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SEO e Motori di Ricerca del futuro – PARTE PRIMA

domenica 8 luglio 2007

Introduzione

seo_motori_ricerca_futuro.jpg Negli ultimi mesi Google Inc. ha annunciato (e in parte implementato) numerose nuove funzionalità per il suo motore di ricerca: Universal Search, Ricerca Verticale dei risultati e Ricerca Personalizzata.

Credo vi siate resi conto che nutro un interesse quasi morboso per questi argomenti, soprattutto per l’ultimo. Ma, a torto, forse? Sono applicazioni che sconvolgeranno totalmente il modo di operare in ambito SEO!

Non mi riferisco, certamente, a quei surrogati di ricerca personalizzata che mostrano Google e compagnia in questi giorni, ma a quello che sarà visibile e utilizzabile fra qualche anno: una rivoluzione!
Immaginiamoci davanti al nostro computer fra qualche anno: ogni nostra ricerca differirà sensibilmente da quelle effettuate dai nostri colleghi, amici, connazionali.
Ma anche i nostri stessi risultati muteranno, a loro volta, da un luogo ad un altro e, ancora, verranno visualizzati (del resto già avviene) non solo link a siti web, ma anche a immagini, video, file musicali, mappe…

Date queste premesse lo scopo dell’articolo è quello di individuare un possibile scenario che descriva il SEO dei prossimi anni. Alcune delle implementazioni descritte sono già attive e quindi le mie sono previsioni piuttosto spicciole, lo ammetto. Ma ho tentato anche di spingermi oltre di immaginando come potrà essere il mio lavoro fra qualche anno.

Prima di iniziare, una precisazione: d’ora in avanti, forse impropriamente, considererò come personalizzate quelle serp che condividono le seguenti caratteristiche:

  • mostrano risultati che tengono conto delle ricerche precedenti effettuate da un utente;
  • mostrano risultati che tengono conto della posizione geografica dell’utente;

Ottimizzare per gli utenti, non per i motori

Da anni si sostiene l’importanza di un’ottimizzazione che tenga conto principalmente delle esigenze degli utenti e, solo quando abbia soddisfatto questo aspetto, possa, poi, considerare i motori. Spesso, per varie ragioni, questo principio è disatteso anche dai Seo più famosi e capaci.

Ma in futuro, quando le serp cambieranno di continuo, presumo sarà indispensabile concentrarsi, molto più di adesso, sull’effettiva utilità dei contenuti e sull’usabilità.

Pensiamo all’attività che sta alla base del posizionamento: l’individuazione delle keyword.
Oggi, generalmente il cliente propone un argomento ed il SEO effettua delle ricerche allo scopo di individuare una lista di chiavi a questo correlate sulle quali ottimizzare poi il sito. Presumo che non sarà più possibile operare in questa modalità!
Anzi, la campagna di posizionamento dovrà essere concepita in modo diametralmente opposto: sulla base dell’argomento prescelto, dovremo individuare un insieme di utenti che condividono esperienze e caratteristiche comuni e, solo al termine di questa operazione, potremo definire una lista di chiavi a questi correlate.
La fase di individuazione della tipologia di utente risulterà fondamentale. Si dovranno aggregare gli utenti per abitudini, per stili di vita, per appartenenza ad una data classe sociale e ad un certo ambiente lavorativo.

Chiariamo il concetto con un esempio: poniamo vi siano due individui che effettuino una stessa ricerca, ma mentre il primo è un medico, il secondo è un utente qualsiasi che vuole informarsi su una data patologia. A ricerca personalizzata attiva, i risultati saranno molto diversi sulla base della quantità di dati relativi a questi stessi utenti di cui il motore dispone. Per il professionista verranno mostrate serp tecniche, è un esperto del settore, vuole approfondire, vuole studiare, aggiornarsi.
L’utente comune, invece, è interessato a disquisizioni meno dotte, insomma a conoscere semplicemente le caratteristiche di una patologia.

Di conseguenza il SEO sarà costretto ad abbandonare una logica prettamente bidimensionale – chiave/posizione – in luogo di una tridimensionale che tenga conto di un ulteriore variabile: l’utente!.

Non sarà più possibile affermare che un sito è in prima posizione per una certa keyword, ma piuttosto che è in prima posizione per una certa chiave sulla base di una data percentuale di utenti.

Ricerca Universale

Da circa due mesi Google ha annunciato Universal Search, la presentazione dei risultati che elenca non solo collegamenti a siti web, ma anche a video, immagini, mappe, libri, ecc..

Onestamente tale modalità di visualizzazione delle serp non mi convince: credo che, attualmente, più del 95% degli utenti sia interessata a individuare, tramite una ricerca, solamente link a siti web e non ad altre risorse.

In futuro, però, le cose potrebbero cambiare radicalmente e quindi il SEO dovrà essere in grado di ottimizzare contenuti molto diversi da quelli elencati nelle serp attuali.
Ad esempio i contenuti video, attraverso trascrizioni ottimizzate dei dialoghi (almeno sino a quando gli algoritmi non saranno in grado di effettuare analisi vocali), tagging e via dicendo; ma anche i meta delle immagini (quelle informazioni specifiche che si ottengono, ad esempio in Windows, mediante la pressione del tasto destro sul file immagine e la selezione dell’opzione proprietà) a cui i motori presumo attribuiranno un peso specifico ben più elevato. Quindi file audio, mappe e via dicendo.

Verticalizzazione dei risultati

Il web cresce in maniera esponenziale ogni giorno: nuove pagine, nuovi siti, nuovi contenuti. All’aumentare della complessità informativa si rendono necessarie nuove attività di catalogazione e di distribuzione delle informazioni: il caro, vecchio concetto del Divide et Impera.

Ebbene a questo riguardo, già ora, Google e tutti gli altri motori stanno attuando in maniera sempre più massiccia la cosiddetta verticalizzazione dei risultati. Danny Sullivan la definisce ricerca specializzata: i siti e tutte le altre risorse vengono raggruppati per topic, ad esempio finanza, medicina, cucina, ecc..
Così, per effettuare una ricerca, dapprima si determina la sezione del motore afferente ad un dato topic (o si seleziona una macrocategoria o, ancora, si utilizza un’opzione di tipo “search within” all’interno di una serp) e quindi si digita la query ottenendo, ovviamente, risultati intimamente legati al tema prescelto.

Questo sistema, credo, risulterà di indubbia utilità per l’utente; un esempio può chiarire il concetto: digitando, in un motore di ricerca, il termine “safari” si ottengono, in testa alle serp, risultati afferenti al famoso browser di Apple. Risultati del tutto privi di utilità per un utente interessato ad informazioni sui “Safari in Africa”. Ecco, allora, che una ricerca specializzata a tema “viaggi e tempo libero” potrebbe eliminare i risultati non pertinenti in favore di quelli che realmente lo sono.

A questo riguardo il SEO, per sua sfortuna, dovrà applicarsi ancora più di oggi nella tematizzazione della pagina nelle sue componenti on page, ma anche e soprattutto in quelle off page. Dovrà essere posta molta più attenzione ai link in entrata, un numero considerevoli di questi non a tema potrebbe essere molto deleterio. I motori, probabilmente, presteranno molta più attenzione ai link in uscita, come a dire: “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.

Fine della prima parte

Nella seconda si tratterà di:

  • Analisi, test, feedback
  • Software di analisi del posizionamento, log e metriche
  • Fattori di Posizionamento
  • Varie
  • Sem e Seo
  • Lo spam
  • Conclusioni

In Rank we Trust

domenica 20 maggio 2007

Chiacchierata amichevole sul TrustRank

TrustRank di GoogleAmmetto di non essere una persona che si documenta sul mondo del Seo andando a spulciarsi tutti i forum italiani ed esteri, traducendo brevetti o conducendo decine di esperimenti.

In effetti il Posizionamento nei motori di ricerca non è la mia attività principale, ma solo un mezzo grazie al quale riesco a promuovere il mio lavoro; per questo motivo devo ammettere di non aver studiato approfonditamente il concetto di TrustRank.

Dispongo, tuttavia, di una valida giustificazione: il TrustRank è qualcosa di addirittura più intangibile del PageRank, indicatore che per molti corrisponde semplicemente alla lunghezza della famosa barretta verde, ma che, in effetti, è tutt’altro!

Non essendo né un matematico, né tantomeno un programmatore, cerco di  usare la logica, la deduzione ed il buon senso per tentare di individuare il funzionamento dei vari algoritmi dei motori di ricerca.

Così ho operato per il concetto di Trust. Credo che il termine sia sinonimo di affidabilità. Per analizzarlo potrebbe essere utile utilizzare un’analogia con il mondo che ci circonda.

Siamo esposti quotidianamente ad quantità impressionante di informazioni, spesso discordanti tra loro; il nostro compito, a conti fatti, è quello di interpretarle secondo le nostre capacità e finalità. Per far questo, ricorriamo a diverse strategie euristiche, una delle quali è quella di assegnare una certa affidabilità alle fonti di informazione che nel passato per merito, o per convenzione, si siano rivelate degne di possedere tale qualità. Di conseguenza, tendiamo ad attribuire maggior rilevanza alle notizie del TG1 rispetto a quelle di uno scalcinato magazine di un’emittente locale.

Al di là della precisione del principio su cui si basano queste scorciatoie cognitive, è interessante notare che, anche nel marketing, si ponga l’accento sull’universo di marche conosciute dal consumatore, il quale le classifica secondo gradi di importanza: ad esempio, se devo comprare degli spaghetti, richiamerò alla mente prima i prodotti Barilla, poi quelli di Voiello e così via.

E dovessi trovarmi di fronte a due descrizioni contrastanti di un medesimo evento tenderò a ritenere più valida quella fornita dalla fonte più affidabile.

Io credo che il concetto del Trust Rank sia esattamente questo:  se il mio sito è linkato da pizza e fichi, il motore  pensa una cosa, ma se è linkato da un sito che il motore riconosce come fonte autorevole, allora penserà di me tutto il bene possibile.

Mi è capitato, tempo fa, di ricevere un link da un sito che era direttamente linkato dal sito di un prestigioso quotidiano americano. Bene, in poco tempo il mio sito ha scalato serp anche abbastanza competitive ed è aumentato, di conseguenza, anche il numero di visitatori.

Questo mi ha fortemente persuaso, qualora ve ne fosse la necessità, che non solo il TR esiste, ma che, probabilmente, conta un bel po’ più del PR. Aggiungo anche che, invariabilmente, le fonti che Google avrà scelto per attribuirgli il massimo grado di Trust saranno sicuramente siti a PR elevato. Di conseguenza, un link da un sito con forte Trust porta con sé vantaggi sia in termini di PR che di TR. Gli effetti di quest’ultima variabile sono molto più marcati di quanto si possa pensare.

In poche parole penso che Google si comporti proprio come noi quando deve analizzare e riordinare l’enorme mole di dati che ha a disposizione: prima passa in rassegna il singolo sito web, poi va a controllare cosa ne “pensano i suoi siti amici”.

A questo punto arrivo ad un’ulteriore considerazione riguardo l’attributo nofollow: se Google ha scelto alcuni siti a cui attribuire il massimo grado di Trust e dai quali propagarlo a cascata, come si comporterà quando in uno o più di questi ultimi viene adottato l’attributo nofollow? In prima istanza potrebbe ignorare il link, ma allora verrebbe mancare la diffusione del Trust su cui gli ingegneri di Mountain View tanto confidano; oppure potrebbe navigare comunque il link, attribuendogli Trust ma non PR, ma questo mi pare poco probabile; o, ancora, potrebbe semplicemente  seguire il link ignorando l’istruzione nofollow.

Non ho mai compiuto esperimenti in merito, ma, con la sola deduzione, arrivo alla conclusione che questo attributo di cui molto si discute, sia realmente inefficace ed inefficiente. Se Google dovesse rispettarlo incorrerebbe in una grossa perdita nel caso in cui i siti coinvolti siano dotati di un elevato Trust. Se, come credo, non dovesse invece rispettarlo allora sarebbe totalmente inutile la sua applicazione!

Per concludere voglio sottolineare che, con l’introduzione del TrustRank, Google ha compiuto una svolta. Il suo utilizzo garantisce un po’ di umanità al pensiero logico e iperrazionale degli algoritmi del motore californiano e, soprattutto, porta benefici ulteriori a quelle che considero essere le serp più affidabili del web.

Questo articolo è stato scritto dal mio amico Marek Dimitrovic.

Il meraviglioso mondo del PR

martedì 24 aprile 2007

Il pagerank di GooglePrendo spunto da questo post su TPU per condurre una breve analisi sul celebre, e per molti famigerato, Page Rank di Google.

Parto da una semplice considerazione: i Seo sono decisamente vittime delle mode. Ogni sei mesi ne nasce una nuova: lo scambio link a tutti i costi, il periodo delle directory, dei commenti spammosi su blog e forum, sino ad arrivare alle recensioni e ai comunicati stampa, e così via.

In effetti il SEO è, senza dubbio, un lavoro difficile, senza alcun punto di riferimento, non si conoscono regole e metodi certi, serve intuito, esperienza e, in ogni caso, c’è un contratto da onorare. E quindi ogni giorno una nuova gara, una nuova strategia per ottenere velocemente link verso il proprio sito.

Link che, se in numero sufficiente, possono aumentare il famoso PageRank e la rilevanza del sito agli occhi di Dr. Google, signore e padrone delle nostre vite sul web, l’unico in grado di decretare il successo o la rovina di un sito.

Ultimamente, sembra incredibile, come sottolinea giustamente Fabio Dell’Orto, si sta diffondendo la moda di trascurare il PR, e sui forum e i blog di mezzo mondo si possono trovare commenti il cui contenuto si può riassumere con queste proposizioni: “Il PR non conta niente”, “Lasciate perdere sto PR e concentratevi sui contenuti”, “Ormai il PR è morto, dovete occuparvi di migliorare il Trust Rank”.

Del resto si è pure radicata la credenza che lo scambio link reciproco non porti nessun vantaggio, anzi alcuni sostengono sia pure penalizzante…

Io non sono d’accordo con nessuna di queste affermazioni, a mio avviso il PR conta non molto ma moltissimo, ed è ancora uno dei cardini di un buon posizionamento.

Certamente qualcosa è cambiato negli ultimi tempi: gli ingegneri di Google hanno maturato la consapevolezza che il Pagerank presenta diverse lacune di carattere “semantico” (come precisa Ryan Giggs 79: “lo so che Google è ancora un motore lessicale, non vi preoccupate!”).

Analizziamo nel dettaglio il concetto: Google ha basato il suo successo e la validità delle sue Serp sul concetto arcinoto della rilevanza dei siti web: ad esempio, ponendo esistano due siti che parlano di pomodori verdi fritti, quale dei due deve primeggiare nelle serp? Semplice! Viene classificato per primo quello che ha più link, deve essere valido per forza di cose se in molti decidono di citarlo.

Questa è il cardine del ragionamento di Google, ed è secondo me la base immutabile a cui ogni Seo deve sempre far riferimento quando inizia a fare i suoi ragionamenti su PR, TR e compagnia bella.

Col tempo, gli algoritmi si sono raffinati, hanno iniziato a valutare le anchor con cui un sito veniva linkato, e il PR veniva pesato, nel senso che ovviamente un link da un sito a PR elevato portava al sito un vantaggio molto più significativo rispetto ad un link a basso PR.

Ed in effetti, fino a poco tempo fa avere un sito a PR 6 o magari 7 poteva fare le gioie e le ricchezze di un qualsiasi webmaster. Sul forum di TPU hanno scritto la seguente frase: “fino a poco tempo fa pensavo che se uno aveva un dominio a pr7 bastava che pubblicasse la sua lista della spesa per apparire primo con qualsiasi chiave. Oggi penso che se lo facesse apparirebbe primo solo con quella che Google pensa sia la sua lista della spesa….” che racchiude tutto il mio pensiero.

Le migliorie apportate da Google al suo algoritmo, hanno portato a pensare che sia inaccettabile che un sito “forte” possa dominare anche le serp in cui, a rigor di logica, non dovrebbe comparire.

Di conseguenza, è stato sviluppato un meccanismo che cerca di “comprendere” il tema di un sito, in modo tale da posizionarlo in maniera congrua nelle serp appropriate escludendolo dalle altre.

Se ci soffermiamo ad analizzare l’applicazione Google Sitemaps, ad esempio, possiamo verificare che Google “interpreti” il nostro sito: ci propone un insieme di chiavi che, a suo avviso, sono ad esso correlate.

Se utilizzate anche AdWords, non vi sarà sfuggito come, al momento della selezione delle parole chiave da “acquistare”, Google stesso faccia una veloce scansione del sito da promuovere e presenti di sua spontanea iniziativa un elenco di key che potrebbero risultarci utili nella nostra campagna, elenco tratto, mi preme ripeterlo, dall’analisi del nostro sito.

Il motore quindi è ancora lessicale, ma si iniziano ad intravedere dei principi semantici, e sono sicuro che questa “idea” che Google si è fatto del nostro sito ce la riproponga anche nelle sue Serp.

La conseguenza naturale di tutto ciò è che un sito a PR alto comanderà nelle Serp collegate all’argomento di cui il sito parla, ma non riuscirà ad ottenere lo stesso successo su più Serp.

In pratica, “se Google pensa che il mio sito parla di banane, tutto il peso del mio PR 5 si abbatterà come uno strale sul povero sito di banane con pr4, ma non farà un baffo al sito di kiwi con pr3″.

E’ questa nuova attribuzione di significato ai siti web, con conseguente riordino delle Serp, che ha indotto in equivoco tutti i Seo che hanno subito iniziare a parlar male del PR e a dichiararne la morte prematura, mentre invece il PR conta e conterà sempre tantissimo, perché sta proprio alla base stessa della struttura di Google, che nel tempo sarà sempre più efficiente e performante, ma si reggerà sempre sul numero e la qualità dei link, elementi per cui è nato e su cui ha fondato il suo successo.

Questo articolo è stato scritto dal mio amico Marek Dimitrovic.