteva quel modello di business in questi anni</strong> e ci si appresta a giungere alla fase discendente del ciclo di vita del prodotto (salvo nuovi e mirabolanti interventi/idee/eventi), oppure si è ragionato solo sul profitto del presente senza considerare che, con opportuni e tempestivi cambi di rotta, si poteva proseguire col medesimo modello per molti altri anni a venire?</p>
<p>A voi la sentenza!</p>
<p><a href="http://www.ranked.it/web-marketing/ebay-modello-business-efficace/">Ebay, un modello di business ancora efficace?</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Web 7.0</title>
		<link>http://www.ranked.it/web/web-70/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/web/web-70/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 13:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/web/web-70/">Web 7.0</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><p><img class="flotta" title="L'evoluzione del web e della user-experience" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2009/08/evoluzione-web.jpg" alt="L'veoluzione del web e della user-experience" width="319" height="247" />Già ho avuto modo di farlo notare: mi piace poco <a href="http://www.ranked.it/web/web-2-0/">il termine web 2.0</a>. Credo che, in tutti i campi, l&#8217;evoluzione implichi continuità con il passato; per tale motivo ritengo che sia sbagliato porre una netta separazione tra il web di quattro o cinque anni fa e quello attuale. Ma procediamo oltre. È indubbio che il web di oggi possegga una caratteristica fondamentale e cioè la forte interazione tra utente e sito, forum, blog, ecc.. Quest&#8217;ultimo ha l&#8217;opportunità di contribuire alla creazione di contenuti interessanti, scopo principale di un sito web. Questa innovazione non ha però comportato un miglioramento sostanziale di tutti quegli strumenti che permettono la comunicazione tra user e pagina web. Di conseguenza viene da chiedersi quale possa essere lo scenario futuro e cioè come possa essere migliorata, nei prossimi anni, l&#8217;user experience, l&#8217;ergonomia e, in particolare, l&#8217;immissione e la gestione di questa marea di contenuti generati dagli utenti. Ragioniamo pertanto sulle possibili evoluzioni di alcuni dei &#8230; <a href="http://www.ranked.it/web/web-70/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></p></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/web/web-70/">Web 7.0</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/web/web-70/">Web 7.0</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><img class="flotta" title="L'evoluzione del web e della user-experience" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2009/08/evoluzione-web.jpg" alt="L'veoluzione del web e della user-experience" width="319" height="247" />Già ho avuto modo di farlo notare: mi piace poco <a href="http://www.ranked.it/web/web-2-0/">il termine web 2.0</a>. Credo che, in tutti i campi, l&#8217;evoluzione implichi continuità con il passato; per tale motivo ritengo che sia sbagliato porre una netta separazione tra il web di quattro o cinque anni fa e quello attuale. Ma procediamo oltre. È indubbio che il web di oggi possegga una caratteristica fondamentale e cioè la forte interazione tra utente e sito, forum, blog, ecc.. Quest&#8217;ultimo ha l&#8217;opportunità di contribuire alla creazione di contenuti interessanti, scopo principale di un sito web. Questa innovazione non ha però comportato un miglioramento sostanziale di tutti quegli strumenti che permettono la comunicazione tra user e pagina web. Di conseguenza viene da chiedersi quale possa essere lo scenario futuro e cioè come possa essere migliorata, nei prossimi anni, l&#8217;user experience, l&#8217;ergonomia e, in particolare, l&#8217;immissione e la gestione di questa marea di contenuti generati dagli utenti. Ragioniamo pertanto sulle possibili evoluzioni di alcuni dei componenti delle pagine web..</p>
<h2>I form</h2>
<p>Se ci pensate, ajax o meno, le gestione dei form è invariata da un decennio: lunghi campi da compilare spesso con la pratica certezza che, al minimo errore, si debba effettuare ogni singolo inserimento ex novo. Ecco allora che, in un prossimo futuro, il browser al momento dell&#8217;installazione provvederà a raccogliere un set comune di dati personali che poi provvederà a cedere ai form delle pagine web. Questa funzionalità è già parzialmente attiva, come pure esistono software, generalmente a pagamento, che ottengono, più o meno lo scopo. Il fatto è che nessuno di questi è efficace ed efficiente: gli id dei form cambiano da sito a sito e quindi il browser non è in grado di riconoscere quale dato vada inserito in un certo campo pur magari essendo associato alla stessa label di un form precedentemente compilato. <strong>Ecco allora che una standadizzazione degli id dei form potrebbe decisamente migliorare le cose</strong>. Poi, probabilmente, diverrà possibile effettuare <strong>inserimenti tramite voce</strong>. Sia chiaro, attualmente questo è già possibile con software quali Dragon Naturally Speaking o con lo stesso Opera; sono, tuttavia, soluzioni ancora non soddisfacenti o comunque costose, almeno per quello che ho avuto modo di sperimentare. Io mi auguro avvenga una rivoluzione dal basso e cioè che sia il sistema operativo ad implementare comandi vocali applicabili poi anche al browser.</p>
<h2>Le interfacce</h2>
<p>Flash o meno, penso vi sarà un evoluzione delle interfacce di navigazione: saranno utilizzate sempre più interfacce di simulazione (cioè oggetti reali o elaborazioni digitali degli stessi al cui clic corrisponda una determinata azione) rispetto alle attuali interfacce di rappresentazione. Probabilmente farà capolino il 3D, <a href="http://code.google.com/intl/it/apis/o3d/">ci sta giusto lavorando Google</a> in questo periodo. Ovviamente queste innovazioni avranno successo quanto più saranno usabili, altrimenti si tratterà dell&#8217;ennesimo esperimento non andato a buon fine.</p>
<h2>Le immagini</h2>
<p>Già con l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/HTML_5">html 5</a> che, ormai, è praticamente realtà, sarà possibile migliorare notevolmente l&#8217;inserimento di immagini e contenuti multimediali in un sito. Io penso però che, in futuro, sarà possibile visualizzare un&#8217;immagine, spostarla, ingrandirla, ruotarla, metterla in correlazione con altre. Anche in questo caso presumo che, per ottenere la massima efficienza, sia il browser a dover attivare tali funzionalità e non nuove modalità di scripting.</p>
<h2>I video</h2>
<p>I video credo siano la nota più dolente del web attuale; il loro inserimento, in youtube o altra piattaforma, è una operazione lunga, laboriosa e spesso limitata a poche centinaia di megabyte per i limiti imposti dalle piattaforme. È sufficiente poi che &#8220;salti&#8221; per un attimo l&#8217;adsl ed è la fine: si deve ricominciare tutto daccapo! Mi aspetto allora che vengano implementati uploader intelligenti che utilizzino meccanismi di resume. Spero in nuovi formati di compressione più efficienti e, ovviamente, nell&#8217;implementazione di connessioni più veloci.</p>
<h2>Autenticazione</h2>
<p>Da super utente frequento decine di forum, social, negozi online, ecc.; per ciascuno di essi devo ricordarmi login e password. Aggiungiamoci poi tutti i siti che realizzo e gestisco: c&#8217;è di che impazzire. Eppure la soluzione per risolvere il problema dell&#8217;autenticazione è già disponibile: <a href="http://openid.net/">OpenID</a>! Si tratta di un geniale strumento gratuito che permette di inserire una sola volta login e password e consente di accedere a tutti i siti che lo interrogano tramite apposito script/plugin. In tutta sincerità non mi spiego il perchè non abbia, almeno siano ad ora, avuto il successo che merita!</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>A livello di user experience c&#8217;è molto da migliorare, questo credo sia un dato incontrovertibile. Penso anche che non debba e non possa essere il solo web a migliorarsi, ma che l&#8217;evoluzione debba avvenire dal basso e cioè dai sistemi operativi e dai browser.</p>
<p><a href="http://www.ranked.it/web/web-70/">Web 7.0</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un anno e più di spunti</title>
		<link>http://www.ranked.it/seo/spunti-usabilita-web-marketing/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/seo/spunti-usabilita-web-marketing/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 19:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo]]></category>
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/seo/spunti-usabilita-web-marketing/">Un anno e più di spunti</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><p><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/spunti.jpg" alt="spunti.jpg" title="spunti.jpg" class="flotta" height="377" width="300" />È trascorso ormai più di un anno dalla pubblicazione del primo articolo di <strong>Ranked.it</strong> e, mi auguro, di aver mantenuto i propositi che mi ero posto.</p>
<p>Ho sempre pensato che <strong>nel web si possa avere successo solamente creando qualcosa di veramente innovativo</strong> o, in alternativa, <strong>migliorando notevolmente qualcosa che già esiste</strong>; così, a corollario, per ciò che concerne i blog, <strong>si può scrivere di qualcosa di originale</strong> o <strong>citare chi scrive qualcosa di originale</strong> apportando miglioramenti e definendo opportune riclassificazioni (offrendo, di fatto, un percorso di lettura più a misura di utente).<br />
Personalmente credo di aver cercato di produrre contenuti originali e questo, consentitemi di dirlo, mi costa non poco in termini di impegno e tempo e spiega il numero ridotto di articoli pubblicati.</p>
<p><strong>Ciò detto, ringrazio sentitamente tutti i lettori di questo blog e propongo altri quattro spunti che mi auguro risultino altrettanto interessanti!</strong></p>
<ul>
<li><a href="#tag">Uso dei tag</a></li>
<li><a href="#padding">Il problema del padding con Internet Explorer 6</a></li>
<li><a href="#landing">Landing page</a></li>
<li><a href="#captcha">Captcha </a></li>&#8230; <a href="http://www.ranked.it/seo/spunti-usabilita-web-marketing/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></ul></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/seo/spunti-usabilita-web-marketing/">Un anno e più di spunti</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/seo/spunti-usabilita-web-marketing/">Un anno e più di spunti</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/spunti.jpg" alt="spunti.jpg" title="spunti.jpg" class="flotta" height="377" width="300" />È trascorso ormai più di un anno dalla pubblicazione del primo articolo di <strong>Ranked.it</strong> e, mi auguro, di aver mantenuto i propositi che mi ero posto.</p>
<p>Ho sempre pensato che <strong>nel web si possa avere successo solamente creando qualcosa di veramente innovativo</strong> o, in alternativa, <strong>migliorando notevolmente qualcosa che già esiste</strong>; così, a corollario, per ciò che concerne i blog, <strong>si può scrivere di qualcosa di originale</strong> o <strong>citare chi scrive qualcosa di originale</strong> apportando miglioramenti e definendo opportune riclassificazioni (offrendo, di fatto, un percorso di lettura più a misura di utente).<br />
Personalmente credo di aver cercato di produrre contenuti originali e questo, consentitemi di dirlo, mi costa non poco in termini di impegno e tempo e spiega il numero ridotto di articoli pubblicati.</p>
<p><strong>Ciò detto, ringrazio sentitamente tutti i lettori di questo blog e propongo altri quattro spunti che mi auguro risultino altrettanto interessanti!</strong></p>
<ul>
<li><a href="#tag">Uso dei tag</a></li>
<li><a href="#padding">Il problema del padding con Internet Explorer 6</a></li>
<li><a href="#landing">Landing page</a></li>
<li><a href="#captcha">Captcha e la morte del form</a></li>
</ul>
<h2><strong><a title="tag" name="tag" id="tag"></a>Uso dei tag</strong></h2>
<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tag_%28metadato%29"><strong>tag</strong></a> o etichetta non è altro che un collegamento ipertestuale a pagine, sezioni, articoli che trattano dell&#8217;argomento specificato nell&#8217;etichetta stessa. Viene utilizzato in maniera massiccia nei blog, nei portali, nei siti social quale meccanismo di navigazione trasversale rispetto al tradizionale menù di navigazione.</p>
<p>Se vogliamo possiamo considerarlo una shortcut per effettuare una data ricerca: volendo, per esempio, individuare tutte le pagine che trattano di &#8220;scarpe sportive&#8221; possiamo indifferentemente digitale tale termine nel campo di ricerca del sito o selezionare, in maniera molto più rapida, l&#8217;omonimo tag.</p>
<p>Il sistema delle etichette è molto efficace e immagino che presto verrà utilizzato anche da sistemi software non web related.</p>
<p>Per i motori di ricerca il tag risulta un elemento di fondamentale importanza: permette di tracciare un percorso di scansione dei contenuti di un sito secondo logiche fortemente semantiche.</p>
<p>Ciò detto, <strong>io sono convinto che molti blog, siti e portali abusino di tale strumento: deprimano, cioè, la user experience anziché migliorarla</strong>.</p>
<p>Limitando l&#8217;analisi ai soli blog posso affermare che:</p>
<p>1.    le categorie <strong>sono tag</strong>, soddisfano la definizione di cui sopra;</p>
<p>2.    inserire in ogni articolo un tag troppo generico o che ripete pedissequamente l&#8217;etichetta della categoria rappresenta, a mio avviso, un grave errore: è un elemento ridondante e, a lungo andare, distoglie l&#8217;attenzione dai quei tag che, invece, rappresentano l&#8217;unico mezzo rapido per giungere ad un certo argomento;</p>
<p>3.    la conseguenza è la seguente: in un articolo <strong>dovrebbero essere inseriti solo ed esclusivamente quei tag che garantiscono valore aggiunto</strong> e cioè quelli che permettono la navigazione trasversale verso risorse raggiungibili, in maniera tradizionale, con estremo dispendio di tempo;</p>
<p>4.    L&#8217;<strong>efficacia di un tag è inversamente proporzionale al suo uso</strong>: se ogni articolo del blog contiene lo stesso tag evidentemente quest&#8217;ultimo perde di qualsiasi efficacia;</p>
<p>5.    le <strong>nuvole di tag</strong> (tag cloud), a mio avviso, non garantiscono alcun valore aggiunto, creano dissonanza cognitiva (spesso mi imbatto in blocchi di link che si estendono per più di 500px in altezza!) e quindi tendono a confondere l&#8217;utente.</p>
<p>Aggiungo anche che sarebbe opportuno <strong>strutturare uno standard atto a definire la valenza di un tag</strong> (ad esempio attraverso l&#8217;uso di colori o altri segni distintivi). Potrebbe, infatti, essere molto efficace definire tipi di tag che afferiscono a interi livelli o macro aree di un sito web e altri, invece, a singoli argomenti o risorse (basterebbero due colori diversi, universalmente riconosciuti, per tipo di tag).</p>
<p>Concludo segnalandovi <a href="http://www.tutti-per-uno.org/webmarketing-e-motori-di-ricerca/2385-blog-e-cloud-tag.html">questa discussione su TPU</a> che tratta proprio di questo argomento.</p>
<h2><strong><a title="padding" name="padding" id="padding"></a>Il problema del padding con Internet Explorer 6</strong></h2>
<p><strong>Internet Explorer 6 risulta a tutt&#8217;oggi uno tra i browser più utilizzati dall&#8217;utente medio</strong>. Credetemi sulla parola, nonostante non vi sottoponga statistiche di utilizzo, studi e proiezioni!</p>
<p>IE6 ha decine e decine di errori di interpretazione dei css e funziona, molto spesso, con logiche che vanno ben al di là degli standard W3C.</p>
<p>A questo riguardo sono costretto a far notare che molti siti web, blog e portali non considerano che, sotto certe condizioni, tale browser interpreta in maniera non corretta il padding di un box, specialmente quando il layout viene realizzato tramite float.</p>
<p>Lo spiacevole risultato è il seguente: <strong>la sidebar</strong> (la colonna laterale) del sito o del blog anziché disporsi a lato della colonna centrale, collassa e si pone sotto di essa, generando non poca confusione nell&#8217;utente.</p>
<p>Questo errore si verifica in numerosissimi siti web anche di importanza nazionale! Suggerisco quindi di progettare un sito considerando quale piattaforma di test quella utilizzata dall&#8217;utente medio e non la propria.</p>
<p>Se Microsoft vi ha &#8220;imposto&#8221; l&#8217;installazione di IE7 vi propongo una soluzione molto pratica per visualizzare pagine in &#8220;formato&#8221; IE6: installare <a href="http://ieview.mozdev.org/">Ie View</a>, una semplice e gratuita extension di Firefox.</p>
<h2><strong><a title="landing" name="landing" id="landing"></a>Un layout per landing page da testare</strong></h2>
<p>È un dato incontrovertibile, le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Landing_page">landing</a> strutturate sul modello americano (chilometri di testo, poche immagini, ripetute call to action e, in generale, scarsa attenzione all&#8217;aspetto estetico) convertono. Personalmente le trovo piuttosto sgradevoli; io, però, non faccio testo: sono &#8211; e non è un vanto &#8211; un super utente!</p>
<p>Mi sono spesso chiesto tuttavia se vi possano essere altri modelli di landing che garantiscano al web marketer di &#8220;ipnotizzare&#8221; l&#8217;utente e indurlo a selezionare il fatidico link &#8220;compra subito&#8221;!</p>
<p>A questo riguardo ho pensato ad una landing che si sviluppa in orizzontale: immaginate una serie di cartelloni pubblicitari che reclamizzano un certo prodotto, per spostarsi da un cartellone all&#8217;altro basta semplicemente un clic del mouse; il movimento viene realizzato tramite un javascript che permette di ottenere uno scroll morbido (viene quindi rispettato il principio universale secondo il quale l&#8217;utente non deve utilizzare la barra di scorrimento orizzontale del browser quando naviga). Da un&#8217;altra angolazione pensate a quattro o più pagine web affiancate tra loro, ciascuna dotate di testo, immagini e link che, tramite un gradevole effetto di scrolling, permettano di raggiungere le successive.</p>
<p>Qualche tempo fa ne ho creato un prototipo anche grazie al mio amico Marco Olivetti (potete <a href="http://www.marcolivetti.com/comments/sviluppare-un-sito-in-orizzontale-completo-di-scroller/">scaricare liberamente codice ed esempio</a> nel suo blog) che a breve verrà sottoposto ad un testing intensivo su Adwords.</p>
<p>Mi auguro che altri mi imitino sarebbe interessante raccogliere poi nei commenti o in un articolo ad hoc pareri, impressioni e risultati.</p>
<h2><strong><a title="captcha" name="captcha" id="landing2"></a>Captcha, la morte del form</strong></h2>
<p>Quasi quotidianamente rimpiango di non aver studiato archeologia! Se l&#8217;avessi fatto forse sarei in grado di decifrare certe sottospecie di geroglifici che taluni siti si ostinano a chiamare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Captcha">Captcha</a>.</p>
<p>Lo so, è un meccanismo necessario per prevenire lo spam, ma questo non giustifica il fatto che, in alcuni casi, si sia raggiunto un tale livello di incomprensibilità che, per paradosso, il captcha è diventato l&#8217;elemento del form che più fa perdere tempo all&#8217;utente.</p>
<p>Pertanto, ogniqualvolta sono costretto a strizzare gli occhi davanti a immagini contenenti numeri distorti, semitrasparenti, circondati da fogliame o fauna di vario tipo, la tentazione di abbandonare la pagina web è molto, molto forte.</p>
<p>Pensate al celebre sistema di sharing Rapidshare: il capcha è composto da un serie di sette numeri &#8211; già di per sé incomprensibili -, ciascuno dei quali seguito da una figura stilizzata di cane o gatto. Il sistema chiede all&#8217;utente di inserire nel box di convalida solo i numeri associati alla figura di un animale o dell&#8217;altro. Siamo al ridicolo!</p>
<p>La lotta agli spam bot probabilmente impone soluzioni drastiche ma, se si continua di questo passo, oltre agli spammer soccomberanno anche gli user!</p>
<p>Alcuni siti ovviano all&#8217;inconveniente utilizzando captcha che sottopongono all&#8217;utente semplici addizioni. Non so se tale soluzione è praticabile dai siti di grandi dimensioni ma, se anche non lo è, resta il fatto che la direzione intrapresa è comunque del tutto errata.</p>
<p><a href="http://www.ranked.it/seo/spunti-usabilita-web-marketing/">Un anno e più di spunti</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Miglioriamo l’usabilità del nostro blog!</title>
		<link>http://www.ranked.it/web-marketing/usabilita-blog/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/web-marketing/usabilita-blog/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 22:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
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		<category><![CDATA[consigli blog]]></category>
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		<category><![CDATA[usabilità blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.ranked.it/web-marketing/usabilita-blog/">Miglioriamo l’usabilità del nostro blog!</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><p><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/sfera.jpg" alt="Usabilità del blog" title="Usabilità del blog" class="flotta" height="279" width="300" />Il blog rappresenta, senza dubbio, lo strumento che più ha rivoluzionato il modo di fare web: grazie a piattaforme quali WordPress, Blogspot, MovableType ed altre, chiunque, in tempi rapidissimi, è in grado di personalizzare, secondo le proprie esigenza, una infrastruttura per la gestione dei contenuti solida, semplice da aggiornare e, generalmente, di bell&#8217;aspetto.</p>
<p>In questo articolo mi ripropongo di suggerire alcuni principi che possano migliorare, in maniera consistente, l&#8217;<strong>usabilità</strong> del vostro blog e cioè <strong>l&#8217;attitudine di quest&#8217;ultimo ad essere fruito in maniera efficace ed efficiente dall&#8217;utente medio</strong>.</p>
<p>Nella fattispecie:</p>
<ol start="1" type="1">
<li><strong>scrivere titoli efficaci per ciascun      post</strong>;</li>
<li><strong>se un articolo viene suddiviso in più      post è buona norma inserire in ciascuno di essi un indice</strong>, in modo      tale che l&#8217;utente che proviene da un motore di ricerca riesca ad avere      comunque una visione d&#8217;insieme;</li>
<li><strong>utilizzare, laddove possibile, il principio della piramide capovolta</strong> (ne ho parlato in      questo <a href="http://www.wmtools.com/news/articoli-sul-web-marketing/il-linguaggio-da-utilizzare-e-come-rivolgersi-all%E2%80%99utente">articolo</a>);</li>
<li><strong>gestire in maniera opportuna i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Really_simple_syndication">feed</a></strong>. Molti autori, </li>&#8230; <a href="http://www.ranked.it/web-marketing/usabilita-blog/" class="read_more">>> CONTINUA A LEGGERE</a></ol></p></p><p><a href="http://www.ranked.it/web-marketing/usabilita-blog/">Miglioriamo l’usabilità del nostro blog!</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/web-marketing/usabilita-blog/">Miglioriamo l’usabilità del nostro blog!</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p><p><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/sfera.jpg" alt="Usabilità del blog" title="Usabilità del blog" class="flotta" height="279" width="300" />Il blog rappresenta, senza dubbio, lo strumento che più ha rivoluzionato il modo di fare web: grazie a piattaforme quali WordPress, Blogspot, MovableType ed altre, chiunque, in tempi rapidissimi, è in grado di personalizzare, secondo le proprie esigenza, una infrastruttura per la gestione dei contenuti solida, semplice da aggiornare e, generalmente, di bell&#8217;aspetto.</p>
<p>In questo articolo mi ripropongo di suggerire alcuni principi che possano migliorare, in maniera consistente, l&#8217;<strong>usabilità</strong> del vostro blog e cioè <strong>l&#8217;attitudine di quest&#8217;ultimo ad essere fruito in maniera efficace ed efficiente dall&#8217;utente medio</strong>.</p>
<p>Nella fattispecie:</p>
<ol start="1" type="1">
<li><strong>scrivere titoli efficaci per ciascun      post</strong>;</li>
<li><strong>se un articolo viene suddiviso in più      post è buona norma inserire in ciascuno di essi un indice</strong>, in modo      tale che l&#8217;utente che proviene da un motore di ricerca riesca ad avere      comunque una visione d&#8217;insieme;</li>
<li><strong>utilizzare, laddove possibile, il principio della piramide capovolta</strong> (ne ho parlato in      questo <a href="http://www.wmtools.com/news/articoli-sul-web-marketing/il-linguaggio-da-utilizzare-e-come-rivolgersi-all%E2%80%99utente">articolo</a>);</li>
<li><strong>gestire in maniera opportuna i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Really_simple_syndication">feed</a></strong>. Molti autori, allo scopo di ottenere comunque una visita al proprio sito      (e far visualizzare gli ads, aggiungo io) sono soliti integrare nei propri rss solo un      breve sommario di un articolo; ciò complica notevolmente le cose      a chi, come me, utilizza un palmare (o altri strumenti come il mio nuovo <a href="http://www.iacchi.org/2007/11/21/sony-reader-informazioni/">ebook      reader</a> o un telefono di ultima generazione, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/IPhone">I-Phone</a>, ad esempio, che      sarà presto disponibile in Italia). Con tali dispositivi, la transizione      dal software che gestisce l&#8217;aggiornamento e la lettura dei feed (io ne uso      uno gratuito che mi sento di consigliarvi: <a href="http://pda.jasnapaka.com/prssr/">pRSSreader</a>) al browser      web è lunga e molto fastidiosa; la connessione non è sempre disponibile e,      pertanto, molti usano aggiornare i feed non appena agganciano una rete wi-fi,      per poi leggerli off-line. In quest&#8217;ultimo caso proporre il solo sommario      significa, spesso, rendere molto scontento l&#8217;utente e rischiare che elimini il vostro blog dalla sua personalissima lista. Credo, peraltro, che      l&#8217;utente che utilizza i feed sia piuttosto esperto e quindi poco propenso      al clic sui vostri Adsense;</li>
<li><strong>garantire supporto ai browser dei      dispositivi mobili</strong>: fino a poco tempo fa si trattava, purtroppo per      molti, di una spiacevole evenienza, di un tipico problema di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Accessibilit%C3%A0_%28informatica%29">accessibilità</a>.      Ora le cose sono cambiate, questi strumenti sono così diffusi che, in      breve tempo, entreranno nel novero delle dotazioni informatiche standard e      quindi nel raggio di azione dell&#8217;usabilità. Così, se un tempo era un      errore discriminare i &#8220;pochi&#8221; <a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/accessibilita.htm">utenti      svantaggiati</a>, ora è diventato un abominio non rendere il proprio blog      fruibile a questa categoria di user. Qualcuno storcerà il naso adducendo      che ciò significherebbe creare un template ex novo, ottimizzato per gli      schermi ridotti! Niente di più falso, bastano 10 minuti di tempo e <a href="http://alexking.org/projects/wordpress">WordPress Mobile Edition</a>      di Alex King per ottenere una versione mobile del proprio blog che si      attiva ogniqualvolta quest&#8217;ultimo viene navigato da un dispositivo di quel      tipo. Immagino esistano componenti simili anche per tutte le altre      piattaforme blog;</li>
<li><strong>migliorare la gestione della pagine di      errore (404)</strong>: ne ho parlato tempo fa in questo <a href="http://www.ranked.it/web-marketing/errore-404/">articolo</a>;</li>
<li><strong>utilizzare in maniera appropriata lo      strumento TAG</strong>: è inutile riempire un articolo di tag inutili al solo      scopo di poter posizionare per chiavi che mai nessuno andrà a ricercare      nei motori di ricerca! Direi che, in media, quattro o cinque termini      rappresentativi siano più che sufficienti, anche perché l&#8217;efficacia di un      tag penso sia inversamente proporzionale al suo utilizzo. Aggiungo che,      tuttavia, nutro qualche riserva sull&#8217;efficienza delle cloud di tag;</li>
<li><strong>dare supporto alla ricerca avanzata</strong>:      la ricerca standard di WordPress è assolutamente migliorabile. Alcuni      addirittura la disattivano e preferiscono implementare il box di Google      (mi chiedo se valga la pena di rischiare di perdere un utente per pochi      spiccioli!). Ecco allora un plugin che può essere utile allo scopo: <a href="http://dancameron.org/wordpress/wordpress-plugins">Search Everything</a>      di Dan Cameron;</li>
<li><strong>garantire un&#8217;ottima leggibilità</strong>: il      blog <strong>deve essere letto</strong> e non      solo visto! Meglio rinunciare agli effetti grafici di ultimo grido se      questi impediscono una agevole lettura. È necessario garantire sempre un      adeguato <strong>contrasto tra sfondo e      carattere</strong>. Inoltre, si devono utilizzare sapientemente margini,      padding e interlinea: diamo respiro ai blocchi di testo, nulla urta di più      l&#8217;utente che la &#8220;dissonanza cognitiva&#8221;, ammassi di vocaboli senza stacchi,      né separatori. Nel caso estremo in cui non si possa rinunciare a certe      componenti grafiche (potrebbe essere il caso di un blog aziendale che      debba rispettare particolari standard estetici) si può utilizzare uno <a href="http://dev.wp-plugins.org/wiki/ThemeSwitcher">switcher</a> che      permette all&#8217;utente di scegliere in autonomia che tipo di layout      preferisce;</li>
<li><strong>gestire la sidebar in maniera      appropriata</strong>. Questa componente, pur rappresentando un elemento cardine del blog, viene spesso sottovalutata. Mi sono chiesto più volte, infatti, chi mai naviga il web log tramite gli archivi (la      lista di collegamenti ai mesi, per cui selezionando, ad esempio, dicembre      si giunge all&#8217;ulteriore lista degli articoli scritti in quel dato lasso di      tempo) o il calendario, eppure sono spesso presenti nella prima schermata!      Io sto pensando addirittura di eliminarli, mi è bastato un giro su <a href="http://crazyegg.com/">CrazyEgg</a> per dissipare gli ultimi dubbi.      Di conseguenza credo che una buona sidebar debba mostrare immediatamente      la ricerca, le categorie e tutte quelle componenti che più sono utili      all&#8217;utente, relegando a fondo pagina, per l&#8217;appunto, archivi, meta, credo      pure i link e tutto ciò che ha minore importanza per i vostri lettori.</li>
</ol>
<p>Concludo l&#8217;articolo giunto, casualmente, a dieci punti. Tratterò ancora di questo argomento, nel frattempo cedo a voi la parola.</p>
<p><a href="http://www.ranked.it/web-marketing/usabilita-blog/">Miglioriamo l’usabilità del nostro blog!</a>
<a rel="author" href="http://www.ranked.it/author/enrico-ladogana/">Enrico Ladogana</a>
<a href="http://www.ranked.it">Ranked.it</a></p>]]></content:encoded>
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