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	<title>Ranked.it &#187; Seo</title>
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	<description>SEO e Web Marketing</description>
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		<title>Errori comuni nella progettazione di siti turistici</title>
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		<comments>http://www.ranked.it/seo/siti-turismo-errori-comuni/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 20:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il sito turistico è navigato, generalmente, da un target di utenza estremamente etereogeneo; in effetti il classico biglietto aereo o la camera d&#8217;albergo possono essere acquistati sia dall&#8217;utente esperto che da quello alle prime armi.  Non solo, anche la dotazione informatica può variare considerevolmente e quindi è possibile che il sito venga visitato da chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="errori-siti-turistici" src="http://www.ranked.it/wp-content/uploads/2010/04/errori-siti-turistici.jpg" alt="errori-siti-turistici" width="480" height="277" /></p>
<p>Il sito turistico è navigato, generalmente, da un target di utenza estremamente etereogeneo; in effetti il classico biglietto aereo o la camera d&#8217;albergo possono essere acquistati sia dall&#8217;utente esperto che da quello alle prime armi.  Non solo, anche la dotazione informatica può variare considerevolmente e quindi è possibile che il sito venga visitato da chi utilizza un vecchio pc con Windows 95 (che, magari, viene acceso un paio di volte l&#8217;anno) come pure dall&#8217;utente che naviga tramite l&#8217;ultimo modello di telefonino.</p>
<p>Di conseguenza chi disegna e sviluppa un sito turistico deve prestare la massima attenzione affinchè quest&#8217;ultimo risulti veloce, semplice da navigare, usabile e ottimizzato per i motori di ricerca.</p>
<p>Analizziamo ora alcuni degli errori che vengono commessi più comunemente nella realizzazione di un sito web turistico.</p>
<h2>Siti multilingua e traduzioni</h2>
<p>La maggioranza dei siti che si occupano di turismo possiedono versioni in lingua non del tutto soddisfacenti. L&#8217;errore comune è quello di affidare le traduzioni ad un non professionista allo scopo di ridurre i costi. Eppure l&#8217;elemento cardine di un sito, quello che fa la differenza, che permette di realizzare la conversione e cioè l&#8217;alienazione del bene o del servizio è proprio il contenuto. A mio modo di vedere preferirei risparmiare sulla grafica piuttosto che sulla correttezza terminologica e stilistica della versione in lingua del sito!</p>
<p>Per quanto dotato possa essere colui che è stato deputato alla traduzione non possiederà mai l&#8217;esperienza e la sensibilità di chi effettua traduzioni per mestiere.</p>
<p>Dirò di più, la traduzione dovrebbe essere effettuata da un madrelingua, o perlomeno una sua revisione, poiché, soprattutto per quel che riguarda le lingue anglofone, esistono migliaia di modi di dire e di costruzioni linguistiche a cui è difficile poter accedere se non si è del luogo.</p>
<p><strong>Vi è mai capitato di visitare qualche paese estero e sorridere di fronte al&#8217;uso dell&#8217;Italiano maccheronico di qualche cartello? Ebbene molti turisti stranieri provano la stessa reazione navigando i nostri siti web!</strong></p>
<h2>Il form di richiesta informazioni</h2>
<p>A volte mi imbatto in form chilometrici che contengono decine di campi inutili. Questo è un errore grossolano. <strong>Il form dovrebbe essere semplicissimo</strong>, contenere solo gli elementi essenziali per effettuare la prenotazione.</p>
<p>Nella fattispecie:</p>
<ul>
<li>
<p>le etichette dei campi dovrebbero risultare chiare e <strong>porre un quesito all&#8217;utente</strong> piuttosto che contenere affermazioni. Per esempio, poniamo si stia prenotando un soggiorno presso un albergo e si voglia conoscere il numero degli ospiti, sembra più efficace un etichetta del tipo “In quanti soggiornerete nel nostro albergo?” piuttosto di un secco “Numero persone”;</p>
</li>
<li>
<p><strong>dovrebbero sempre essere indicati i campi obbligatori</strong> (meglio utilizzare il termine specifico piuttosto che il classico asterisco);</p>
</li>
<li>
<p>qualora il numero di informazioni da richiedere all&#8217;utente sia, per necessità, comunque molto elevato è buona pratica spiegare il perchè a quest&#8217;ultimo. Non serve addentrarsi troppo nel particolare, è sufficiente una frase del tipo “<em>Gentile utente, ci scusiamo per la lunghezza del modulo ma le informazioni richieste sono assolutamente essenziali per fornirti il nostro miglior preventivo/prezzo</em>”;</p>
</li>
<li>
<p><strong>la validazione dei campi è fondamentale per realizzare un buon form</strong>, per cui, se in un campo, ad esempio, viene richiesta una e-mail, deve essere approntato un meccanismo che blocchi la compilazione e segnali un errore qualora il dato inserito non corrisponda ad una email e così per tutti gli altri tipi di dati;</p>
</li>
<li>
<p>è utile <strong>approntare dei meccanismi di feedback susseguenti alla compilazione del form</strong> da parte dell&#8217;utente. Uno, per così dire, immediato e cioè una pagina di riepilogo in cui venga chiesto di ricontrollare tutti i dati immessi ed uno successivo quale può essere l&#8217;invio di un e-mail contenente il medesimo riepilogo (non sotto forma di una cruda lista di termini) magari in formato html e dotata dei tratti distintivi del sito web (loghi aziendali, slogan e quant&#8217;altro);</p>
</li>
<li>
<p><strong>il pulsante che determina il processamento del form deve contenere una call to action</strong>. Per esempio, meglio l&#8217;imperativo “Prenota il tuo soggiorno” piuttosto dello standard “Invia”;</p>
</li>
<li>
<p>nonostante tutte queste accortezze molti utenti sono comunque spaventati dalla complessità dei form e abbandonano la pagina dei preventivi. Al riguardo è possibile approntare questo stratagemma: si può creare un form, cosidetto veloce, in home page, dotato di soli due campi nome e numero di telefono, sotto di esso, in bella evidenza, deve essere contenuto un messaggio che invita comunque l&#8217;utente a compilare il form più dettagliato per ottenere più efficacemente la prenotazione. In questo modo sarà possibile intercettare comunque una parte di utenza che, in condizioni normali, avrebbe abbandonato il sito.</p>
</li>
</ul>
<h2>I contenuti, questi sconosciuti</h2>
<p>Come si è detto i contenuti sono il cardine del sito web. L&#8217;errore più comune a questo riguardo è quello di pensare che siano sufficienti due righe per pagina (e magari le pagine sono solo quattro o cinque) e sperare (per alcuni clienti con cui ho lavorato direi, quasi, pretendere) che le prenotazioni avvengano in massa.</p>
<p>La realtà è diversa: concorrenza e competizione sono massime nel settore turistico e pertanto se non si realizza un sito dotato di contenuti innovativi e originali è praticamente impossibile emergere.</p>
<p>Viviamo in Italia un paese splendido quanto a cultura, arte e paesaggi: non credo sia difficile, ad esempio, scrivere delle guide o degli articoli sui luoghi da visitare, inserire una news relativa ad eventi, perlomeno di tanto in tanto, insomma produrre dei contenuti sul turismo!</p>
<p>Al limite, se proprio non si dispone di tempo o il budget è estremamente limitato, ci si può accordare con qualche blogger al fine di ripubblicare i suoi contenuti.</p>
<p><strong>In estrema sintesi un sito turistico per aver successo deve dare l&#8217;impressione di essere in continuo aggiornamento e questo vale sia per gli utenti che per i motori di ricerca</strong>.</p>
<h2>Grafica, Flash e navigabilità</h2>
<p>In tutta onestà non mi sento di dire che chi utilizza Flash per siti turistici sbagli, tutt&#8217;altro. In fin dei conti è necessario colpire il potenziale cliente affinché effettui la prenotazione. <strong>Sbaglia, tuttavia, chi utilizza il solo Flash per realizzare un sito turistico</strong>.</p>
<p>Non mi dilungo su questo aspetto ne ho parlato in varie occasioni: un sito composto da un unico swf è indigesto ai motori e tale può risultare anche agli utenti. Utilizziamo Flash per le sole animazioni ponendo attenzione a scrivere del testo alternativo che specifichi il loro significato, operazione utile, oltre che per i motori, anche lato l&#8217;accessibilità.</p>
<p>Sulle pagine introduttive (entra, scegli lingua, animazione, ecc..) meglio dette splash page non credo servano molte parole: <strong>devono essere rimosse</strong>!</p>
<h2>Immagini e fotografie</h2>
<p><strong>Le immagini sono fondamentali in un sito turistico: devono colpire positivamente l&#8217;utente e delimitare visivamente il prodotto venduto</strong>. Ricordiamolo sempre, l&#8217;obiettivo è la prenotazione o la vendita di un servizio turistico.</p>
<p>A livello grafico sembra importante:</p>
<ol>
<li>
<p>alternare fotografie panoramiche o comunque d&#8217;insieme ad altre relative al particolare;</p>
</li>
<li>
<p><strong>fotografare l&#8217;ambiente durante l&#8217;uso quotidiano</strong>, ad esempio un ristorante gremito, una piscina con ospiti e via dicendo. L&#8217;immagine, in questo modo, non risulta asetticamente preparata;</p>
</li>
<li>
<p>per lo stesso motivo, per ciò che concerne la rappresentazione di camere e alloggi, sembra utile abbellire gli ambienti con composizioni di fiori, piatti per colazione, libri e altri elementi di uso quotidiano;</p>
</li>
<li>
<p>se possibile, non inserire le immagini nude e crude, usare delle ombreggiature ai bordi, delle strutture contenitrici a sacchetto o, al limite, creare una cornice adeguata tramite css. Lo stacco tra foto e contenuto risulta meno accentuato e viene a crearsi maggiore armonia nella pagina;</p>
</li>
<li>
<p><strong>fotografare lo staff</strong>; ciò infonde fiducia nel potenziale cliente!</p>
</li>
<li>
<p>iconizzare: è ormai <strong>universale l&#8217;uso di icone per rappresentare i servizi aggiuntivi</strong> offerti dalle strutture ricettive;</p>
</li>
<li>
<p>dettagliare adeguatamente, tramite gallerie di immagini visualizzabili solo a richiesta dell&#8217;utente, gli stessi servizi aggiuntivi (piscina, piano bar, ristorante, ecc.);</p>
</li>
</ol>
<h2>Presentazione della struttura e navigabilità</h2>
<p>L&#8217;obiettivo di un sito turistico è semplice: deve rappresentare una struttura ricettiva e deve alimentare l&#8217;ideale che quest&#8217;ultima sia la migliore in circolazione (poco importa se poi questo non sia vero). È evidente, pertanto, la necessità che vengano comunicati all&#8217;utente tutti gli aspetti positivi e i servizi a valore aggiunto disponibili. Allo scopo sembra utile stilare, tramite un elenco puntato, tutti i comfort, inserire una mappa dei vani, indicare i servizi aggiuntivi (quali il parcheggio, la piscina, il ristorante, ecc.) in armonia con il punto sei del paragrafo precedente. Per quel che rigurda la navigazione è necessario prestare la massima attenzione nella composizione dei titoli di pagina (in altro a sinistra nel browser). Questi devono contenere una descrizione accurata della pagina a cui afferiscono (ad esempio: “Le nostre camere”, “il nostro ristorante”, “Prenota on-line” e via di questo passo). Se il sito è disposto su più livelli possono risultare di pratica utilità i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Breadcrumb">breadcrumb</a> e menù a tendina posti orizzontalmente sotto l&#8217;header quale snodo per accedere alle varie sezioni del sito. Se necessario può risultare utile la creazione di un menù contestuale a destra o sinistra del corpo dei contenuti.<br />
A livello SEO credo sia fondamentale, ancora più che per altre tipologie di siti web, l&#8217;uso di un efficace <a href="http://forum.html.it/forum/showthread.php?threadid=871868">mod rewrite</a> e l&#8217;utilizzo degli header H1,&#8230;,Hn per delimitare i titoli di pagina, paragrafo e sottoparagrafo.</p>
<h2>Pagina prezzi</h2>
<p>L&#8217;utente è fortemente interessato a conoscere il costo d&#8217;uso di una stuttura ricettiva. Dirò di più, molti utenti chiedono preventivi a più strutture contemporaneamente, di conseguenza è necessario predisporre una pagina prezzi con accuratezza, nella fattispecie:</p>
<ul>
<li>
<p><strong>inserire informazioni certe sul prezzo</strong> del prodotto/soggiorno/camera. <br />
Evitare pertanto di utilizzare range (da&#8230; a&#8230;) o definire il solo estremo inferiore (prezzi a partire da&#8230;). A mio avviso è imperativo essere onesti e affermare qualcosa del tipo: “la camera costa x euro” seguita da una tabella che associa un sovraprezzo per ogni servizio accessorio;</p>
</li>
<li>
<p>laddove possibile sembra efficace fare intendere al cliente che il prezzo venga modificato e aggiornato di continuo piuttosto che pubblicare, di anno in anno, una tabella che associ quest&#8217;ultimo alla stagione. Per esempio la sezione listino può essere delimitata da un titolo quale “I prezzi di oggi, &#8216;data&#8217;”. Dove per &#8216;data&#8217; intendo la data del giorno, generata dinamicamente dal server web;</p>
</li>
<li>
<p><strong>le pagine o le sezioni relative alle promozioni sono visitate da nove visitatori su dieci</strong>, di conseguenza deve sempre essere presente una qualche forma di sconto od offerta speciale. Il gift nel web funziona sempre (Google, del resto, ci ha costruito un impero!) quindi è opportuno offrire almeno un caffè ai clienti che accedono a quelle pagine. In caso contrario meglio eliminarle.</p>
</li>
</ul>
<h2>Pagina contatti</h2>
<p>Tale pagina dovrebbe contenere tutti i riferimenti per contattare la struttura: telefono, fax e cellulare per le chiamate notturne; inoltre nomi e recapiti dei referenti di ogni settore. Dovrebe essere presente una mappa del luogo dotata di coordinate GPS unitamente alle indicazioni stradali per raggiungere la struttura da stazioni e aeroporti limitrofi. Utile, direi quasi indispensabile, la creazione di una copia di questa pagina in formato PDF che il cliente possa stampare ed utilizzare durante il viaggio.</p>
<h2>Supporto dispositivi mobili</h2>
<p>Credo che i tempi siano maturi; sembra necessario creare una versione del sito ottimizzata per dispositivi mobili; peraltro se usate un cms open source probabilmente esistono plugin ed estensioni che effettuano gran parte del lavoro.</p>
<h2>Dare del tu o del voi</h2>
<p>La risposta è semplice, dipende dal tipo di clientela. Presumo che esista una corrispondenza molto forte tra numero di stelle e formalità. Ergo se la struttura è una piccola pensione o un agriturismo meglio dare del tu.</p>
<h2>Altro</h2>
<p>Lo decidete voi!<br />
Se vi saranno commenti interessanti andrò ad aggiungere altri punti a questo articolo.</p>
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		<title>Un anno e più di spunti</title>
		<link>http://www.ranked.it/seo/spunti-usabilita-web-marketing/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 19:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È trascorso ormai più di un anno dalla pubblicazione del primo articolo di Ranked.it e, mi auguro, di aver mantenuto i propositi che mi ero posto. Ho sempre pensato che nel web si possa avere successo solamente creando qualcosa di veramente innovativo o, in alternativa, migliorando notevolmente qualcosa che già esiste; così, a corollario, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/spunti.jpg" alt="spunti.jpg" title="spunti.jpg" class="flotta" height="377" width="300" />È trascorso ormai più di un anno dalla pubblicazione del primo articolo di <strong>Ranked.it</strong> e, mi auguro, di aver mantenuto i propositi che mi ero posto.</p>
<p>Ho sempre pensato che <strong>nel web si possa avere successo solamente creando qualcosa di veramente innovativo</strong> o, in alternativa, <strong>migliorando notevolmente qualcosa che già esiste</strong>; così, a corollario, per ciò che concerne i blog, <strong>si può scrivere di qualcosa di originale</strong> o <strong>citare chi scrive qualcosa di originale</strong> apportando miglioramenti e definendo opportune riclassificazioni (offrendo, di fatto, un percorso di lettura più a misura di utente).<br />
Personalmente credo di aver cercato di produrre contenuti originali e questo, consentitemi di dirlo, mi costa non poco in termini di impegno e tempo e spiega il numero ridotto di articoli pubblicati.</p>
<p><strong>Ciò detto, ringrazio sentitamente tutti i lettori di questo blog e propongo altri quattro spunti che mi auguro risultino altrettanto interessanti!</strong></p>
<ul>
<li><a href="#tag">Uso dei tag</a></li>
<li><a href="#padding">Il problema del padding con Internet Explorer 6</a></li>
<li><a href="#landing">Landing page</a></li>
<li><a href="#captcha">Captcha e la morte del form</a></li>
</ul>
<h2><strong><a title="tag" name="tag" id="tag"></a>Uso dei tag</strong></h2>
<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tag_%28metadato%29"><strong>tag</strong></a> o etichetta non è altro che un collegamento ipertestuale a pagine, sezioni, articoli che trattano dell&#8217;argomento specificato nell&#8217;etichetta stessa. Viene utilizzato in maniera massiccia nei blog, nei portali, nei siti social quale meccanismo di navigazione trasversale rispetto al tradizionale menù di navigazione.</p>
<p>Se vogliamo possiamo considerarlo una shortcut per effettuare una data ricerca: volendo, per esempio, individuare tutte le pagine che trattano di &#8220;scarpe sportive&#8221; possiamo indifferentemente digitale tale termine nel campo di ricerca del sito o selezionare, in maniera molto più rapida, l&#8217;omonimo tag.</p>
<p>Il sistema delle etichette è molto efficace e immagino che presto verrà utilizzato anche da sistemi software non web related.</p>
<p>Per i motori di ricerca il tag risulta un elemento di fondamentale importanza: permette di tracciare un percorso di scansione dei contenuti di un sito secondo logiche fortemente semantiche.</p>
<p>Ciò detto, <strong>io sono convinto che molti blog, siti e portali abusino di tale strumento: deprimano, cioè, la user experience anziché migliorarla</strong>.</p>
<p>Limitando l&#8217;analisi ai soli blog posso affermare che:</p>
<p>1.    le categorie <strong>sono tag</strong>, soddisfano la definizione di cui sopra;</p>
<p>2.    inserire in ogni articolo un tag troppo generico o che ripete pedissequamente l&#8217;etichetta della categoria rappresenta, a mio avviso, un grave errore: è un elemento ridondante e, a lungo andare, distoglie l&#8217;attenzione dai quei tag che, invece, rappresentano l&#8217;unico mezzo rapido per giungere ad un certo argomento;</p>
<p>3.    la conseguenza è la seguente: in un articolo <strong>dovrebbero essere inseriti solo ed esclusivamente quei tag che garantiscono valore aggiunto</strong> e cioè quelli che permettono la navigazione trasversale verso risorse raggiungibili, in maniera tradizionale, con estremo dispendio di tempo;</p>
<p>4.    L&#8217;<strong>efficacia di un tag è inversamente proporzionale al suo uso</strong>: se ogni articolo del blog contiene lo stesso tag evidentemente quest&#8217;ultimo perde di qualsiasi efficacia;</p>
<p>5.    le <strong>nuvole di tag</strong> (tag cloud), a mio avviso, non garantiscono alcun valore aggiunto, creano dissonanza cognitiva (spesso mi imbatto in blocchi di link che si estendono per più di 500px in altezza!) e quindi tendono a confondere l&#8217;utente.</p>
<p>Aggiungo anche che sarebbe opportuno <strong>strutturare uno standard atto a definire la valenza di un tag</strong> (ad esempio attraverso l&#8217;uso di colori o altri segni distintivi). Potrebbe, infatti, essere molto efficace definire tipi di tag che afferiscono a interi livelli o macro aree di un sito web e altri, invece, a singoli argomenti o risorse (basterebbero due colori diversi, universalmente riconosciuti, per tipo di tag).</p>
<p>Concludo segnalandovi <a href="http://www.tutti-per-uno.org/webmarketing-e-motori-di-ricerca/2385-blog-e-cloud-tag.html">questa discussione su TPU</a> che tratta proprio di questo argomento.</p>
<h2><strong><a title="padding" name="padding" id="padding"></a>Il problema del padding con Internet Explorer 6</strong></h2>
<p><strong>Internet Explorer 6 risulta a tutt&#8217;oggi uno tra i browser più utilizzati dall&#8217;utente medio</strong>. Credetemi sulla parola, nonostante non vi sottoponga statistiche di utilizzo, studi e proiezioni!</p>
<p>IE6 ha decine e decine di errori di interpretazione dei css e funziona, molto spesso, con logiche che vanno ben al di là degli standard W3C.</p>
<p>A questo riguardo sono costretto a far notare che molti siti web, blog e portali non considerano che, sotto certe condizioni, tale browser interpreta in maniera non corretta il padding di un box, specialmente quando il layout viene realizzato tramite float.</p>
<p>Lo spiacevole risultato è il seguente: <strong>la sidebar</strong> (la colonna laterale) del sito o del blog anziché disporsi a lato della colonna centrale, collassa e si pone sotto di essa, generando non poca confusione nell&#8217;utente.</p>
<p>Questo errore si verifica in numerosissimi siti web anche di importanza nazionale! Suggerisco quindi di progettare un sito considerando quale piattaforma di test quella utilizzata dall&#8217;utente medio e non la propria.</p>
<p>Se Microsoft vi ha &#8220;imposto&#8221; l&#8217;installazione di IE7 vi propongo una soluzione molto pratica per visualizzare pagine in &#8220;formato&#8221; IE6: installare <a href="http://ieview.mozdev.org/">Ie View</a>, una semplice e gratuita extension di Firefox.</p>
<h2><strong><a title="landing" name="landing" id="landing"></a>Un layout per landing page da testare</strong></h2>
<p>È un dato incontrovertibile, le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Landing_page">landing</a> strutturate sul modello americano (chilometri di testo, poche immagini, ripetute call to action e, in generale, scarsa attenzione all&#8217;aspetto estetico) convertono. Personalmente le trovo piuttosto sgradevoli; io, però, non faccio testo: sono &#8211; e non è un vanto &#8211; un super utente!</p>
<p>Mi sono spesso chiesto tuttavia se vi possano essere altri modelli di landing che garantiscano al web marketer di &#8220;ipnotizzare&#8221; l&#8217;utente e indurlo a selezionare il fatidico link &#8220;compra subito&#8221;!</p>
<p>A questo riguardo ho pensato ad una landing che si sviluppa in orizzontale: immaginate una serie di cartelloni pubblicitari che reclamizzano un certo prodotto, per spostarsi da un cartellone all&#8217;altro basta semplicemente un clic del mouse; il movimento viene realizzato tramite un javascript che permette di ottenere uno scroll morbido (viene quindi rispettato il principio universale secondo il quale l&#8217;utente non deve utilizzare la barra di scorrimento orizzontale del browser quando naviga). Da un&#8217;altra angolazione pensate a quattro o più pagine web affiancate tra loro, ciascuna dotate di testo, immagini e link che, tramite un gradevole effetto di scrolling, permettano di raggiungere le successive.</p>
<p>Qualche tempo fa ne ho creato un prototipo anche grazie al mio amico Marco Olivetti (potete <a href="http://www.marcolivetti.com/comments/sviluppare-un-sito-in-orizzontale-completo-di-scroller/">scaricare liberamente codice ed esempio</a> nel suo blog) che a breve verrà sottoposto ad un testing intensivo su Adwords.</p>
<p>Mi auguro che altri mi imitino sarebbe interessante raccogliere poi nei commenti o in un articolo ad hoc pareri, impressioni e risultati.</p>
<h2><strong><a title="captcha" name="captcha" id="landing2"></a>Captcha, la morte del form</strong></h2>
<p>Quasi quotidianamente rimpiango di non aver studiato archeologia! Se l&#8217;avessi fatto forse sarei in grado di decifrare certe sottospecie di geroglifici che taluni siti si ostinano a chiamare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Captcha">Captcha</a>.</p>
<p>Lo so, è un meccanismo necessario per prevenire lo spam, ma questo non giustifica il fatto che, in alcuni casi, si sia raggiunto un tale livello di incomprensibilità che, per paradosso, il captcha è diventato l&#8217;elemento del form che più fa perdere tempo all&#8217;utente.</p>
<p>Pertanto, ogniqualvolta sono costretto a strizzare gli occhi davanti a immagini contenenti numeri distorti, semitrasparenti, circondati da fogliame o fauna di vario tipo, la tentazione di abbandonare la pagina web è molto, molto forte.</p>
<p>Pensate al celebre sistema di sharing Rapidshare: il capcha è composto da un serie di sette numeri &#8211; già di per sé incomprensibili -, ciascuno dei quali seguito da una figura stilizzata di cane o gatto. Il sistema chiede all&#8217;utente di inserire nel box di convalida solo i numeri associati alla figura di un animale o dell&#8217;altro. Siamo al ridicolo!</p>
<p>La lotta agli spam bot probabilmente impone soluzioni drastiche ma, se si continua di questo passo, oltre agli spammer soccomberanno anche gli user!</p>
<p>Alcuni siti ovviano all&#8217;inconveniente utilizzando captcha che sottopongono all&#8217;utente semplici addizioni. Non so se tale soluzione è praticabile dai siti di grandi dimensioni ma, se anche non lo è, resta il fatto che la direzione intrapresa è comunque del tutto errata.</p>
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		<title>Sottodomini non più assimilabili a domini indipendenti</title>
		<link>http://www.ranked.it/google/sottodomini/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2007 17:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.ranked.it/google/sottodomini/</guid>
		<description><![CDATA[Sottodominio è un termine che viene, generalmente, utilizzato per definire, in maniera spicciola, un dominio di terzo livello. Ad esempio, posto che io abbia registrato il dominio www.piante.it, ho la titolarità di creare il sottodominio rose.piante.it, ma anche l&#8217;ulteriore sottodominio margherite.piante.it e via dicendo (e, in teoria, anche domini di quarto livello, di quinto, ecc.). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/wp-content/images/sottodomini_google_big.gif" rel="lightbox"><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/sottodomini_google.gif" alt="sottodomini_google.gif" title="sottodomini_google.gif" class="flotta" height="215" width="300" /></a>Sottodominio è un termine che viene, generalmente, utilizzato per definire, in maniera spicciola, un dominio di terzo livello.</p>
<p>Ad esempio, posto che io abbia registrato il dominio <strong>www.piante.it</strong>,<br />
ho la titolarità di creare il sottodominio <strong>rose.piante.it,</strong> ma anche l&#8217;ulteriore sottodominio<strong> margherite.piante.it</strong> e via dicendo (e, in teoria, anche domini di quarto livello, di quinto, ecc.).</p>
<p>Dipende poi dall&#8217;hosting stabilire se tale attività debba essere remunerata o meno.</p>
<p><strong>Tale pratica è sicuramente molto utile sia in ambito di Branding che, soprattutto, di Seo.</strong></p>
<p>Pensiamo, ad esempio, ad una società che produce cosmetici: può essere molto efficace (ragioniamo anche sull&#8217;immediatezza del ricordo della url) la creazione di sottodomini del tipo store.cosmetici.it, supporto.cosmetici.it e via dicendo.</p>
<p>Allo stesso modo, nell&#8217;ambito del posizionamento nei motori di ricerca, può essere utile utilizzare i sottodomini per separare sezioni di un sito (quelle, ad esempio, in lingua straniera) e, al limite, <strong>per realizzare tecniche più o meno evolute di spam</strong>.</p>
<p>La realizzazione di un sottodominio è peraltro un&#8217;operazione molto semplice e soprattutto poco costosa: si crea una sottocartella e quindi le si assegna il nome a dominio di terzo livello (<a href="http://www.cpanel.net/index.html">cpanel</a>, addirittura, ne permette la creazione tramite un solo clic). Gli hosting, in media, ammettono che, in un dominio, possano insistere da 5  a 10 subdomain gratuiti, i successivi, poi, devono essere remunerati, ma in misura certamente minore rispetto alla registrazione di un nuovo dominio.</p>
<p>Ma come si comporta Google (e gli altri motori di ricerca) quando deve indicizzare un sottodominio? <strong>Google attualmente considera un sottodominio alla stregua di un dominio indipendente.  Attenzione di un dominio indipendente, non di un sito indipendente!</strong></p>
<p>Di conseguenza ogni sottodominio ha delle caratteristiche intrinseche che lo fanno apparire qualcosa di estraneo al sito di provenienza, ma in cui sono presenti ancora dei legami con il suddetto.</p>
<p>Nella fattispecie:</p>
<ul type="disc">
<li>l&#8217;ip      di provenienza è il medesimo (anche se ritengo che nulla vieterebbe di      assegnare un ip esclusivo ad un sottodominio, ma verrebbe appunto meno la      convenienza per la maggioranza dei titolari di un sito);</li>
<li>un      sottodominio è la rappresentazione di una sottocartella, pur con      caratteristiche particolari (spesso, peraltro, il sottodominio risulta      accessibile sia come tale che come folder del sito; riprendendo l&#8217;esempio      iniziale, potrei arrivare alle stesse pagine digitando nel browser sia www.piante.it/rose      che rose.piante.it, senza un redirect adeguato);</li>
<li>a      livello empirico si è dimostrato che la penalizzazione di un sito      colpisce, indistintamente, tutti i suoi sottodomini (non ho però sufficienti      testimonianze che mi aiutino a stabilire, in maniera incontrovertibile, se      sia condizione necessaria e sufficiente un link tra dominio e      sottodominio); viceversa la penalizzazione di un sottodominio, in genere,      non arreca alcun danno al dominio di provenienza;</li>
<li>pur      avendo un ciclo di vita similare a quello di un nuovo sito, la stretta      correlazione con il dominio di provenienza gli consente di gestire in      maniera più agevole le fasi di indicizzazione e di eventuale <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sandbox_Effect">sandbox</a>;</li>
<li>la      trasmissione di Pagerank avviene, in genere, come per un qualsiasi nuovo      sito: se dal sito principale non vi sono link al sottodominio non vi è,      come dire, propagazione di Pr tra i due;</li>
<li>se      il sottodominio è intimamente collegato al dominio di provenienza (in      termini di struttura e gerarchia di link) esso verrà considerato alla      stregua di una sottocartella;</li>
<li>alcuni      osservazioni evidenziano che, se anche il sottodominio non dispone di      backlink dal dominio principale, viene comunque indicizzato da Google (e      qui ci troviamo di fronte ad un nonsense, in quanto Google afferma che se      un sito non dispone di link non viene incluso nell&#8217;indice);</li>
<li>adsense      e adwords, posti in un sottodominio, per la politica dello <a href="http://webmarketing.html.it/articoli/leggi/2415/migliorare-il-rendimento-di-google-adsense/3/">smart      pricing</a>, possono essere inficiati da una cattiva gestione dei medesimi      nel dominio di provenienza (se, per fare un banale esempio, il dominio      principale è poco tematizzato e quindi ottiene pochi Ads pertinenti, lo      stesso trattamento subirà il sottodominio, che, magari, lo è ed in maniera      eccellente);</li>
<li><strong>non assecondano la regola del &#8220;massimo      2 risultati per serp&#8221;</strong>: ai sottodomini, in poche parole, non è      applicato quel filtro che impedisce ad un sito di comparire in una serp      per più di due volte (peraltro se i due risultati insistono nella medesima      pagina della serp, sono accorpati al di là della loro reale posizione      algoritmica).</li>
</ul>
<p align="center"><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/accorpamento_risultati_google.gif" alt="Accorpamento dei risultati dello stesso sito in una serp da parte di Google" title="accorpamento_risultati_google.gif" height="197" width="346" /></p>
<p>Ebbene proprio quest&#8217;ultima caratteristica ha determinato l&#8217;uso (e, spesso, l&#8217;abuso) dello strumento dei subdomain. Numerosi siti, infatti, hanno realizzato centinaia di sottodomini allo scopo di colonizzare completamente i risultati di una serp. Kiji di Ebay rappresenta, senza dubbio, l&#8217;esempio più rappresentativo.</p>
<p>Da quanto leggo negli atti del <a href="http://www.pubcon.com/">PubCon</a> di Las Vegas, questa pratica forse non avrà più successo: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Matt_Cutts">Cutts</a> ha affermato che, a breve termine, <strong>i sottodomini <a href="http://www.seroundtable.com/archives/015621.html">verranno declassati al rango di sottocartelle e asseconderanno la regola del 2</a>!</strong></p>
<p>Così, ad esempio, non dovrebbe più essere possibile individuare serp come la seguente. I primi due risultati dovrebbero sparire, cannibalizzati dai secondi due più attinenti alla chiave ricercata.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/sottodomini_serp_tpu.gif" alt="Con la nuova gestione dei sottodomini Google eliminerà tutti i risultati da uno stesso sito oltre i canonici 2" title="Con la nuova gestione dei sottodomini Google eliminerà tutti i risultati da uno stesso sito oltre i canonici 2" height="301" width="459" /></p>
<p>I siti che dispongono di <a href="http://webmarketing.html.it/articoli/leggi/2352/cosa-sono-i-google-sitelinks/1/">Sitelinks</a> risulteranno certamente meno penalizzati rispetto a quelli che non possiedono tale strumento. Tuttavia, a mio avviso, a fronte di una minima distorsione, si potranno ottenere serp più &#8220;pulite&#8221; e meritocratiche (considerate, ad esempio, il pattume presente in <a href="http://www.google.com/search?hl=it&amp;q=ripetizioni+latino+pisa&amp;btnG=Cerca&amp;lr=">questa</a>).</p>
<p>Ovviamente sta a Google stabilire quali e quanti siti possano non essere inficiati da tale filtro. Io sono dell&#8217;avviso che il filtro dovrebbe essere disattivato solo quando è universalmente manifesta l&#8217;utilità di ottenere più di due risultati afferenti allo stesso sito per serp, al di là del marchio e, soprattutto, del potere delle aziende a cui i domini appartengono.</p>
<p>A tale riguardo è importante sottolineare che questa modifica non riguarderà siti quali Blogspot o WordPress.com, lo stesso Google e, certamente, brand del calibro di Apple o Microsoft.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Analisi chirurgica di un Back Link</title>
		<link>http://www.ranked.it/google/analisi-backlink/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/google/analisi-backlink/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jul 2007 12:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Seo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella perpetua caccia al Back link credo si debbano tenere presenti alcuni principi fondamentali che permettano di stabilire se una fonte è buona o meno. Lo scopo è quello di non sprecare del tempo prezioso nella ricerca di link che non garantiscono alcun valore aggiunto al nostro sito web. A mio avviso un BL comunica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/analisi_backlink.jpg" alt="Analisi chirurgica di un BL" title="Analisi chirurgica di un BL" class="flotta" height="190" width="300" />Nella perpetua caccia al Back link credo si debbano tenere presenti alcuni principi fondamentali che permettano di stabilire se una fonte è buona o meno. Lo scopo è quello di non sprecare del tempo prezioso nella ricerca di link che non garantiscono alcun valore aggiunto al nostro sito web.</p>
<p>A mio avviso un BL comunica a Google tre distinte informazioni sul nostro sito:</p>
<ul type="disc">
<li>autorevolezza      (PR)</li>
<li>affidabilità      (TR)</li>
<li>significato</li>
</ul>
<p>L&#8217;ultimo credo sia il parametro più importante per il motore di ricerca.</p>
<p>Un esempio può chiarire il concetto: possiedo un sito che tratta, guarda caso, di frutta, e ricevo un BL da un altro sito di frutta con anchor &#8220;banane&#8221;.</p>
<p>Proviamo ad ipotizzare come Google valuta questo link.</p>
<p>Gbot raggiunge la pagina del sito che ci linca conoscendone già i contenuti, la frutta; di conseguenza si aspetta di trovare link in uscita che siano in qualche modo collegati a questo tema. Inoltre, il sito lincante ha già un PR e un TR ben definiti, ovverosia un indice di popolarità e di affidabilità che il motore utilizza per posizionare le sue pagine nelle Serp.</p>
<p>Arrivato sul link che porta al nostro sito, decide di seguirlo ed arriva alla nostra pagina.</p>
<p>Nel passaggio trasferisce delle informazioni; il ragionamento alla base è il seguente: il sito a monte ha per Google un valore pari ad x, questo linca il sito a valle con un anchor a tema. Google presume pertanto che l&#8217;autore del sito a monte trovi rilevante il sito a cui ha assegnato il link: quest&#8217;ultimo deve trattare, per forza di cose, dello stesso argomento, la frutta.</p>
<p>Il BL, insomma, ha apportato al nostro sito un triplice vantaggio: gli ha assegnato della <strong>rilevanza</strong> <strong>grazie al passaggio del PR</strong>, dell&#8217;<strong>autorevolezza</strong> <strong>grazie al passaggio di TR</strong> e, soprattutto, ha sancito che tratta di un <strong>argomento correlato</strong> a quello del sito a monte.</p>
<p>Per dirla alla maniera dei semiotici e di chi si occupa di linguistica: <strong>i BL attribuiscono significato al nostro significante-sito, che come un contenitore vuoto si vede riempire di significato e valenza</strong>.</p>
<p>Di conseguenza condivido in pieno la tesi di coloro che sostengono che sia decisamente più proficuo tentare di ottenere BL mirati e a tema. Condanno senza appello, però, coloro che trasformano questa pratica in integralismo.<br />
Anche un collegamento non a tema, a mio modesto avviso, può essere utile al nostro sito!</p>
<p>Se una pagina web riceve un BL da un sito non a tema ad elevato PR e TR, riceve comunque dei benefici in termini di PageRank e di TrustRank. Ovviamente a livello di significato il beneficio sarà nullo: Google, conclusa l&#8217;analisi, avrà individuato che le due fonti trattano di temi distinti.</p>
<p>Insomma, in ogni caso il link (se non proveniente da fonti ritenute &#8220;indegne&#8221; da Google) è sempre utile.</p>
<p>Forse in futuro la discrepanza di &#8220;significato&#8221;, considerata nell&#8217;ultimo esempio, potrebbe rappresentare una delle armi di Google per combattere i BL non spontanei: in effetti un sito che tratta di macchine agricole, per esempio, non dovrebbe avere alcun legame con uno che tratta di prenotazioni alberghiere e quindi nemmeno dei collegamenti.</p>
<p><em><strong>Questo articolo è stato scritto dal mio amico Marek Dimitrovic.</strong></em></p>
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		</item>
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		<title>SEO e Motori di Ricerca del futuro &#8211; PARTE SECONDA</title>
		<link>http://www.ranked.it/google/seo-e-motori-di-ricerca-del-futuro-2/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/google/seo-e-motori-di-ricerca-del-futuro-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Jul 2007 18:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Seo]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[A voi, amici, la seconda parte dell&#8217;articolo sul futuro del SEO e dei Motori di Ricerca. Mi piacerebbe che ciascuno di voi, poi, presentasse il suo personale scenario: i commenti sono a vostra disposizione! Analisi, test, feedback La conoscenza del comportamento degli utenti, l&#8217;analisi delle loro abitudini, dei loro gusti e delle loro preferenze assumerà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="color: #153448"><strong>A voi, amici, la seconda parte dell&#8217;articolo sul futuro del SEO e dei Motori di Ricerca. Mi piacerebbe che ciascuno di voi, poi, presentasse il suo personale scenario: i commenti sono a vostra disposizione!</strong></p>
<h2><strong>Analisi, test, feedback</strong></h2>
<p><a rel="lightbox" href="http://www.ranked.it/wp-content/images/seo_motori_futuro_big.jpg" title="SEO e Motori di ricerca nel fututo"><img width="300" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/seo_motori_futuro.jpg" alt="Seo e Motori di Ricerca nel futuro" height="228" title="Seo e Motori di Ricerca nel futuro" class="flotta" /></a>La conoscenza del comportamento degli utenti, l&#8217;analisi delle loro abitudini, dei loro gusti e delle loro preferenze assumerà un ruolo sempre più importante. Si renderà necessario condurre test, panel, analisi estensive su campioni di utenti che condividono caratteristiche comuni.</p>
<p>Non solo, anche lo studio delle <strong>correlazioni semantiche che intercorrono tra date tipologie di utenti</strong> risulterà elemento imprescindibile per effettuare un buon posizionamento. Ecco allora che diventeranno sempre più importanti le aziende che dispongono delle risorse e della competenza per effettuare questo tipo di ricerche. Il feedback di chi arriverà alle nostre pagine dai motori di ricerca diventerà merce preziosissima. <strong>Ogniqualvolta un utente ci visita ci dovremo chiedere chi è, da dove viene, che mestiere fa, a che classe sociale appartiene</strong>, corrisponde ad un gruppo di user che abbiamo già &#8220;tracciato&#8221;?</p>
<h2><strong>Software di analisi del posizionamento, log e metriche</strong></h2>
<p>Come si diceva l&#8217;analisi del traffico dai motori rappresenterà una attività di fondamentale importanza. <strong>Mi auguro che, a breve, sarà possibile individuare ciascun utente in maniera più efficace, attraverso la geolocalizzazione.</strong> Attualmente i software di statistiche fanno difficoltà a tracciare un utente che utilizza un IP dinamico, generalmente messo a disposizione dalle adsl economiche. Ma, in un futuro molto vicino, potrebbe essere sviluppato da queste stesse applicazioni un algoritmo più efficace che effettui operazioni quali l&#8217;individuazione del range di IP dell&#8217;utente (ogni adsl, in ciascuna sessione di navigazione, assegna, infatti, degli IP compresi in un dato intervallo), consideri parametri quali il browser utilizzato, la provenienza geografica, il tempo di navigazione, ecc, per tracciare, con un modesto margine di errore, ciascun utente.</p>
<p>Di contro, <strong>risulterà molto difficile definire delle metriche SEO efficaci</strong>. La posizione nelle serp non potrà più essere utilizzata quale parametro di valutazione dell&#8217;efficacia di una campagna. I software attuali che, sulla base di una lista di chiavi, individuano la posizione delle pagine nei motori, potranno essere tranquillamente disinstallati, non essendo in grado che di offrire la visione dei risultati relativi ad utenti appartenenti a date tipologie. Lo ribadisco: <strong>si deve ragionare in tre dimensioni, utente/chiave/posizione!</strong></p>
<p>Ammettiamo, in ogni caso, che vengano implementati software di posizionamento in grado di condurre report su base tridimensionale: anche per la query più banale, sarebbero necessarie decine e decine di interrogazioni che simulino classi di utenti diverse, insomma, vi sarebbe il rischio concreto di saturazione della banda dei Motori di Ricerca. Pertanto, presumo che simili applicazioni sarebbero immediatamente bandite da Google e tutti gli altri Search Engine.</p>
<p>Ecco allora, che in mancanza di dati certi, i SEO &#8211; e gli stessi software di Posizionamento &#8211; non potranno che affidarsi all&#8217;analisi a posteriori dei log. Teorizzo anche la nascita di<strong> piattaforme di condivisione dei log che permettano </strong>di classificare gli utenti e, quando possibile, di attribuire l&#8217;uso di certe keyword a ciascuna classe. Per concludere, l&#8217;analisi statistica e la Web Analytic diverranno argomenti di importanza assoluta.<strong> </strong></p>
<h2><strong>Fattori di Posizionamento</strong></h2>
<p>Già ora, senza adeguati capitali e tempo, il posizionamento per chiavi competitive è un&#8217;operazione molto complessa e, soprattutto, costosissima. Ma pensiamo a quello che succederà fra qualche anno.</p>
<p><em>Pensiamo, ad esempio, ad una ricerca per la chiave &#8220;cinema&#8221;: le serp muteranno spostandosi di pochi chilometri. Interverrà, infatti, la geolocalizzazione allo scopo di presentare risultati coerenti con l&#8217;area geografica in cui l&#8217;utente si trova; ma interverrà pure la personalizzazione: l&#8217;utente, se &#8220;conosciuto&#8221; dai motori, potrà ottenere in cima alle serp siti relativi a cinema che proiettano, in quella data settimana, film comici, proprio perché sono quelli che preferisce. E, ancora, in posizione intermedia, potrebbero essere presenti collegamenti a video contenenti i trailer di quei stessi film&#8230;</em></p>
<p><strong>I fattori da considerare per effettuare un posizionamento saranno troppi e difficilmente misurabili.</strong> Ecco allora che sarà ancora più conveniente effettuare politiche di <a href="http://www.ranked.it/seo/seo-long-tail/">Long Tail Optimization</a>. Individuare, cioè, enormi quantità di chiavi settoriali e di nicchia, dove il campione di utenti che ne fa uso risulterà ridotto e dove i motori non saranno in grado di disporre di dati certi per personalizzare la ricerca.</p>
<p>Quanto al codice, non credo si potrà fare molto! Sicuramente sarà necessario effettuare analisi più approfondite dei competitor, dei loro fattori on page e off page. Il link tematico avrà valenza superiore e, all&#8217;aumentare delle capacità semantiche dei motori, sarà possibile stabilire correlazioni tra siti web che, attualmente, agli occhi degli stessi motori, non hanno alcun elemento comune.</p>
<p>Quanto alla promozione online, si dovrà passare dall&#8217;ottica di link popularity a quella di <a href="http://www.ranked.it/seo/social-popularity/">social popularity</a>. Le strategie per ottenere link e trust saranno quelle che possono fare la differenza: link baiting, word of mouth, buzz diventeranno termini ancora più importanti di ora per tutti i SEO. Mi viene da pensare, infine, che l&#8217;attività di Posizionamento nei Motori di Ricerca sarà molto più costosa, soprattutto in termini di tempo e, forse, di studio e dedizione.</p>
<h2><strong>Varie</strong></h2>
<p>Da qualche mese sono stati implementati i cosiddetti <a href="http://technorati.com/posts/tag/indicizzazione+google+risultati+supplementari">risultati supplementari</a> da parte di Google.</p>
<p>Ammetto di non aver compreso appieno il loro funzionamento; l&#8217;unica certezza, ad oggi, <a href="http://www.tutti-per-uno.org/webmarketing-e-motori-di-ricerca/981-risultati-supplementari-parliamone.html">è che sono del tutto inefficaci</a>. Ad ogni modo prevedo che, col passare degli anni, si svilupperanno sempre più differenziazioni tra serp di serie A e serp di serie B; quando l&#8217;algoritmo riterrà che una pagina presenti contenuti non del tutto nuovi e/o comunque interessanti per l&#8217;utente provvederà ad estrometterla dai risultati principali ma, in mancanza di dati certi in merito ad una sua violazione delle linee guida, sarà obbligato ad indicizzarla comunque in un altro indice, meno importante. Solo fra qualche tempo si potrà valutare l&#8217;efficacia di queste operazioni: temo che, per un certo periodo, metaforicamente parlando, molte pagine meritevoli del Paradiso, saranno costrette a dimorare, ingiustamente, nel Purgatorio&#8230;</p>
<p>Della Privacy ho parlato a più riprese. Aggiungo solo che mi sembra possibile che, fra qualche tempo, la ricerca personalizzata intervenga anche sugli IP statici e quindi, a distanza di qualche tempo, se le mie previsioni sono corrette, anche sugli IP dinamici. Insomma, prima o poi, ma posso sbagliare, il meccanismo sarà attivo anche quando non abbiamo effettuato un accesso all&#8217;account di Google (e degli altri motori che implementeranno applicazioni similari).</p>
<h2><strong>Sem e Seo</strong></h2>
<p>A mio avviso, uno degli scopi della ricerca personalizzata è favorire la ricerca a pagamento, il Pay per Click (o altra forma prevista tra qualche anno). Mi sto domandando se, in questo scenario futuro, <strong>sarà più semplice e meno costoso effettuare del buon SEM</strong> piuttosto che avventurarsi in una complessa campagna di posizionamento. Onestamente non so rispondere a questo quesito. Le campagne SEM potrebbero aumentare a scapito di quelle SEO. Potrebbe accadere che, ad un aumento della domanda di ADS verrebbe a corrispondere una diminuzione del loro costo per le economie di scala, questo determinerebbe un ulteriore effetto volano. Ma potrebbe accadere anche l&#8217;esatto opposto, come molti affermano: l&#8217;aumento della richiesta di ADS potrebbe portare alla saturazione degli spazi espositivi e quindi a costi a click proibitivi, dirottando nuovamente molti investimenti verso il posizionamento organico.</p>
<p>L&#8217;esperienza, tuttavia, insegna: quando il PPC fu introdotto per la prima volta numerosi siti e blog titolavano &#8220;il SEO è morto&#8221; e, in tutta onestà, questo non è avvenuto.</p>
<h2><strong>Lo spam</strong></h2>
<p>Leggo di continuo proclami dei ricercatori dei motori di ricerca: dicono di essere vicini a sistemi per arginare lo spam, eppure il fenomeno non si arresta. Tutt&#8217;altro.</p>
<p>Attualmente, circa l&#8217;11% dei risultati delle serp statunitensi è composto da pagine prive di contenuti e ricolme di ads. E, tale percentuale non tiene conto di molte altre categorie di &#8220;junk pages&#8221;. <strong>Insomma, diciamocelo, oggi lo spam dilaga.</strong></p>
<p>In futuro? Uso l&#8217;immaginazione&#8230; Da una parte i motori potrebbero divenire più intelligenti ed eliminare molti siti che &#8220;sporcano le serp&#8221;, dall&#8217;altra l&#8217;aggiunta della dimensione utente potrebbe rendere gli attuali spam engine molto meno efficaci e quindi meno redditizi.</p>
<p>Tuttavia, potrebbe anche accadere che il fenomeno si espanda anche in considerazione delle economie di scala che si possono attuare creando spam engine. Lo spammer, per mantenere inalterato il suo guadagno, potrebbe aumentare l&#8217;offerta di siti spam, sembra logico!</p>
<p>Inoltre, come sta avvenendo per i motori, stanno proliferando nuove tipologie di spam engine verticalizzate.</p>
<p>In definitiva, lo spam, come molte altre attività perniciose, segue il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principi_della_dinamica#Terzo_principio_o_principio_di_azione_e_reazione">Terzo Principio della Dinamica</a>.</p>
<h2><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p><strong>Il Posizionamento è una attività in via di estinzione?</strong><br />
Non credo. Per meglio dire, è una attività che nei prossimi anni subirà una incredibile evoluzione.<br />
I SEO dovranno essere sempre più polivalenti e specializzati, ottimi copywriter, attenti all&#8217;analisi, alla statistica, alla Web Analytic, ai trend: insomma, degli esperti di comunicazione tout court. Non ci si potrà più improvvisare esperti di Posizionamento, lo spero almeno&#8230;</p>
<p style="text-align: center"><img width="459" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/ultimo_seo.jpg" alt="ultimo_seo.jpg" height="109" title="ultimo_seo.jpg" /></p>
<p>E se il futuro fosse talmente infausto quasi a voler dire che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Highlander_%28film%29">ne resterà uno solo</a>, beh, allora, mi auguro di essere <strong>IO</strong> quell&#8217;unico sopravissuto!</p>
<p align="center"><img width="300" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/the_end.jpg" alt="La fine del SEO?" height="104" title="La fine del SEO?" /></p>
<p><em style="color: #153448">L&#8217;articolo è disponibile anche in PDF, convertito e lavorato in tale formato <strong>interamente a mano</strong>. Potete leggerlo, pubblicarlo, farci quello che vi pare, vi chiedo solo un link a questo blog in cambio&#8230;</em><strong><span style="color: #153448"><br />
[<a rel="nofollow" href="http://www.ranked.it/wp-content/pdf/SEO-motori-ricerca-futuro.pdf" title="Seo e Motori di Ricerca del futuro in PDF fatto a mano">Scarica articolo</a> - PDF 100 KByte]</span></strong><em style="color: #153448"><br />
</em><br />
<!--post2pdf_exclude--></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>SEO e Motori di Ricerca del futuro &#8211; PARTE PRIMA</title>
		<link>http://www.ranked.it/google/seo-e-motori-di-ricerca-del-futuro-1/</link>
		<comments>http://www.ranked.it/google/seo-e-motori-di-ricerca-del-futuro-1/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Jul 2007 18:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Seo]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ranked.it/generale/seo-e-motori-di-ricerca-del-futuro-parte-prima/</guid>
		<description><![CDATA[Introduzione Negli ultimi mesi Google Inc. ha annunciato (e in parte implementato) numerose nuove funzionalità per il suo motore di ricerca: Universal Search, Ricerca Verticale dei risultati e Ricerca Personalizzata. Credo vi siate resi conto che nutro un interesse quasi morboso per questi argomenti, soprattutto per l&#8217;ultimo. Ma, a torto, forse? Sono applicazioni che sconvolgeranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Introduzione</h2>
<p><a href="http://www.ranked.it/wp-content/images/seo_motori_ricerca_big.jpg" title="Come sarà il SEO in futuro? Come saranno i Motori di Ricerca?" rel="lightbox"><img src="http://www.ranked.it/wp-content/images/seo_motori_ricerca_futuro.jpg" alt="seo_motori_ricerca_futuro.jpg" title="seo_motori_ricerca_futuro.jpg" class="flotta" height="208" width="300" /></a> Negli ultimi mesi Google Inc. ha annunciato (e in parte implementato) numerose nuove funzionalità per il suo motore di ricerca: <strong><a href="http://googleblog.blogspot.com/2007/05/universal-search-best-answer-is-still.html">Universal Search</a></strong>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vertical_search">Ricerca Verticale</a> dei risultati e <strong><a href="http://www.ranked.it/google/la-ricerca-personalizzata-di-google/">Ricerca Personalizzata</a></strong>.</p>
<p>Credo vi siate resi conto che nutro un interesse quasi morboso per questi argomenti, soprattutto per l&#8217;ultimo. Ma, a torto, forse? Sono applicazioni <strong>che sconvolgeranno totalmente il modo di operare in ambito SEO</strong>!</p>
<p>Non mi riferisco, certamente, a quei surrogati di ricerca personalizzata che mostrano Google e compagnia in questi giorni, ma a quello che sarà visibile e utilizzabile fra qualche anno: una rivoluzione!<br />
Immaginiamoci davanti al nostro computer fra qualche anno: ogni nostra ricerca differirà sensibilmente da quelle effettuate dai nostri colleghi, amici, connazionali.<br />
Ma anche i nostri stessi risultati muteranno, a loro volta, da un luogo ad un altro e, ancora, verranno visualizzati (del resto già avviene) non solo link a siti web, ma anche a immagini, video, file musicali, mappe&#8230;</p>
<p>Date queste premesse lo scopo dell&#8217;articolo è quello di individuare un possibile scenario che descriva il SEO dei prossimi anni. Alcune delle implementazioni descritte sono già attive e quindi le mie sono previsioni piuttosto spicciole, lo ammetto. Ma ho tentato anche di spingermi oltre di immaginando come potrà essere il mio lavoro fra qualche anno.</p>
<p>Prima di iniziare, una precisazione: d&#8217;ora in avanti, forse impropriamente, considererò come personalizzate quelle serp che condividono le seguenti caratteristiche:</p>
<ul type="disc">
<li>mostrano risultati      che tengono conto delle ricerche precedenti effettuate da un utente;</li>
<li>mostrano risultati      che tengono conto della posizione geografica dell&#8217;utente;</li>
</ul>
<h2>Ottimizzare per gli utenti, non per i motori</h2>
<p>Da anni si sostiene l&#8217;importanza di un&#8217;ottimizzazione che tenga conto principalmente delle <strong>esigenze degli utenti</strong> e, solo quando abbia soddisfatto questo aspetto, possa, poi, considerare i motori.  Spesso, per varie ragioni, questo principio è disatteso anche dai Seo più famosi e capaci.</p>
<p>Ma in futuro, quando le serp cambieranno di continuo, presumo sarà indispensabile concentrarsi, molto più di adesso, <strong>sull&#8217;effettiva utilità dei contenuti e sull&#8217;usabilità</strong>.</p>
<p>Pensiamo all&#8217;attività che sta alla base del posizionamento: <strong>l&#8217;individuazione delle keyword</strong>.<br />
Oggi, generalmente il cliente propone un argomento ed il SEO effettua delle ricerche allo scopo di individuare una lista di chiavi a questo correlate sulle quali ottimizzare poi il sito. Presumo che non sarà più possibile operare in questa modalità!<br />
Anzi, la campagna di posizionamento dovrà essere concepita in modo diametralmente opposto: sulla base dell&#8217;argomento prescelto, dovremo individuare un insieme di utenti che <strong>condividono esperienze e caratteristiche</strong> <strong>comuni</strong> e, solo al termine di questa operazione, potremo definire una lista di chiavi a questi correlate.<br />
La fase di individuazione della tipologia di utente risulterà fondamentale. <strong>Si dovranno aggregare gli utenti per abitudini, per stili di vita, per appartenenza ad una data classe sociale e ad un certo ambiente lavorativo.</strong></p>
<p>Chiariamo il concetto con un esempio: poniamo vi siano due individui che effettuino una stessa ricerca, ma mentre il primo è un medico, il secondo è un utente qualsiasi che vuole informarsi su una data patologia. A ricerca personalizzata attiva, i risultati saranno molto diversi sulla base della quantità di dati relativi a questi stessi utenti di cui il motore dispone. Per il professionista verranno mostrate serp tecniche, è un esperto del settore, vuole approfondire, vuole studiare, aggiornarsi.<br />
L&#8217;utente comune, invece, è interessato a disquisizioni meno dotte, insomma a conoscere semplicemente le caratteristiche di una patologia.</p>
<p>Di conseguenza il SEO sarà costretto ad abbandonare una logica prettamente bidimensionale  &#8211; chiave/posizione &#8211; in luogo di una tridimensionale che tenga conto di un ulteriore variabile: l&#8217;utente!.</p>
<p><strong>Non sarà più possibile affermare che un sito è in prima posizione per una certa keyword, ma piuttosto che è in prima posizione per una certa chiave sulla base di una data percentuale di utenti.</strong></p>
<h2>Ricerca Universale</h2>
<p>Da circa due mesi Google ha annunciato <strong>Universal Search</strong>, la presentazione dei risultati che elenca non solo collegamenti a siti web, ma anche a video, immagini, mappe, libri, ecc..</p>
<p>Onestamente tale modalità di visualizzazione delle serp non mi convince: credo che, attualmente, più del 95% degli utenti sia interessata a individuare, tramite una ricerca, solamente link a siti web e non ad altre risorse.</p>
<p>In futuro, però, le cose potrebbero cambiare radicalmente e quindi il SEO dovrà essere in grado di <strong>ottimizzare contenuti molto diversi da quelli elencati nelle serp attuali</strong>.<br />
Ad esempio i contenuti video, attraverso trascrizioni ottimizzate dei dialoghi (almeno sino a quando gli algoritmi non saranno in grado di effettuare analisi vocali), tagging e via dicendo; ma anche i  <strong>meta delle immagini</strong> (quelle informazioni specifiche che si ottengono, ad esempio in Windows, mediante la pressione del tasto destro sul file immagine e la selezione dell&#8217;opzione proprietà) a cui i motori presumo attribuiranno un peso specifico ben più elevato. Quindi file audio, mappe e via dicendo.</p>
<h2>Verticalizzazione dei risultati</h2>
<p>Il web cresce in maniera esponenziale ogni giorno: nuove pagine, nuovi siti, nuovi contenuti. All&#8217;aumentare della complessità informativa si rendono necessarie nuove attività di catalogazione e di distribuzione delle informazioni: il caro, vecchio concetto del Divide et Impera.</p>
<p>Ebbene a questo riguardo, già ora, Google e tutti gli altri motori stanno attuando in maniera sempre più massiccia la cosiddetta <strong>verticalizzazione dei risultati</strong>.  Danny Sullivan la definisce <a href="http://searchengineland.com/070516-143312.php#what">ricerca specializzata</a>: i siti e tutte le altre risorse vengono raggruppati per topic, ad esempio finanza, medicina, cucina, ecc..<br />
Così, per effettuare una ricerca, dapprima si determina la sezione del motore afferente ad un dato topic (o si seleziona una macrocategoria o, ancora, si utilizza un&#8217;opzione di tipo &#8220;search within&#8221; all&#8217;interno di una serp) e quindi si digita la query ottenendo, ovviamente, risultati intimamente legati al tema prescelto.</p>
<p>Questo sistema, credo, risulterà di indubbia utilità per l&#8217;utente; un esempio può chiarire il concetto: digitando, in un motore di ricerca, il termine &#8220;safari&#8221; si ottengono, in testa alle serp, risultati afferenti al famoso browser di Apple. Risultati del tutto privi di utilità per un utente interessato ad informazioni sui &#8220;Safari in Africa&#8221;. Ecco, allora, che una ricerca specializzata a tema &#8220;viaggi e tempo libero&#8221; potrebbe eliminare i risultati non pertinenti in favore di quelli che realmente lo sono.</p>
<p>A questo riguardo il SEO, per sua sfortuna, dovrà applicarsi ancora più di oggi nella <strong>tematizzazione della pagina</strong> nelle sue componenti on page, ma anche e soprattutto in quelle off page. Dovrà essere posta molta più attenzione ai link in entrata, un numero considerevoli di questi non a tema potrebbe essere molto deleterio. I motori,  probabilmente, presteranno molta più attenzione ai link in uscita, come a dire: &#8220;dimmi con chi vai e ti dirò chi sei&#8221;.</p>
<p><strong>Fine della prima parte</strong></p>
<p>Nella seconda si tratterà di:</p>
<ul type="disc">
<li>Analisi,      test, feedback</li>
<li>Software      di analisi del posizionamento, log e metriche</li>
<li>Fattori      di Posizionamento</li>
<li>Varie</li>
<li>Sem      e Seo</li>
<li>Lo      spam</li>
<li>Conclusioni</li>
</ul>
<p><!--post2pdf_exclude--></p>
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		<title>In Rank we Trust</title>
		<link>http://www.ranked.it/google/trustrank/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2007 12:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Seo]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiacchierata amichevole sul TrustRank Ammetto di non essere una persona che si documenta sul mondo del Seo andando a spulciarsi tutti i forum italiani ed esteri, traducendo brevetti o conducendo decine di esperimenti. In effetti il Posizionamento nei motori di ricerca non è la mia attività principale, ma solo un mezzo grazie al quale riesco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Chiacchierata amichevole sul TrustRank</h2>
<p><a rel="lightbox" href="http://www.ranked.it/wp-content/images/trustrank_big.jpg" title="Il TrustRank di Google, indicatore di affidabilità di un sito web"><img width="300" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/trustrank.jpg" alt="TrustRank di Google" height="219" title="TrustRank di Google" class="flotta" /></a>Ammetto di non essere una persona che si documenta sul mondo del <strong>Seo</strong> andando a spulciarsi tutti i forum italiani ed esteri, traducendo brevetti o conducendo decine di esperimenti.</p>
<p>In effetti il <strong>Posizionamento nei motori di ricerca</strong> non è la mia attività principale, ma solo un mezzo grazie al quale riesco a promuovere il mio lavoro; per questo motivo devo ammettere di non aver studiato approfonditamente il concetto di TrustRank.</p>
<p>Dispongo, tuttavia, di una valida giustificazione: il TrustRank è qualcosa di addirittura più intangibile del <strong><a href="http://www.ranked.it/google/il-meraviglioso-mondo-del-pr/">PageRank</a></strong>, indicatore che per molti corrisponde semplicemente alla lunghezza della famosa barretta verde, ma che, in effetti, è tutt&#8217;altro!</p>
<p>Non essendo né un matematico, né tantomeno un programmatore, cerco di  usare la logica, la deduzione ed il buon senso per tentare di individuare il funzionamento dei vari algoritmi dei motori di ricerca.</p>
<p>Così ho operato per il concetto di Trust. <strong>Credo che il termine sia sinonimo di affidabilità</strong>. Per analizzarlo potrebbe essere utile utilizzare un&#8217;analogia con il mondo che ci circonda.</p>
<p>Siamo esposti quotidianamente ad quantità impressionante di informazioni, spesso discordanti tra loro; il nostro compito, a conti fatti, è quello di interpretarle secondo le nostre capacità e finalità. Per far questo, ricorriamo a diverse strategie euristiche, una delle quali è quella di assegnare una certa affidabilità alle fonti di informazione che nel passato per merito, o per convenzione, si siano rivelate degne di possedere tale qualità. Di conseguenza, tendiamo ad attribuire maggior rilevanza alle notizie del TG1 rispetto a quelle di uno scalcinato magazine di un&#8217;emittente locale.</p>
<p>Al di là della precisione del principio su cui si basano queste scorciatoie cognitive, è interessante notare che, anche nel marketing, si ponga l&#8217;accento sull&#8217;universo di marche conosciute dal consumatore, il quale le classifica secondo gradi di importanza: ad esempio, se devo comprare degli spaghetti, richiamerò alla mente prima i prodotti Barilla, poi quelli di Voiello e così via.</p>
<p><strong>E dovessi trovarmi di fronte a due descrizioni contrastanti di un medesimo evento tenderò a ritenere più valida quella fornita dalla fonte più affidabile.</strong></p>
<p>Io credo che il concetto del Trust Rank sia esattamente questo:  se il mio sito è linkato da pizza e fichi, il motore  pensa una cosa, <strong>ma se è linkato da un sito che il motore riconosce come fonte autorevole, allora penserà di me tutto il bene possibile.</strong></p>
<p>Mi è capitato, tempo fa, di ricevere un link da un sito che era direttamente linkato dal sito di un prestigioso quotidiano americano. Bene, in poco tempo il mio sito ha scalato serp anche abbastanza competitive ed è aumentato, di conseguenza, anche il numero di visitatori.</p>
<p>Questo mi ha fortemente persuaso, qualora ve ne fosse la necessità, che non solo il TR esiste, ma che, probabilmente, conta un bel po&#8217; più del PR. Aggiungo anche che, invariabilmente, le fonti che Google avrà scelto per attribuirgli il massimo grado di Trust saranno sicuramente siti a PR elevato. Di conseguenza, un link da un sito con forte Trust porta con sé vantaggi sia in termini di PR che di TR. Gli effetti di quest&#8217;ultima variabile sono molto più marcati di quanto si possa pensare.</p>
<p>In poche parole penso che Google si comporti proprio come noi quando deve analizzare e riordinare l&#8217;enorme mole di dati che ha a disposizione: prima passa in rassegna il singolo sito web, poi va a controllare cosa ne &#8220;pensano i suoi siti amici&#8221;.</p>
<p>A questo punto arrivo ad un&#8217;ulteriore considerazione riguardo l&#8217;attributo nofollow: se Google ha scelto alcuni siti a cui attribuire il massimo grado di Trust e dai quali propagarlo a cascata, come si comporterà quando in uno o più di questi ultimi viene adottato l&#8217;attributo nofollow? In prima istanza potrebbe ignorare il link, ma allora verrebbe mancare la diffusione del Trust su cui gli ingegneri di Mountain View tanto confidano; oppure potrebbe navigare comunque il link, attribuendogli Trust ma non PR, ma questo mi pare poco probabile; o, ancora, potrebbe semplicemente  seguire il link ignorando l&#8217;istruzione nofollow.</p>
<p>Non ho mai compiuto esperimenti in merito, ma, con la sola deduzione, arrivo alla conclusione che questo attributo di cui molto si discute, sia realmente inefficace ed inefficiente. Se Google dovesse rispettarlo incorrerebbe in una grossa perdita nel caso in cui i siti coinvolti siano dotati di un elevato Trust. Se, come credo, non dovesse invece rispettarlo allora sarebbe totalmente inutile la sua applicazione!</p>
<p>Per concludere voglio sottolineare che, con l&#8217;introduzione del TrustRank, Google ha compiuto una svolta. Il suo utilizzo garantisce un po&#8217; di umanità al pensiero logico e iperrazionale degli algoritmi del motore californiano e, soprattutto, porta benefici ulteriori a quelle che considero essere le serp più affidabili del web.</p>
<p><em><strong>Questo articolo è stato scritto dal mio amico Marek Dimitrovic.</strong></em></p>
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		<title>La SEO Long Tail</title>
		<link>http://www.ranked.it/seo/seo-long-tail/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2007 20:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso i Seo si affannano allo scopo di risultare ai primi posti per serp sostanzialmente impossibili da scalare, almeno nel breve periodo. Tentare, ad esempio, di posizionare, in poco tempo, pagine per la chiave &#8220;hotel + nome città&#8221; è un&#8217;operazione quasi sicuramente destinata al fallimento, anche disponendo di un budget piuttosto elevato. In effetti, concentrarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/wp-content/images/long_tail_big.jpg" title="La Long Tail" rel="lightbox"><img rel="lightbox" width="300" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/long_tail.jpg" alt="long_tail.jpg" height="428" title="long_tail.jpg" class="flotta" /></a>Spesso i Seo si affannano allo scopo di risultare ai primi posti per serp sostanzialmente impossibili da scalare, almeno nel breve periodo. Tentare, ad esempio, di posizionare, in poco tempo, pagine per la chiave &#8220;hotel + nome città&#8221; è un&#8217;operazione quasi sicuramente destinata al fallimento, anche disponendo di un budget piuttosto elevato.</p>
<p>In effetti, <strong>concentrarsi solo su chiavi molto competitive può non rappresentare la migliore strategia di posizionamento praticabile o l&#8217;unica, se non altro</strong>. Da tempo si discute, infatti, dell&#8217;importanza e del rendimento delle cosiddette chiavi minori, di nicchia per intenderci, che, se in gran numero, garantiscono comunque un numero elevato di visitatori a costi decisamente inferiori.</p>
<p>A questo riguardo, disponendo di un sito già avviato, un&#8217;attività molto redditizia è l&#8217;analisi della propria <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Long_Tail">Long Tail</a>. Il termine è stato coniato per la prima volta da <a href="http://longtail.typepad.com/">Chris Anderson</a>, se non erro nelle pagine di Wired. È un concetto di Marketing, non strettamente correlato al Seo.</p>
<p>Per dirla in maniera semplice, si presuppone che la somma dei ricavi generati dai prodotti di nicchia sia non molto distante dai profitti ottenibili dalla vendita, in quantità, di uno o più prodotti.</p>
<p>Per il web l&#8217;enunciato potrebbe essere così modificato: <strong>la somma degli utenti provenienti dai motori di ricerca tramite chiavi minori può essere quasi equivalente al numero degli stessi ottenibile dalle chiavi primarie.</strong></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.ranked.it/wp-content/images/seo_long_tail_big.jpg" title="Grafico che illustra la Long Tail relativa al Posizionamento nei Motori di Ricerca" rel="lightbox"><img rel="lightbox" width="350" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/seo_long_tail.jpg" alt="Seo Long Tail" height="300" style="border-style: none" title="Seo Long Tail" /></a></p>
<p>Effettuare l&#8217;analisi della propria Long Tail è piuttosto semplice: è sufficiente controllare le statistiche e individuare quelle chiavi che portano un numero ridotto di visitatori. Ovviamente sommando i loro rendimenti si può ottenere il dato che più interessa: il numero di utenti della vostra Long Tail (l&#8217;area gialla del grafico). Determinate le chiavi più efficaci (quasi certamente escludendo quelle che portano un solo visitatore all&#8217;anno) sarà poi possibile pubblicare nuovi contenuti legati ai temi individuati.</p>
<h2>Alcuni suggerimenti per migliorare la propria Long Tail</h2>
<p>Vi sono numerose attività che vi possono permettere di migliorare la vostra Long Tail, analizziamone alcune:</p>
<ul type="disc">
<li><strong>utilizzare più combinazioni di chiavi di ricerca attraverso l&#8217;individuazione di termini correlati</strong>. Lo scopo di questa attività è quello di creare uno spread di termini che potrebbero essere ricercati dagli utenti (utile allo scopo anche il dizionario dei sinonimi). Ricordo che, per le chiavi minori (quindi con meno ricorrenze nelle serp), non è necessaria una keyword density molto elevata e, pertanto, anche un solo termine per pagina può, generalmente, essere sufficiente;</li>
<li><strong>privilegiare l&#8217;utilizzo di chiavi composte.</strong> L&#8217;utilizzo di combinazioni del tipo &#8220;termine principale + termine di nicchia&#8221; comporta due indubbi vantaggi: si compete in serp meno complesse rispetto a quelle derivabili dal posizionamento per il solo termine principale e si acquisisce un metodo per ottenere una fonte quasi inesauribile di chiavi di ricerca; Attenzione, tuttavia, a non creare pattern di pagine web contrari alle politiche dei motori di ricerca (un classico esempio è quello relativo a &#8220;termine + città&#8221;), cosa che, se mal gestita, può portare a penalizzazioni e ban;</li>
<li><strong>individuare temi correlati allo scopo di determinare nuove categorie di chiavi di ricerca</strong>; spesso ci si fossilizza su di un tema senza considerare che vi sono argomenti affini che possono comunque risultare intimamente legati ai contenuti del nostro sito. Per fare un esempio piuttosto banale, dovendo posizionare una pagina per &#8220;mele&#8221; può essere utile considerare anche i termini (o temi) &#8220;frutta&#8221;, &#8220;macedonia&#8221;, e, ancora, &#8220;frutteto&#8221; o, perché no, &#8220;buccia&#8221;;</li>
<li><strong>utilizzare anche chiavi con mispelling (errori di battitura)</strong>. Il web è un mondo frenetico, è facile digitare erroneamente un carattere al posto di un altro, pertanto, può essere molto utile creare pagine ottimizzate per chiavi che rappresentano, anche per la vostra Long Tail, gli errori di battitura più comuni;</li>
<li><strong>creare una mappa delle pagine che compongono la vostra Long Tail.</strong> Spesso le pagine della &#8220;coda&#8221; vengono escluse dalla mappa del sito per non creare dissonanza nell&#8217;utente, trattando queste, spesso, anche temi che si distanziano notevolmente da quello principale. Ma per i motori di ricerca una mappa è sempre di fondamentale importanza e pertanto sembra utile crearne una aggiuntiva per la sola Long Tail;</li>
<li><strong>scrivere sempre e comunque contenuti di qualità</strong>. Ottimizzare per la Long Tail è un&#8217;operazione lunga e onerosa, ma non pensate di cavarvela creando centinaia e centinaia di pagine con testo quasi identico e con contenuti scadenti: otterrete una duplice punizione, da una parte l&#8217;assenza di conversioni (l&#8217;utente non trovando testi utili abbandonerà immediatamente il sito), dall&#8217;altra possibili penalizzazioni e ban da parte dei motori di ricerca;</li>
<li><strong>mantenete l&#8217;identità tra le pagine della vostra Long Tail e il vostro sito</strong>. Questa pratica permette all&#8217;utente di individuare immediatamente dove si trova e, con un clic, arrivare a capire quale sia il tema principale trattato.</li>
</ul>
<p><img width="300" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/long_tail_ranked.gif" alt="long_tail_ranked.gif" height="386" title="long_tail_ranked.gif" class="flotta" />A questo punto, prima di terminare l&#8217;articolo, mi approprio di un&#8217;idea di <a href="http://www.marketingroutes.com/">Jacopo Gonzales</a> che ha recentemente rivelato la sua <a href="http://www.marketingroutes.com/2007/05/11/long-tail-marketing-routes/">Long Tail</a> in Marketing Routes: non solo pubblico la mia modesta &#8220;Coda Lunga&#8221; (Ranked.it è online da pochi mesi, non ridete, per cortesia!), ma invito altri tre blogger a fare altrettanto.</p>
<p><a href="http://www.informaticafriuli.com/">King Hack</a>, <a href="http://www.lafra.it/">Fra</a> e <a href="http://dentrolapiramide.blogspot.com/">Nelli</a>, forza, fateci vedere la vostra Long Tail!<br />
E, ovviamente, girate l&#8217;invito ad altri blogger.</p>
<div style="clear:both;"></div>
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		<title>Il meraviglioso mondo del PR</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 16:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Seo]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendo spunto da questo post su TPU per condurre una breve analisi sul celebre, e per molti famigerato, Page Rank di Google. Parto da una semplice considerazione: i Seo sono decisamente vittime delle mode. Ogni sei mesi ne nasce una nuova: lo scambio link a tutti i costi, il periodo delle directory, dei commenti spammosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/wp-content/images/pagerank_big.jpg" rel="lightbox"><img rel="lightbox" width="300" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/pagerank_pr.jpg" alt="Il pagerank di Google" height="299" title="pagerank_pr.jpg" class="flotta" /></a>Prendo spunto da <a href="http://www.tutti-per-uno.org/webmarketing-e-motori-di-ricerca/431-quanto-conta-il-pagerank.html">questo post</a> su TPU per condurre una breve analisi sul celebre, e per molti famigerato, Page Rank di Google.</p>
<p>Parto da una semplice considerazione: <strong>i Seo sono decisamente vittime delle mode</strong>. Ogni sei mesi ne nasce una nuova: lo scambio link a tutti i costi, il periodo delle directory, dei commenti spammosi su blog e forum, sino ad arrivare alle recensioni e ai comunicati stampa, e così via.</p>
<p>In effetti il SEO è, senza dubbio, un lavoro difficile, senza alcun punto di riferimento, non si conoscono regole e metodi certi, serve intuito, esperienza e, in ogni caso, c&#8217;è un contratto da onorare. E quindi ogni giorno una nuova gara, una nuova strategia per ottenere velocemente link verso il proprio sito.</p>
<p>Link che, se in numero sufficiente, possono aumentare il famoso PageRank e la rilevanza del sito agli occhi di Dr. Google, signore e padrone delle nostre vite sul web, l&#8217;unico in grado di decretare il successo o la rovina di un sito.</p>
<p>Ultimamente, sembra incredibile, come sottolinea giustamente Fabio Dell&#8217;Orto, <strong>si sta diffondendo la moda di trascurare il PR</strong>, e sui forum e i blog di mezzo mondo si possono trovare commenti il cui contenuto si può riassumere con queste proposizioni: &#8220;Il PR non conta niente&#8221;, &#8220;Lasciate perdere sto PR e concentratevi sui contenuti&#8221;, &#8220;Ormai il PR è morto, dovete occuparvi di migliorare il Trust Rank&#8221;.</p>
<p>Del resto si è pure radicata la credenza che lo scambio link reciproco non porti nessun vantaggio, anzi alcuni sostengono sia pure penalizzante&#8230;</p>
<p>Io non sono d&#8217;accordo con nessuna di queste affermazioni, a mio avviso il PR conta non molto ma moltissimo, ed è ancora uno dei cardini di un buon posizionamento.</p>
<p>Certamente qualcosa è cambiato negli ultimi tempi: gli ingegneri di Google hanno maturato la consapevolezza che il Pagerank presenta diverse lacune di carattere &#8220;semantico&#8221; (come precisa Ryan Giggs 79: &#8220;lo so che Google è ancora un motore lessicale, non vi preoccupate!&#8221;).</p>
<p>Analizziamo nel dettaglio il concetto: Google ha basato il suo successo e la validità delle sue Serp sul concetto arcinoto della rilevanza dei siti web: ad esempio, ponendo esistano due siti che parlano di pomodori verdi fritti, quale dei due deve primeggiare nelle serp? Semplice! Viene classificato per primo quello che ha più link, deve essere valido per forza di cose se in molti decidono di citarlo.</p>
<p>Questa è il cardine del ragionamento di Google, ed è secondo me la base immutabile a cui ogni Seo deve sempre far riferimento quando inizia a fare i suoi ragionamenti su PR, TR e compagnia bella.</p>
<p><strong>Col tempo, gli algoritmi si sono raffinati, hanno iniziato a valutare le anchor con cui un sito veniva linkato, e il PR veniva pesato, nel senso che ovviamente un link da un sito a PR elevato portava al sito un vantaggio molto più significativo rispetto ad un link a basso PR.</strong></p>
<p>Ed in effetti, fino a poco tempo fa avere un sito a PR 6 o magari 7 poteva fare le gioie e le ricchezze di un qualsiasi webmaster. Sul forum di TPU hanno scritto la seguente frase: &#8220;fino a poco tempo fa pensavo che se uno aveva un dominio a pr7 bastava che pubblicasse la sua lista della spesa per apparire primo con qualsiasi chiave. Oggi penso che se lo facesse apparirebbe primo solo con quella che Google pensa sia la sua lista della spesa&#8230;.&#8221; che racchiude tutto il mio pensiero.</p>
<p>Le migliorie apportate da Google al suo algoritmo, hanno portato a pensare che sia inaccettabile che un sito &#8220;forte&#8221; possa dominare anche le serp in cui, a rigor di logica, non dovrebbe comparire.</p>
<p>Di conseguenza, è stato sviluppato un meccanismo che cerca di &#8220;comprendere&#8221; il tema di un sito, in modo tale da posizionarlo in maniera congrua nelle serp appropriate escludendolo dalle altre.</p>
<p>Se ci soffermiamo ad analizzare l&#8217;applicazione Google Sitemaps, ad esempio, possiamo verificare che Google &#8220;interpreti&#8221; il nostro sito: ci propone un insieme di chiavi che, a suo avviso, sono ad esso correlate.</p>
<p>Se utilizzate anche AdWords, non vi sarà sfuggito come, al momento della selezione delle parole chiave da &#8220;acquistare&#8221;, Google stesso faccia una veloce scansione del sito da promuovere e presenti di sua spontanea iniziativa un elenco di key che potrebbero risultarci utili nella nostra campagna, elenco tratto, mi preme ripeterlo, dall&#8217;analisi del nostro sito.</p>
<p>Il motore quindi è ancora lessicale, ma si iniziano ad intravedere dei principi semantici, e sono sicuro che questa &#8220;idea&#8221; che Google si è fatto del nostro sito ce la riproponga anche nelle sue Serp.</p>
<p><strong>La conseguenza naturale di tutto ciò è che un sito a PR alto comanderà nelle Serp collegate all&#8217;argomento di cui il sito parla, ma non riuscirà ad ottenere lo stesso successo su più Serp.</strong></p>
<p>In pratica, &#8220;se Google pensa che il mio sito parla di banane, tutto il peso del mio PR 5 si abbatterà come uno strale sul povero sito di banane con pr4, ma non farà un baffo al sito di kiwi con pr3&#8243;.</p>
<p>E&#8217; questa nuova attribuzione di significato ai siti web, con conseguente riordino delle Serp, che ha indotto in equivoco tutti i Seo che hanno subito iniziare a parlar male del PR e a dichiararne la morte prematura, mentre invece il PR conta e conterà sempre tantissimo, perché sta proprio alla base stessa della struttura di Google, che nel tempo sarà sempre più efficiente e performante, ma si reggerà sempre sul numero e la qualità dei link, elementi per cui è nato e su cui ha fondato il suo successo.</p>
<p style="color: red">Questo articolo è stato scritto dal mio amico <strong>Marek Dimitrovic.</strong></p>
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		<title>Posizionamento garantito: garanzia per il cliente?</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2007 23:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Ladogana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seo]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso leggo di agenzie web (prendo in esame solo quelle serie, non chi spaccia per servizio di posizionamento l&#8217;iscrizione a un milione di directory) che, da contratto, garantiscono la performance su una o più chiavi di ricerca, pena la restituzione del capitale. Parlo del cosiddetto posizionamento garantito. Il cliente sceglie un insieme di keyword e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ranked.it/wp-content/images/posizionamento_garantito_big.gif" title="Posizionamento garantito" rel="lightbox"><img rel="lightbox" width="300" src="http://www.ranked.it/wp-content/images/posizionamento_garantito.gif" alt="posizionamento_garantito.gif" height="205" title="posizionamento_garantito.gif" class="flotta" /></a>Spesso leggo di agenzie web (prendo in esame solo quelle serie, non chi spaccia per servizio di posizionamento l&#8217;iscrizione a un milione di directory) che, da contratto, garantiscono la performance su una o più chiavi di ricerca, pena la restituzione del capitale.</p>
<p><strong>Parlo del cosiddetto posizionamento garantito.</strong> Il cliente sceglie un insieme di keyword e paga il servizio solo se l&#8217;agenzia le posiziona nella prima pagina di google.</p>
<p>Sembra logico che il cliente pensi qualcosa del tipo: &#8220;accidenti che brave persone, sono così sicuri della loro professionalità da poter garantire un rimborso in caso di insuccesso, anche parziale, della loro offerta!&#8221; e corra a sottoscrivere il contratto di posizionamento.</p>
<p>In effetti la clausola &#8220;soddisfatti o rimborsati&#8221; è proprio una pratica ammirevole: tranquillizza il cliente, gli offre delle garanzie solide. Questi, in ogni caso, vede come e dove vanno a finire i suoi soldi; egli sa per certo che il suo sito produrrà il roi che si aspetta (o che otterrà il rimborso di quanto pagato) ed è felice della politica di trasparenza della web agency in un settore, quello del posizionamento, in cui <strong>si vende un bene intangibile che, per molti, assomiglia più ad una pratica stregonesca</strong> che non ad un costante lavoro sulla struttura e sui contenuti di un sito web.</p>
<p>Però non è tutto oro ciò che luccica! Legare il compenso al raggiungimento di un determinato risultato su una o più chiavi distorce quello che è il ruolo stesso dell&#8217;agenzia, che diventa, o si limita a diventare, niente più che un mero venditore, alla stregua di un comune benzinaio o fruttivendolo, che aliena una determinata merce ad un determinato prezzo e stop (con tutto il rispetto per queste categorie di onesti lavoratori).</p>
<p>Il ruolo effettivo dell&#8217;agenzia non dovrebbe essere quello di acquisire il cliente e posizionarlo lassù per quelle 5-6 key, ma quello di fornire un servizio costante di consulenza di web marketing a 360 gradi; dovrebbe cioè, di tanto in tanto, chiamare il cliente e suggerirgli qualcosa del tipo: &#8220;Perché non realizziamo una newsletter? Perché non studiamo un sistema di fidelizzazione del visitatore? Perché non acquistiamo uno spazio sul portale tal dei tali? Perché&#8230;?&#8221;</p>
<p>Solo con simili attività si può ottenere un aumento costante di visitatori! La web agency, inoltre, si trasforma <strong>da semplice venditore di prodotto, a reparto di comunicazione in outsourcing</strong>.</p>
<p>Per quel che mi riguarda, insomma, non proporrei mia contratti legati alla performance sulle singole key, ma legati piuttosto ad altri obiettivi, principalmente all&#8217;incremento di traffico IN TARGET e, perché no, di effettivi contatti (non vendite) raggiunti dal sito.</p>
<p>Un servizio di questo tipo garantirebbe molti più vantaggi al cliente. Questi avrebbe la sicurezza di esser seguito prima, durante e dopo l&#8217;azione di web marketing e non di essere abbandonato al raggiungimento di una mera posizione nei motori di ricerca, di cui, in fase di start up, non si può nemmeno prevedere l&#8217;effettiva performance.</p>
<p>Sono costretto ad ammettere che una simile strategia di business non è attuabile da tutte le web agency, ma, soprattutto, che non è alla portata di tutti i clienti: avvalersi di un&#8217;agenzia che si trasformi in reparto di comunicazione esterno richiede un investimento piuttosto cospicuo, molto superiore a quello richiesto per acquistare del semplice posizionamento garantito. <strong>Non dimentichiamoci, inoltre, della scarsa dimestichezza col web delle imprese italiane.</strong></p>
<p>Eppure in medio stat virtus! La soluzione potrebbe essere questa: intercettare il cliente con l&#8217;offerta del posizionamento garantito, e, raggiunto l&#8217;obiettivo, proporgli una partnership di altro tipo, questa volta legata al rendimento.</p>
<p>Se la scelta delle key si è rivelata efficace, il cliente vedrà del ritorno e non esiterà ad investire ulteriore capitale per altre attività di web marketing, avendo ormai piena fiducia nell&#8217;agenzia che gli ha reso un buon servizio in precedenza.</p>
<p>Operando in questo modo si otterrebbe, a mio avviso, una crescita complessiva del web italiano: maturerebbero i clienti acquistando consapevolezza delle potenzialità del mezzo internet, matureremmo noi, professionisti del web, impegnandoci in attività più complesse, ma certamente più premianti nel medio e lungo periodo.</p>
<p style="color: red">Questo articolo è stato scritto dal mio amico <strong>Marek Dimitrovic.</strong></p>
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