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Errori comuni nella progettazione di siti turistici

giovedì 29 aprile 2010

errori-siti-turistici

Il sito turistico è navigato, generalmente, da un target di utenza estremamente etereogeneo; in effetti il classico biglietto aereo o la camera d’albergo possono essere acquistati sia dall’utente esperto che da quello alle prime armi.  Non solo, anche la dotazione informatica può variare considerevolmente e quindi è possibile che il sito venga visitato da chi utilizza un vecchio pc con Windows 95 (che, magari, viene acceso un paio di volte l’anno) come pure dall’utente che naviga tramite l’ultimo modello di telefonino.

Di conseguenza chi disegna e sviluppa un sito turistico deve prestare la massima attenzione affinchè quest’ultimo risulti veloce, semplice da navigare, usabile e ottimizzato per i motori di ricerca.

Analizziamo ora alcuni degli errori che vengono commessi più comunemente nella realizzazione di un sito web turistico.

Siti multilingua e traduzioni

La maggioranza dei siti che si occupano di turismo possiedono versioni in lingua non del tutto soddisfacenti. L’errore comune è quello di affidare le traduzioni ad un non professionista allo scopo di ridurre i costi. Eppure l’elemento cardine di un sito, quello che fa la differenza, che permette di realizzare la conversione e cioè l’alienazione del bene o del servizio è proprio il contenuto. A mio modo di vedere preferirei risparmiare sulla grafica piuttosto che sulla correttezza terminologica e stilistica della versione in lingua del sito!

Per quanto dotato possa essere colui che è stato deputato alla traduzione non possiederà mai l’esperienza e la sensibilità di chi effettua traduzioni per mestiere.

Dirò di più, la traduzione dovrebbe essere effettuata da un madrelingua, o perlomeno una sua revisione, poiché, soprattutto per quel che riguarda le lingue anglofone, esistono migliaia di modi di dire e di costruzioni linguistiche a cui è difficile poter accedere se non si è del luogo.

Vi è mai capitato di visitare qualche paese estero e sorridere di fronte al’uso dell’Italiano maccheronico di qualche cartello? Ebbene molti turisti stranieri provano la stessa reazione navigando i nostri siti web!

Il form di richiesta informazioni

A volte mi imbatto in form chilometrici che contengono decine di campi inutili. Questo è un errore grossolano. Il form dovrebbe essere semplicissimo, contenere solo gli elementi essenziali per effettuare la prenotazione.

Nella fattispecie:

  • le etichette dei campi dovrebbero risultare chiare e porre un quesito all’utente piuttosto che contenere affermazioni. Per esempio, poniamo si stia prenotando un soggiorno presso un albergo e si voglia conoscere il numero degli ospiti, sembra più efficace un etichetta del tipo “In quanti soggiornerete nel nostro albergo?” piuttosto di un secco “Numero persone”;

  • dovrebbero sempre essere indicati i campi obbligatori (meglio utilizzare il termine specifico piuttosto che il classico asterisco);

  • qualora il numero di informazioni da richiedere all’utente sia, per necessità, comunque molto elevato è buona pratica spiegare il perchè a quest’ultimo. Non serve addentrarsi troppo nel particolare, è sufficiente una frase del tipo “Gentile utente, ci scusiamo per la lunghezza del modulo ma le informazioni richieste sono assolutamente essenziali per fornirti il nostro miglior preventivo/prezzo”;

  • la validazione dei campi è fondamentale per realizzare un buon form, per cui, se in un campo, ad esempio, viene richiesta una e-mail, deve essere approntato un meccanismo che blocchi la compilazione e segnali un errore qualora il dato inserito non corrisponda ad una email e così per tutti gli altri tipi di dati;

  • è utile approntare dei meccanismi di feedback susseguenti alla compilazione del form da parte dell’utente. Uno, per così dire, immediato e cioè una pagina di riepilogo in cui venga chiesto di ricontrollare tutti i dati immessi ed uno successivo quale può essere l’invio di un e-mail contenente il medesimo riepilogo (non sotto forma di una cruda lista di termini) magari in formato html e dotata dei tratti distintivi del sito web (loghi aziendali, slogan e quant’altro);

  • il pulsante che determina il processamento del form deve contenere una call to action. Per esempio, meglio l’imperativo “Prenota il tuo soggiorno” piuttosto dello standard “Invia”;

  • nonostante tutte queste accortezze molti utenti sono comunque spaventati dalla complessità dei form e abbandonano la pagina dei preventivi. Al riguardo è possibile approntare questo stratagemma: si può creare un form, cosidetto veloce, in home page, dotato di soli due campi nome e numero di telefono, sotto di esso, in bella evidenza, deve essere contenuto un messaggio che invita comunque l’utente a compilare il form più dettagliato per ottenere più efficacemente la prenotazione. In questo modo sarà possibile intercettare comunque una parte di utenza che, in condizioni normali, avrebbe abbandonato il sito.

I contenuti, questi sconosciuti

Come si è detto i contenuti sono il cardine del sito web. L’errore più comune a questo riguardo è quello di pensare che siano sufficienti due righe per pagina (e magari le pagine sono solo quattro o cinque) e sperare (per alcuni clienti con cui ho lavorato direi, quasi, pretendere) che le prenotazioni avvengano in massa.

La realtà è diversa: concorrenza e competizione sono massime nel settore turistico e pertanto se non si realizza un sito dotato di contenuti innovativi e originali è praticamente impossibile emergere.

Viviamo in Italia un paese splendido quanto a cultura, arte e paesaggi: non credo sia difficile, ad esempio, scrivere delle guide o degli articoli sui luoghi da visitare, inserire una news relativa ad eventi, perlomeno di tanto in tanto, insomma produrre dei contenuti sul turismo!

Al limite, se proprio non si dispone di tempo o il budget è estremamente limitato, ci si può accordare con qualche blogger al fine di ripubblicare i suoi contenuti.

In estrema sintesi un sito turistico per aver successo deve dare l’impressione di essere in continuo aggiornamento e questo vale sia per gli utenti che per i motori di ricerca.

Grafica, Flash e navigabilità

In tutta onestà non mi sento di dire che chi utilizza Flash per siti turistici sbagli, tutt’altro. In fin dei conti è necessario colpire il potenziale cliente affinché effettui la prenotazione. Sbaglia, tuttavia, chi utilizza il solo Flash per realizzare un sito turistico.

Non mi dilungo su questo aspetto ne ho parlato in varie occasioni: un sito composto da un unico swf è indigesto ai motori e tale può risultare anche agli utenti. Utilizziamo Flash per le sole animazioni ponendo attenzione a scrivere del testo alternativo che specifichi il loro significato, operazione utile, oltre che per i motori, anche lato l’accessibilità.

Sulle pagine introduttive (entra, scegli lingua, animazione, ecc..) meglio dette splash page non credo servano molte parole: devono essere rimosse!

Immagini e fotografie

Le immagini sono fondamentali in un sito turistico: devono colpire positivamente l’utente e delimitare visivamente il prodotto venduto. Ricordiamolo sempre, l’obiettivo è la prenotazione o la vendita di un servizio turistico.

A livello grafico sembra importante:

  1. alternare fotografie panoramiche o comunque d’insieme ad altre relative al particolare;

  2. fotografare l’ambiente durante l’uso quotidiano, ad esempio un ristorante gremito, una piscina con ospiti e via dicendo. L’immagine, in questo modo, non risulta asetticamente preparata;

  3. per lo stesso motivo, per ciò che concerne la rappresentazione di camere e alloggi, sembra utile abbellire gli ambienti con composizioni di fiori, piatti per colazione, libri e altri elementi di uso quotidiano;

  4. se possibile, non inserire le immagini nude e crude, usare delle ombreggiature ai bordi, delle strutture contenitrici a sacchetto o, al limite, creare una cornice adeguata tramite css. Lo stacco tra foto e contenuto risulta meno accentuato e viene a crearsi maggiore armonia nella pagina;

  5. fotografare lo staff; ciò infonde fiducia nel potenziale cliente!

  6. iconizzare: è ormai universale l’uso di icone per rappresentare i servizi aggiuntivi offerti dalle strutture ricettive;

  7. dettagliare adeguatamente, tramite gallerie di immagini visualizzabili solo a richiesta dell’utente, gli stessi servizi aggiuntivi (piscina, piano bar, ristorante, ecc.);

Presentazione della struttura e navigabilità

L’obiettivo di un sito turistico è semplice: deve rappresentare una struttura ricettiva e deve alimentare l’ideale che quest’ultima sia la migliore in circolazione (poco importa se poi questo non sia vero). È evidente, pertanto, la necessità che vengano comunicati all’utente tutti gli aspetti positivi e i servizi a valore aggiunto disponibili. Allo scopo sembra utile stilare, tramite un elenco puntato, tutti i comfort, inserire una mappa dei vani, indicare i servizi aggiuntivi (quali il parcheggio, la piscina, il ristorante, ecc.) in armonia con il punto sei del paragrafo precedente. Per quel che rigurda la navigazione è necessario prestare la massima attenzione nella composizione dei titoli di pagina (in altro a sinistra nel browser). Questi devono contenere una descrizione accurata della pagina a cui afferiscono (ad esempio: “Le nostre camere”, “il nostro ristorante”, “Prenota on-line” e via di questo passo). Se il sito è disposto su più livelli possono risultare di pratica utilità i breadcrumb e menù a tendina posti orizzontalmente sotto l’header quale snodo per accedere alle varie sezioni del sito. Se necessario può risultare utile la creazione di un menù contestuale a destra o sinistra del corpo dei contenuti.
A livello SEO credo sia fondamentale, ancora più che per altre tipologie di siti web, l’uso di un efficace mod rewrite e l’utilizzo degli header H1,…,Hn per delimitare i titoli di pagina, paragrafo e sottoparagrafo.

Pagina prezzi

L’utente è fortemente interessato a conoscere il costo d’uso di una stuttura ricettiva. Dirò di più, molti utenti chiedono preventivi a più strutture contemporaneamente, di conseguenza è necessario predisporre una pagina prezzi con accuratezza, nella fattispecie:

  • inserire informazioni certe sul prezzo del prodotto/soggiorno/camera.
    Evitare pertanto di utilizzare range (da… a…) o definire il solo estremo inferiore (prezzi a partire da…). A mio avviso è imperativo essere onesti e affermare qualcosa del tipo: “la camera costa x euro” seguita da una tabella che associa un sovraprezzo per ogni servizio accessorio;

  • laddove possibile sembra efficace fare intendere al cliente che il prezzo venga modificato e aggiornato di continuo piuttosto che pubblicare, di anno in anno, una tabella che associ quest’ultimo alla stagione. Per esempio la sezione listino può essere delimitata da un titolo quale “I prezzi di oggi, ‘data’”. Dove per ‘data’ intendo la data del giorno, generata dinamicamente dal server web;

  • le pagine o le sezioni relative alle promozioni sono visitate da nove visitatori su dieci, di conseguenza deve sempre essere presente una qualche forma di sconto od offerta speciale. Il gift nel web funziona sempre (Google, del resto, ci ha costruito un impero!) quindi è opportuno offrire almeno un caffè ai clienti che accedono a quelle pagine. In caso contrario meglio eliminarle.

Pagina contatti

Tale pagina dovrebbe contenere tutti i riferimenti per contattare la struttura: telefono, fax e cellulare per le chiamate notturne; inoltre nomi e recapiti dei referenti di ogni settore. Dovrebe essere presente una mappa del luogo dotata di coordinate GPS unitamente alle indicazioni stradali per raggiungere la struttura da stazioni e aeroporti limitrofi. Utile, direi quasi indispensabile, la creazione di una copia di questa pagina in formato PDF che il cliente possa stampare ed utilizzare durante il viaggio.

Supporto dispositivi mobili

Credo che i tempi siano maturi; sembra necessario creare una versione del sito ottimizzata per dispositivi mobili; peraltro se usate un cms open source probabilmente esistono plugin ed estensioni che effettuano gran parte del lavoro.

Dare del tu o del voi

La risposta è semplice, dipende dal tipo di clientela. Presumo che esista una corrispondenza molto forte tra numero di stelle e formalità. Ergo se la struttura è una piccola pensione o un agriturismo meglio dare del tu.

Altro

Lo decidete voi!
Se vi saranno commenti interessanti andrò ad aggiungere altri punti a questo articolo.

Un anno e più di spunti

lunedì 21 aprile 2008

spunti.jpgÈ trascorso ormai più di un anno dalla pubblicazione del primo articolo di Ranked.it e, mi auguro, di aver mantenuto i propositi che mi ero posto.

Ho sempre pensato che nel web si possa avere successo solamente creando qualcosa di veramente innovativo o, in alternativa, migliorando notevolmente qualcosa che già esiste; così, a corollario, per ciò che concerne i blog, si può scrivere di qualcosa di originale o citare chi scrive qualcosa di originale apportando miglioramenti e definendo opportune riclassificazioni (offrendo, di fatto, un percorso di lettura più a misura di utente).
Personalmente credo di aver cercato di produrre contenuti originali e questo, consentitemi di dirlo, mi costa non poco in termini di impegno e tempo e spiega il numero ridotto di articoli pubblicati.

Ciò detto, ringrazio sentitamente tutti i lettori di questo blog e propongo altri quattro spunti che mi auguro risultino altrettanto interessanti!

Uso dei tag

Il tag o etichetta non è altro che un collegamento ipertestuale a pagine, sezioni, articoli che trattano dell’argomento specificato nell’etichetta stessa. Viene utilizzato in maniera massiccia nei blog, nei portali, nei siti social quale meccanismo di navigazione trasversale rispetto al tradizionale menù di navigazione.

Se vogliamo possiamo considerarlo una shortcut per effettuare una data ricerca: volendo, per esempio, individuare tutte le pagine che trattano di “scarpe sportive” possiamo indifferentemente digitale tale termine nel campo di ricerca del sito o selezionare, in maniera molto più rapida, l’omonimo tag.

Il sistema delle etichette è molto efficace e immagino che presto verrà utilizzato anche da sistemi software non web related.

Per i motori di ricerca il tag risulta un elemento di fondamentale importanza: permette di tracciare un percorso di scansione dei contenuti di un sito secondo logiche fortemente semantiche.

Ciò detto, io sono convinto che molti blog, siti e portali abusino di tale strumento: deprimano, cioè, la user experience anziché migliorarla.

Limitando l’analisi ai soli blog posso affermare che:

1. le categorie sono tag, soddisfano la definizione di cui sopra;

2. inserire in ogni articolo un tag troppo generico o che ripete pedissequamente l’etichetta della categoria rappresenta, a mio avviso, un grave errore: è un elemento ridondante e, a lungo andare, distoglie l’attenzione dai quei tag che, invece, rappresentano l’unico mezzo rapido per giungere ad un certo argomento;

3. la conseguenza è la seguente: in un articolo dovrebbero essere inseriti solo ed esclusivamente quei tag che garantiscono valore aggiunto e cioè quelli che permettono la navigazione trasversale verso risorse raggiungibili, in maniera tradizionale, con estremo dispendio di tempo;

4. L’efficacia di un tag è inversamente proporzionale al suo uso: se ogni articolo del blog contiene lo stesso tag evidentemente quest’ultimo perde di qualsiasi efficacia;

5. le nuvole di tag (tag cloud), a mio avviso, non garantiscono alcun valore aggiunto, creano dissonanza cognitiva (spesso mi imbatto in blocchi di link che si estendono per più di 500px in altezza!) e quindi tendono a confondere l’utente.

Aggiungo anche che sarebbe opportuno strutturare uno standard atto a definire la valenza di un tag (ad esempio attraverso l’uso di colori o altri segni distintivi). Potrebbe, infatti, essere molto efficace definire tipi di tag che afferiscono a interi livelli o macro aree di un sito web e altri, invece, a singoli argomenti o risorse (basterebbero due colori diversi, universalmente riconosciuti, per tipo di tag).

Concludo segnalandovi questa discussione su TPU che tratta proprio di questo argomento.

Il problema del padding con Internet Explorer 6

Internet Explorer 6 risulta a tutt’oggi uno tra i browser più utilizzati dall’utente medio. Credetemi sulla parola, nonostante non vi sottoponga statistiche di utilizzo, studi e proiezioni!

IE6 ha decine e decine di errori di interpretazione dei css e funziona, molto spesso, con logiche che vanno ben al di là degli standard W3C.

A questo riguardo sono costretto a far notare che molti siti web, blog e portali non considerano che, sotto certe condizioni, tale browser interpreta in maniera non corretta il padding di un box, specialmente quando il layout viene realizzato tramite float.

Lo spiacevole risultato è il seguente: la sidebar (la colonna laterale) del sito o del blog anziché disporsi a lato della colonna centrale, collassa e si pone sotto di essa, generando non poca confusione nell’utente.

Questo errore si verifica in numerosissimi siti web anche di importanza nazionale! Suggerisco quindi di progettare un sito considerando quale piattaforma di test quella utilizzata dall’utente medio e non la propria.

Se Microsoft vi ha “imposto” l’installazione di IE7 vi propongo una soluzione molto pratica per visualizzare pagine in “formato” IE6: installare Ie View, una semplice e gratuita extension di Firefox.

Un layout per landing page da testare

È un dato incontrovertibile, le landing strutturate sul modello americano (chilometri di testo, poche immagini, ripetute call to action e, in generale, scarsa attenzione all’aspetto estetico) convertono. Personalmente le trovo piuttosto sgradevoli; io, però, non faccio testo: sono – e non è un vanto – un super utente!

Mi sono spesso chiesto tuttavia se vi possano essere altri modelli di landing che garantiscano al web marketer di “ipnotizzare” l’utente e indurlo a selezionare il fatidico link “compra subito”!

A questo riguardo ho pensato ad una landing che si sviluppa in orizzontale: immaginate una serie di cartelloni pubblicitari che reclamizzano un certo prodotto, per spostarsi da un cartellone all’altro basta semplicemente un clic del mouse; il movimento viene realizzato tramite un javascript che permette di ottenere uno scroll morbido (viene quindi rispettato il principio universale secondo il quale l’utente non deve utilizzare la barra di scorrimento orizzontale del browser quando naviga). Da un’altra angolazione pensate a quattro o più pagine web affiancate tra loro, ciascuna dotate di testo, immagini e link che, tramite un gradevole effetto di scrolling, permettano di raggiungere le successive.

Qualche tempo fa ne ho creato un prototipo anche grazie al mio amico Marco Olivetti (potete scaricare liberamente codice ed esempio nel suo blog) che a breve verrà sottoposto ad un testing intensivo su Adwords.

Mi auguro che altri mi imitino sarebbe interessante raccogliere poi nei commenti o in un articolo ad hoc pareri, impressioni e risultati.

Captcha, la morte del form

Quasi quotidianamente rimpiango di non aver studiato archeologia! Se l’avessi fatto forse sarei in grado di decifrare certe sottospecie di geroglifici che taluni siti si ostinano a chiamare Captcha.

Lo so, è un meccanismo necessario per prevenire lo spam, ma questo non giustifica il fatto che, in alcuni casi, si sia raggiunto un tale livello di incomprensibilità che, per paradosso, il captcha è diventato l’elemento del form che più fa perdere tempo all’utente.

Pertanto, ogniqualvolta sono costretto a strizzare gli occhi davanti a immagini contenenti numeri distorti, semitrasparenti, circondati da fogliame o fauna di vario tipo, la tentazione di abbandonare la pagina web è molto, molto forte.

Pensate al celebre sistema di sharing Rapidshare: il capcha è composto da un serie di sette numeri – già di per sé incomprensibili -, ciascuno dei quali seguito da una figura stilizzata di cane o gatto. Il sistema chiede all’utente di inserire nel box di convalida solo i numeri associati alla figura di un animale o dell’altro. Siamo al ridicolo!

La lotta agli spam bot probabilmente impone soluzioni drastiche ma, se si continua di questo passo, oltre agli spammer soccomberanno anche gli user!

Alcuni siti ovviano all’inconveniente utilizzando captcha che sottopongono all’utente semplici addizioni. Non so se tale soluzione è praticabile dai siti di grandi dimensioni ma, se anche non lo è, resta il fatto che la direzione intrapresa è comunque del tutto errata.

Sottodomini non più assimilabili a domini indipendenti

sabato 8 dicembre 2007

sottodomini_google.gifSottodominio è un termine che viene, generalmente, utilizzato per definire, in maniera spicciola, un dominio di terzo livello.

Ad esempio, posto che io abbia registrato il dominio www.piante.it,
ho la titolarità di creare il sottodominio rose.piante.it, ma anche l’ulteriore sottodominio margherite.piante.it e via dicendo (e, in teoria, anche domini di quarto livello, di quinto, ecc.).

Dipende poi dall’hosting stabilire se tale attività debba essere remunerata o meno.

Tale pratica è sicuramente molto utile sia in ambito di Branding che, soprattutto, di Seo.

Pensiamo, ad esempio, ad una società che produce cosmetici: può essere molto efficace (ragioniamo anche sull’immediatezza del ricordo della url) la creazione di sottodomini del tipo store.cosmetici.it, supporto.cosmetici.it e via dicendo.

Allo stesso modo, nell’ambito del posizionamento nei motori di ricerca, può essere utile utilizzare i sottodomini per separare sezioni di un sito (quelle, ad esempio, in lingua straniera) e, al limite, per realizzare tecniche più o meno evolute di spam.

La realizzazione di un sottodominio è peraltro un’operazione molto semplice e soprattutto poco costosa: si crea una sottocartella e quindi le si assegna il nome a dominio di terzo livello (cpanel, addirittura, ne permette la creazione tramite un solo clic). Gli hosting, in media, ammettono che, in un dominio, possano insistere da 5 a 10 subdomain gratuiti, i successivi, poi, devono essere remunerati, ma in misura certamente minore rispetto alla registrazione di un nuovo dominio.

Ma come si comporta Google (e gli altri motori di ricerca) quando deve indicizzare un sottodominio? Google attualmente considera un sottodominio alla stregua di un dominio indipendente. Attenzione di un dominio indipendente, non di un sito indipendente!

Di conseguenza ogni sottodominio ha delle caratteristiche intrinseche che lo fanno apparire qualcosa di estraneo al sito di provenienza, ma in cui sono presenti ancora dei legami con il suddetto.

Nella fattispecie:

  • l’ip di provenienza è il medesimo (anche se ritengo che nulla vieterebbe di assegnare un ip esclusivo ad un sottodominio, ma verrebbe appunto meno la convenienza per la maggioranza dei titolari di un sito);
  • un sottodominio è la rappresentazione di una sottocartella, pur con caratteristiche particolari (spesso, peraltro, il sottodominio risulta accessibile sia come tale che come folder del sito; riprendendo l’esempio iniziale, potrei arrivare alle stesse pagine digitando nel browser sia www.piante.it/rose che rose.piante.it, senza un redirect adeguato);
  • a livello empirico si è dimostrato che la penalizzazione di un sito colpisce, indistintamente, tutti i suoi sottodomini (non ho però sufficienti testimonianze che mi aiutino a stabilire, in maniera incontrovertibile, se sia condizione necessaria e sufficiente un link tra dominio e sottodominio); viceversa la penalizzazione di un sottodominio, in genere, non arreca alcun danno al dominio di provenienza;
  • pur avendo un ciclo di vita similare a quello di un nuovo sito, la stretta correlazione con il dominio di provenienza gli consente di gestire in maniera più agevole le fasi di indicizzazione e di eventuale sandbox;
  • la trasmissione di Pagerank avviene, in genere, come per un qualsiasi nuovo sito: se dal sito principale non vi sono link al sottodominio non vi è, come dire, propagazione di Pr tra i due;
  • se il sottodominio è intimamente collegato al dominio di provenienza (in termini di struttura e gerarchia di link) esso verrà considerato alla stregua di una sottocartella;
  • alcuni osservazioni evidenziano che, se anche il sottodominio non dispone di backlink dal dominio principale, viene comunque indicizzato da Google (e qui ci troviamo di fronte ad un nonsense, in quanto Google afferma che se un sito non dispone di link non viene incluso nell’indice);
  • adsense e adwords, posti in un sottodominio, per la politica dello smart pricing, possono essere inficiati da una cattiva gestione dei medesimi nel dominio di provenienza (se, per fare un banale esempio, il dominio principale è poco tematizzato e quindi ottiene pochi Ads pertinenti, lo stesso trattamento subirà il sottodominio, che, magari, lo è ed in maniera eccellente);
  • non assecondano la regola del “massimo 2 risultati per serp”: ai sottodomini, in poche parole, non è applicato quel filtro che impedisce ad un sito di comparire in una serp per più di due volte (peraltro se i due risultati insistono nella medesima pagina della serp, sono accorpati al di là della loro reale posizione algoritmica).

Accorpamento dei risultati dello stesso sito in una serp da parte di Google

Ebbene proprio quest’ultima caratteristica ha determinato l’uso (e, spesso, l’abuso) dello strumento dei subdomain. Numerosi siti, infatti, hanno realizzato centinaia di sottodomini allo scopo di colonizzare completamente i risultati di una serp. Kiji di Ebay rappresenta, senza dubbio, l’esempio più rappresentativo.

Da quanto leggo negli atti del PubCon di Las Vegas, questa pratica forse non avrà più successo: Cutts ha affermato che, a breve termine, i sottodomini verranno declassati al rango di sottocartelle e asseconderanno la regola del 2!

Così, ad esempio, non dovrebbe più essere possibile individuare serp come la seguente. I primi due risultati dovrebbero sparire, cannibalizzati dai secondi due più attinenti alla chiave ricercata.

Con la nuova gestione dei sottodomini Google eliminerà tutti i risultati da uno stesso sito oltre i canonici 2

I siti che dispongono di Sitelinks risulteranno certamente meno penalizzati rispetto a quelli che non possiedono tale strumento. Tuttavia, a mio avviso, a fronte di una minima distorsione, si potranno ottenere serp più “pulite” e meritocratiche (considerate, ad esempio, il pattume presente in questa).

Ovviamente sta a Google stabilire quali e quanti siti possano non essere inficiati da tale filtro. Io sono dell’avviso che il filtro dovrebbe essere disattivato solo quando è universalmente manifesta l’utilità di ottenere più di due risultati afferenti allo stesso sito per serp, al di là del marchio e, soprattutto, del potere delle aziende a cui i domini appartengono.

A tale riguardo è importante sottolineare che questa modifica non riguarderà siti quali Blogspot o WordPress.com, lo stesso Google e, certamente, brand del calibro di Apple o Microsoft.